Fino a 600 giorni per un esame. Le liste d’attesa impossibili nella Calabria del Covid

All’Asp di Cosenza il «debito reale pare che si aggiri o superi il miliardo di euro» e servono anche «654 giorni per un elettrocardiogramma» mentre è altissimo il ricorso alle strutture convenzionate private. I macchinari diagnostici (quasi) inutilizzati ad Acri e Cetraro. Il viaggio di Tv7 nel servizio sanitario regionale. Nel prossimo triennio mancheranno da 1.400 a 1.700 specialisti

LAMEZIA TERME Le attese per una visita specialistica, gravate dagli effetti collaterali del coronavirus, in Calabria si sono dilatate da mesi ad anni. E mentre per il Friuli Venezia Giulia saranno assegnati 10 milioni di euro – 500 per tutta Italia – che serviranno a pagare le visite nei week end, gli straordinari dei medici e del personale infermieristico, dall’altra parte d’Italia, in Calabria, le attese aumenteranno nonostante i 15 milioni stanziati per ridurre i tempi di un esame specialistico.

Mimma Iannello, presidente di Federconsumatori Calabria, intervenuta nel corso dell’ultima puntata di Tv7, l’approfondimento del Tg1, denuncia 694 giorni di attesa, all’Azienda provinciale di Cosenza, per un elettrocardiogramma. Nell’Asp vibonese si passa da oltre 464 giorni per un esame a Tropea a 5-600 nelle aree interne.
«Le Asp hanno recepito il piano per lo smaltimento delle liste d’attesa, ma come altra cosa a cui stiamo assistendo in questo lungo periodo di commissariamento della sanità calabrese, molta programmazione rimane sulla carta», dice ancora.
In Calabria la sanità è commissaria da oltre dieci anni e il piano per tagliare le liste d’attesa non è operativo. Per toccarlo con mano è sufficiente recarsi agli uffici dell’Asp di Catanzaro a Lamezia Terme.

Tv7 manda in onda anche le testimonianze degli utenti. C’è chi rivela di essere in attesa, con un enfisema polmonare, da marzo, chi lamenta la mancata applicazione delle esenzioni a causa delle gravi patologie, chi si rivolge ai servizi a pagamento perché «è impossibile utilizzare la sanità pubblica».
«Sono in attesa da due anni per una mammografia ed ancora aspetto una chiamata», ribadisce una signora. I pazienti oncologici spesso si rivolgono alle associazioni di volontari che raccolgono le loro istanze. Vincenzo Nania della Federazione Italiana Associazioni Volontariato Oncologia della Calabria precisa come le liste d’attesa siano «chiuse e non si può prenotare. Da prima dell’estate il malato oncologico non riesce a prenotare un esame e quelli che ricevono risposte le avranno a febbraio o marzo prossimi».
E per toccare ulteriormente con mano lo stato di “salute” della sanità in Calabria, la trasmissione riprende la telefonata di un utente, Luana Maurotti dell’Associazione Calma per i malati autoimmuni Calabria, colpita da una malattia autoimmune, per la quale non vi è una cura specifica, malattia che la mette a rischio ogni giorno. Le terapie si adeguano volta per volta all’avanzare della malattia che necessita, quindi, di esami frequenti. Al momento della prenotazione per una risonanza magnetica alla colonna vertebrale, la risposta dell’ufficio prenotazioni suona così: «Può farla a Germaneto ma a febbraio», fra cinque mesi.
In Calabria – si sottolinea durante la trasmissione – ogni anno vengono spesi più di 380 milioni di euro per le cure fuori regione mentre all’intero dei confini è altissimo il ricorso alle strutture convenzionate private, pagate dal pubblico. Soldi che vanno ad aggiungersi al «debito miliardario» che da dieci anni ormai, pesa sui bilanci della sanità regionale. Tv7 racconta la storia della clinica privata di Catanzaro finita sotto inchiesta per truffa aggravata e frode in pubbliche forniture. Si indaga per 10 milioni di euro di prestazioni non eseguite. Sotto indagine anche il responsabile dell’Azienda sanitaria che avrebbe dovuto controllare l’operato della clinica: casi come questi in Calabria, negli ultimi anni, se ne contano a decine.
Fausto Sposato, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della Calabria racconta che «molte prestazioni vengono dirottate verso la sanità privata». Riferisce di lavorare all’ospedale di Acri dove vi è un reparto di Radiologia «messo bene dal punto di vista strumentale ma con le Tac e la Risonanza magnetica ferme da mesi perché non ci sono radiologi in pianta organica».

All’ospedale di Cetraro c’è una Tac da 375 slides – ce ne sono cinque in tutta Europa – che lavora al 30% del potenziale a causa della penuria di risorse umane. Sempre a Cetraro, qualche mese fa, era stato allestito un reparto Covid oggi dismesso e lasciato deserto in attesa di riconversione. Vincenzo Cesareo, direttore sanitario degli ospedali di Cetraro, Paola e Praia a Mare sottolinea lo «spreco di tenere questi locali chiusi e inutilizzati. Non bisogna fuggire da quello che è il problema primordiale, ovvero il bilancio. Questa azienda sanitaria non ne approva dal 2018 ed il debito reale pare che si aggiri o superi il miliardo di euro».
Intanto il governo ha destinato 15 milioni di euro alla Calabria per lo smaltimento delle liste d’attesa, ma il personale è rimasto quello di prima, specialisti compresi. Filippo Maria Larussa, medico e segretario dell’Anaao Calabria – l’associazione dei medici dirigenti – ritiene che nel prossimo triennio mancheranno in Calabria dai 1.400 ai 1.700 specialisti. «È evidente che se all’1 ottobre non sono stati assunti medici e infermieri, dedicati alle riduzioni delle liste d’attesa, buona parte di quei 15 milioni potrebbero restare in gran parte inutilizzati».
Insomma, la fotografia della sanità calabrese scattata dall’approfondimento del Tg1 è quella che è, e sembra aver varcato ormai da tempo il punto di non ritorno. In attesa, ovviamente, del prossimo commissario dopo le dimissioni di Cotticelli.





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