Capitano Ultimo: «Da assessore continuo a combattere come feci da carabiniere»

Sergio De Caprio racconta l’inchiesta “sfiorata” sul Consip e di come a gioirne «non fu solo la famiglia Renzi». Poi spiega: «Siamo stati semplicemente annientati e perseguitati in maniera indegna»

Ultimo De Caprio

ROMA «Siamo stati semplicemente annientati, spazzati via. Con la gioia di tutti, evidentemente, non solo della famiglia Renzi». Così il capitano Ultimo, Sergio De Caprio – il comandante dei carabinieri che arrestò Totò Riina – in un’intervista su Il Fatto Quotidiano parla dell’inchiesta (“sfiorata”) su Consip, partendo dalle prime indagini a Milano a fine anni ’80 fino ad ora, momenti che saranno al centro di una mini-serie.
Com’ è stata la sua uscita dall’Aise, il servizio segreto militare?
«È stata un atto di responsabilità immensa da parte mia e dei carabinieri che stavano insieme a me, per tutelare l’agenzia, cioè i servizi segreti e l’Arma dei carabinieri, per toglierla da manipolazioni di lobby o partitini o partitoni. È stata una mia scelta, per togliere dalle polemiche settori importanti dello Stato come i servizi e l’Arma dei carabinieri».
Com’è stato poi il rientro dall’Aise ai carabinieri?
«Siamo stati semplicemente annientati e perseguitati in maniera indegna. Non è stato un buon ritorno. Le persone praticano il potere, lo hanno praticato in maniera distruttiva verso 20 carabinieri. Spero che siano felici e si sentano realizzati di avere annientato e cancellato 20 grandi combattenti. Ho avuto modo di vedere – continua – che esistono delle lobby e degli altissimi funzionari che non servono il Paese, ma si servono del Paese. Sono feccia». Ora, da assessore all’Ambiente in Calabria
«Continuo a combattere esattamente come facevo da carabiniere. Cerco di progettare i territori e il futuro insieme alle comunità, ascoltando e cercando di sostenere i loro sogni, rivendicando il valore dell’autodeterminazione delle comunità e cercando di impedire a chiunque, ‘ndrangheta o lobby, di manipolare le legittime aspirazioni a dignità, uguaglianza, fratellanza”. “Continuerò ancora per i pochi mesi che rimangono a fare l’assessore all’Ambiente – conclude – poi tornerò a essere il niente da cui provengo. Sulla strada, sempre accanto ai più deboli. Io mi definisco un combattente. Resto un carabiniere e morirò carabiniere».





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