Vigilanza in Regione, la replica di Sicurtransport: «Accuse calunniose e strumentali»

Il gruppo replica alla nota diffusa nei giorni scorsi da CSA-CISAL sull’avvio della cassa integrazione del servizio di vigilanza della Regione Calabria

In merito alla nota diffusa nei giorni scorsi da CSA-CISAL sull’avvio della cassa integrazione del servizio di vigilanza della Regione Calabria (QUI LA NOTIZIA), riceviamo e pubblichiamo la risposta del gruppo Sicurtransport Spa: 

«Siamo rimasti molto stupiti dell’articolo pubblicato il 25 ottobre, in cui veniva riportato un comunicato della CSA-CISAL – da noi giudicato assolutamente denigratorio – in merito al servizio di vigilanza affidato dalla Regione Calabria al RTI Sicurtransport Spa e La Torpedine Srl. Raramente abbiamo notato, nella nostra decennale attività svolta in tutta Italia, una faziosità così evidente. Nel comunicato viene citata una nota, definita addirittura “vibrante” e che denotava “qualcosa che non andava”, inviata dal RUP della Regione alla nostra società, in cui ci viene chiesta la consueta documentazione relativa ai dipendenti impiegati nei vari servizi. Ebbene tale richiesta è assolutamente normale. Infatti gli articoli 14 e 15 del Capitolato di appalto prevedono che l’appaltatore (in questo caso la Regione) controlli che siano applicate tutte le condizioni normative e retributive previste e che le società aggiudicatarie (in questo caso Sicurtransport e Torpedine) forniscano i relativi atti. Pertanto la richiesta della documentazione da noi ricevuta è una prassi consueta. E, diversamente da quanto subdolamente adombrato da CSA-CISAL, la Sicurtransport ha sempre adempiuto agli obblighi di informazione nei confronti della Regione. Molte delle nostre GPG (Guardie particolari giurate) in servizio presso la Regione hanno svolto ore di straordinario oltre le 40 ore settimanali per sopperire ad esigenze di servizio (sostituzione di personale assente, cambi turno, ecc). Anche questa circostanza, che dal comunicato sembra essere anomala e denotare chissà quale violazione di legge, è pienamente conforme al CCNL.
Questo di certo non ha suscitato alcuna “vibrante” reazione da parte del RUP. E men che meno dovrebbe suscitare fantasiose proteste da parte di un’organizzazione sindacale che, si presume, conosca le normative del mondo del lavoro e della vigilanza privata in particolare. Peraltro, sempre secondo l’articolo 14 del Capitolato, eventuali inadempienze “devono essere accertate o segnalate dall’Ispettorato del Lavoro” che provvederà di conseguenza. Ma nessuna comunicazione è mai pervenuta a Sicurtransport da parte del competente ITL. Evidentemente l’applicazione del CCNL, dell’orario di lavoro e del pagamento delle retribuzioni e dei contributi
previdenziali ed assicurativi è pienamente regolare. Anche le accuse sull’utilizzo della Cassa integrazione sono incredibilmente false. Secondo CSACISAL, poiché la Regione non ha ridotto l’attività, Sicurtransport non aveva diritto a chiedere la Cassa integrazione per i propri lavoratori e pertanto scatterebbe la verifica dell’INPS. Trattandosi di un sindacato minore e non firmatario del CCNL, CSA-CISAL evidentemente non sa che l’accesso alla cassa integrazione in deroga è stato concordato e richiesto per tutto il personale in forza alla Sicurtransport dopo gli esami congiunti effettuati con i Segretari Nazionali di categoria di CGIL,
CISL, UIL e UGL, loro sì firmatarie del CCNL. Sicurtransport, com’è noto, ha molti clienti, oltre la Regione Calabria, svolge servizio di trasporto valori e di vigilanza armata in più regioni e ha oltre 750 dipendenti. A causa della notevole contrazione delle commesse e del fatturato verificatasi a seguito della pandemia da COVID-19, si è richiesto l’accesso alla cassa integrazione in deroga per tutto il personale (e non già solo per quello utilizzato nell’appalto con la Regione Calabria) con rotazione del personale, per ragioni di solidarietà fra tutti i dipendenti, così che ci fosse un trattamento uguale per tutti. Sembra quasi che CSA-CISAL avesse preferito tutelare solo un ristretto gruppo di dipendenti piuttosto che tutti.
Il fatto che l’appalto con la Regione Calabria non abbia subito riduzione di ore di servizio e, quindi, di fatturato nulla dimostra, trattandosi di uno dei tanti servizi gestiti dalla nostra società. E peraltro secondo l’art.3 del DM n.2679/2010 una GPG non ha assegnata una postazione lavorativa fissa, ma può svolgere indifferentemente, salvo settori specifici, servizio presso clienti diversi, anche a rotazione. Pertanto anche i dipendenti in servizio alla Regione, come tutti quelli di Sicurtransport, sono stati oggetto della cassa integrazione, senza alcuna anomalia. Concludendo, riteniamo che CSA-CISAL, nei cui confronti agiremo nelle competenti sedi giudiziarie, è riuscita nell’obiettivo di non azzeccare neanche un elemento veritiero nel suo lungo comunicato. Appare assai curioso che tale sigla sindacale perda tempo a scrivere falsità sul servizio alla Regione mentre si sia “dimenticata”, senza prendere alcuna iniziativa sindacale e/o dare informazioni agli organi di stampa, della gravissima chiusura per fallimento di alcuni istituti di vigilanza del catanzarese, che hanno lasciato a casa centinaia di guardie giurate cui non erano stati neppure versati i contributi previdenziali. La CSA-CISAL si è prodigata ad esprimere le proprie malevoli insinuazioni gettando discredito sulla nostra società che invece, pur senza avere alcun obbligo di legge, ha assorbito dall’Istituto di Vigilanza Notturno e Diurno di Catanzaro e dall’Istituto di Vigilanza Notturna di Crotone oltre 120 GPG che avevano perso il lavoro e da mesi erano privi dello stipendio. Insomma, noi abbiamo tutelato i lavoratori e siamo felici di aver dato un futuro a 120 famiglie. Altri, invece, preferiscono girarsi dall’altro lato senza svolgere il loro ruolo sindacale. Non ci aspettiamo necessariamente un “grazie”, ma di certo non accettiamo falsità sul nostro operato. Chiediamo, pertanto, di ripristinare la verità dei fatti raccontata ai cittadini, evitando che nel futuro ci siano affermazioni calunniose senza che queste vengano verificate prima di essere diffuse o senza checi sia la richiesta di doverosi chiarimenti ai diretti interessati».





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