Covid, a Sinopoli 15 positivi: «Si valuta la zona rossa»

Antonio Belcastro della task force della Regione Calabria annuncia che probabilmente si procederà a chiudere l’intero comune al di sotto dei 2mila abitanti che ieri ha registrato ben 15 nuovi casi positivi

CATANZARO «Stanotte sono stati processati i tamponi dei migranti che sono arrivati ieri sera (152 a Roccella Jonica nda), già nel primo 50% abbiamo 2 positivi ma quello che preoccupa è sopratutto che in un Comune della provincia di Reggio Calabria, con meno di 2mila abitanti, siamo già a 15 positivi. Quindi d’accordo col dipartimento di prevenzione di quell’Asp si sta valutando la zona rossa». L’annuncio è di Antonio Belcastro, della task force della Regione Calabria contro il coronavirus. Il Comune che con ogni probabilità si avvia alla chiusura quale misura di contenimento del focolaio è Sinopoli, sul versante tirrenico.
«Bisogna continuare a essere molto attenti – ha affermato Belcastro intervenendo stamattina al Tgr – la situazione attualmente è gestibile e sotto controllo però è preoccupante il fatto che soprattutto in altre regioni anche limitrofe la situazione sta precipitando. In queste altre regioni, per esempio la Campania, siamo tornati ai livelli di marzo-aprile. Il focolaio di Rota Greca è abbastanza circoscritto ad un nucleo familiare e questo ci fa ben sperare. Sia i dipartimenti di prevenzione sia i nostri sanitari negli ospedali sono bravi, i primi a circoscrivere e spegnere questi focolai, i secondi a curare bene i pazienti quando dovessero arrivare in ospedale».


LA SITUAZIONE AD OGGI IN CALABRIA In totale dall’inizio della pandemia sono stati effettuati 209.086 tamponi su 206.980 soggetti, i 2.063 di differenza sono i tamponi ripetuti ai positivi già noti per i quali si doveva verificare se nel frattempo si fossero negativizzati. Attualmente sono attivi 575 casi, ovvero i positivi in Calabria, dei quali solo 38 sono ricoverati in ospedale, 36 in malattie infettive e 2 in terapia intensiva, mentre 537 sono in isolamento domiciliare.
«Ciò dimostra – spiega Belcastro – che non c’è un sovraccarico negli ospedali ma ci sono molti asintomatici da curare a domicilio sui quali bisogna stare attenti e i dipartimenti di prevenzione fanno una sorveglianza sanitaria quotidiana, almeno due volte al giorno, per evitare che possano complicarsi e arrivare in ospedale».
Nelle ultime due settimane in Calabria abbiamo avuto 245 casi:  «In valore assoluto – commenta Belcastro – sembrano tanti, però siamo in linea con le altre regioni, siamo fra le più basse come valore assoluto, meglio di noi sono solo Valle d’Aosta, Molise e Basilicata,  ma hanno una popolazione di gran lunga inferiore. Se li rapportiamo ai centomila abitanti, che è un dato più oggettivo, siamo quelli che andiamo meglio, abbiamo 12 positivi ogni centomila abitanti, la media nazionale è 40, l’allerta sale a 60, ci sono regioni con 82».
GLI ASINTOMATICI «Non bisogna illuderci – avverte Belcastro – non bisogna far finta che la malattia sia passata, che il covid non ci sia più, solo perché non ci sono i sintomi. Purtroppo gli asintomatici sono un’arma a doppio taglio. Va bene che non hanno sintomi, non devono essere curati in ospedale, non sono pazienti gravi, però potrebbero essere infettanti, contagiosi e quindi la loro asintomaticità potrebbe portare a una diffusione del virus perché trascurata, sottaciuta, sommersa».
LA MOVIDA, CONTROLLI E SANZIONI I più recalcitranti al distanziamento restano gli habitué della movida, i giovani, a loro Belcastro indirizza un messaggio: «La scuola è un luogo paradossalmente più sicuro rispetto alla modiva e ai raduni pubblici e privati. Evitiamo la movida, evitiamo i raduni sia pubblici sia in case private. Rispettiamo le tre regole fondamentali: igienizzazione delle mani, mantenimento del distanziamento interpersonale, usare soprattutto la mascherina. La mascherina finora ci ha salvati in Calabria, ci ha permesso di non avere quei numeri importanti che hanno altre regioni. Purtroppo le regole senza le sanzioni da noi non funzionano quindi sono auspicabili maggiori controlli ma anche qualche sanzione non guasterebbe per far desistere da questi comportamenti che non sono assolutamente responsabili e che potrebbero portare, magari non i giovani, ma i genitori e i nonni dei giovani in ospedale. Stiamo molto attenti perché il rischio è grosso».





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