Il genetista calabrese Novelli ricercatore degli anticorpi anti Covid. «La cura Trump è la svolta»

L’ex rettore dell’Università Tor Vergata è convinto che che la validazione del farmaco potrebbe giungere a breve, «è possibile anche entro la fine dell’anno»

CORIGLIANO ROSSANO «Gli anticorpi sintetici sono una speranza per tutti e la cura al presidente degli Stati Uniti è una svolta».
Il genetista rossanese Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università Tor Vergata di Roma fino al 2019 è convinto che gli anticorpi monoclonali rappresentino la svolta nella lotta al virus Sars-Cov-2. In una intervista rilasciata al Messaggero, il celebre cattedratico riferisce come anche l’Italia sia «molto avanti» con questo genere di ricerca. E che gli anticorpi monoclonali siano stati somministrati «a Trump dimostra quanto, negli Stati Uniti, siano convinti della bontà dei risultati della sperimentazione del prodotto elaborato da Regeneron».
Il genetista è fra gli autori di uno studio sugli anticorpi monoclonali sintetici, in collaborazione con l’Università di Toronto, con una ricerca finanziata  dalla Regione Lazio per due milioni di euro.
La somministrazione di un cocktail di due anticorpi monoclonali al presidente americano certifica, secondo Novelli, che anche gli studi italiani da lui diretti sono sulla strada giusta. «Negli Usa esiste la possibilità di utilizzare terapie sperimentali, un po’ come da noi si consente un farmaco per “uso compassionevole”. Se la Fda (la Food and drug administration) ha dato l’autorizzazione, significa che i dati della sperimentazione resi disponibili sono molti convincenti» spiega al Messaggero Giuseppe Novelli. Lo studio «ha interessato 2.000 pazienti, su due bracci: sui sintomatici che non avevano ancora sviluppato gli anticorpi la risposta è stata molto, molto buona. Lo è stata meno sugli altri, ma è normale perché vi può essere una sorta di competizione tra anticorpi naturali e quelli sintetici. Ovviamente il protocollo, per Trump, prevede anche Remdesivir e vitamina D, gli unici due strumenti su cui c’è evidenza clinica di buona efficacia».
Il professore Novelli rivela poi l’azione degli anticorpi monoclonali sintetici. «Per capirci, il Remdesivir agisce contro la replica del virus, i monoclonali impediscono che il virus entri. È semplice: i monoclonali sono farmaci intelligenti, efficienti e potenti disegnati dall’uomo. Riconoscono un target, un obiettivo, una parte a cui si attaccano. Il virus usa una chiave per entrare e questi anticorpi si attaccano a un pezzo di quella chiave, che si chiama Rbd. Se tu blocchi quella chiave, non entra più nella serratura. Il principio è questo. Perciò è importante utilizzare il farmaco in una fase iniziale. O anche di profilassi, perché ti protegge. Non a lungo, ma comunque per un mese o un mese e mezzo. Immagini l’utilità in una Rsa o una nave da crociera». Inoltre riproducono in modo artificiale gli anticorpi dell’uomo «solo che in questo caso sai quali sono, quanti ne somministri, dove vai a colpire. Quelli prodotti in modo naturale dall’uomo non sempre riescono a colpire con la stessa efficacia».
L’ex rettore di Tor Vergata è ottimista anche per la validazione di questo farmaco che potrebbe giungere a breve, «è possibile anche entro la fine dell’anno. Se è stato iniettato a Trump, un po’ di dosi le hanno già disponibili. Il cocktail di due anticorpi monoclonali di Regeneron è il progetto in una fase più avanzata, ma è già a uno stadio significativo, sempre negli Stati Uniti, quello di un’altra multinazionale, Lilly».
Al Policlinico Tor Vergata Novelli collabora con l’Università di Toronto. «Premetto – ha dichiarato ancora al Messaggero – in Italia vi sono almeno tre gruppi di ricerca che hanno identificato tre molecole di anticorpi molto promettenti. Sono efficienti e neutralizzanti. Alcuni anticorpi monoclonali usano i globuli bianchi dei pazienti. Noi, invece, puntiamo su quelli sintetici, attingendo a una sorta di libreria che esiste a Toronto. Una delle più ricche librerie di anticorpi monoclonali al mondo. Al computer identifichi il target che vuoi colpire e con quello vai a cercare l’anticorpo. Siamo un team di italiani, canadesi e statunitensi. Abbiamo isolato l’anticorpo e lo abbiamo testato in vitro sia allo Spallanzani sia a St. Louis. Ora ci manca la produzione. Quando avremo il prodotto infialato, inizieremo la sperimentazione. Per questo è molto importante l’investimento della Regione Lazio, possiamo avviare un piccolo lotto di produzione per la sperimentazione allo Spallanzani». (lu.la.)





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