“Terremoto” nell’Udc, Fedele se ne va: è polemica con Talarico

L’addio dopo la nomina di due nuovi vicesegretari regionali. Il leader del partito calabrese: «Rammaricato dalle parole di Gigi»

REGGIO CALABRIA Addii e tensione in casa Udc. Com’era prevedibile, la nomina di due nuovi vicesegretari regionali dello Scudocrociato calabrese – il capogruppo a Palazzo Campanella Giuseppe Graziano e Paolo Arilotta – ha “terremotato” il partito, inducendo l’ex vice coordinatore regionale Gigi Fedele a lasciare in aperta polemica con il leader nazionale Lorenzo Cesa e soprattutto con il segretario regionale Franco Talarico.

FEDELE: «PERCHE’ VADO VIA» «In due anni, abbiamo resuscitato un morto, l’Udc non esisteva più ma insieme al lavoro certosino fatto con tanti amici che hanno dato il loro prezioso apporto, abbiamo contribuito alla rinascita del partito», afferma Fedele, che aggiunge: «Nelle ultime elezioni regionali ci eravamo riusciti eleggendo due consiglieri e ottenendo un assessore. Dopo queste elezioni però, abbiamo più volte manifestato al segretario nazionale Cesa il malessere presente che arriva da più parti della Calabria, abbiamo richiesto maggiore attenzione nei riguardi di chi ha lavorato senza sosta alla rinascita dell’Udc. Purtroppo, non siamo stati ascoltati eppure, al leader nazionale non potevano sfuggire i risultati raggiunti dall’Unione di Centro nelle altre Regioni d’Italia dove il partito è quasi scomparso». Secondo Fedele «il segretario nazionale non ha nemmeno preso in considerazione la serie di sconfitte che, in questi ultimi 5 anni, il coordinatore regionale ha registrato su tutto il territorio, insuccessi però premiati a discapito di tutti coloro che hanno contribuito e portato risultati positivi al partito. Prendo atto che l’Udc in Calabria ruoti intorno ad una sola persona e questo non credo sia giusto. Quindi, dopo una breve ma intensa avventura, lascio l’Unione di Centro dove credo di aver dato il mio contributo facendo risorgere un partito quasi scomparso sul territorio. Ricordiamo che a Reggio Calabria nelle ultime Amministrative, abbiamo preso l’11% senza dimenticare il lavoro fatto anche nelle altre province calabresi. Senza nessuna polemica, lascio l’Udc  a chi saprà fare meglio di me e potrà dare al partito un altro futuro anche se ho qualche dubbio» .
LA REPLICA DI TALARICO Piccata la replica di Franco Talarico, che esprime – dice – «davvero tutto il mio rammarico per le parole utilizzate da chi, arrivato da poco nel nostro partito, è stato accolto con grande disponibilità, anche in virtù dell’antico rapporto di amicizia che ci lega, e ha avuto a disposizione ruoli di primo piano. Appena due anni fa Luigi Fedele è stato candidato capolista alla Camera nel collegio plurinominale di Reggio Calabria, quindi utile a una possibile elezione, e ha poi ricoperto il ruolo di vicesegretario regionale». Il segretario dell’Udc calabrese, assessore regionale al Bilancio, evidenzia che «insieme al segretario nazionale Lorenzo Cesa abbiamo voluto riorganizzare l’Udc in Calabria e a Reggio. Dopo l’ottimo risultato ottenuto alle ultime elezioni regionali, quando il partito ha raggiunto l’11% in riva allo Stretto, alle ultime Comunali non è stata neanche presentata la lista. È stato dunque – prosegue Talarico – assolutamente necessario, così come condiviso con Cesa e gli altri esponenti dell’Udc, procedere ad un riassetto sul territorio della Città Metropolitana. Non si poteva lasciare proseguire una dinamica in cui il confronto politico è stato sostituito dalle ambizioni personali o da rivendicazioni territoriali. In questi mesi saremo chiamati a un grande sforzo e a un grande senso di responsabilità in un momento storico così complicato e tenere viva l’eredità politica e morale che ci ha lasciato la governatrice Jole Santelli purtroppo scomparsa prematuramente, ma che in pochi mesi ha dato la dimostrazione che per la nostra regione esiste una speranza e che il buon governo è possibile». Talarico conclude: «L’Udc del resto negli ultimi 20 anni in Calabria ha avuto sempre risultati importantissimi e superiori a quelli avuti in altre Regioni italiane, spesso anche a due cifre. Forse per questo c’è fiducia in chi, con grande coerenza e linearità anche nei momenti difficili, l’ha rappresentata. Non mi pare, dunque, che nessuno abbia potuto resuscitare un partito che è sempre stato vivo e vegeto. Forse è vero il contrario: l’Udc ha resuscitato qualcuno che era rimasto fuori dal palcoscenico politico»

 

 





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