Emergenza Covid, la Regione prova a rispondere – LE MISURE

La riprogrammazione delle risorse del Por Calabria, deliberata dalla Giunta regionale, libera 500 milioni di euro che sarebbero andati perduti a causa dei ritardi accumulati dalla Regione. Tenteranno di aiutare imprese e cittadini a resistere. Ma a pesare sul buon esito della missione resta il fattore tempo

di Roberto De Santo
CATANZARO Sono cinque le voci che assorbiranno i 500 milioni di euro scaturiti dalla riprogrammazione dei fondi del Programma operativo 2014-2020. In particolare 340 milioni proverranno dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fers) mentre la restante parte – pari cioè a 160 milioni – sarà attinta dalle risorse del Fondo sociale europeo (Fse). Una massa di risorse che la giunta regionale calabrese – dopo la delibera adottata nella seduta del 26 ottobre scorso – destinerà per finanziare il “Coronavirus response investiment initiative”, cioè il sistema introdotto dai Regolamenti dell’Unione europea per rispondere all’emergenza imposta dal diffondersi della pandemia nel Continente. Dicevamo cinque le aree che la Giunta – con questa presa d’atto, nocciolo della delibera – intende adesso sostenere: emergenza sanitaria, istruzione e formazione, attività economiche, lavoro e sociale. Per ogni area d’intervento la Giunta propone misure specifiche.
Entrando nello specifico della riprogrammazione che dovrà poi essere approvata dal Consiglio regionale, emerge che le due voci grosse di spesa contemplate sono attinenti le attività economiche e l’emergenza sanitaria. Questi capitolo assorbiranno rispettivamente 180 e 140 milioni di euro. Cospicuo anche il finanziamento previsto per sostenere il lavoro: nella proposta vengono destinati 100 milioni di euro. Infine 45 milioni serviranno a finanziare misure destinate all’istruzione e formazione e 35 milioni per iniziative a sfondo sociale.
Una decisione – questa adottata dalla Calabria tesa sì a rispondere (seppur in ritardo) alla crisi economico-sociale ma anche dell’apparato sanitario scatenata dal diffondersi dell’epidemia da coronavirus nella nostra regione – ma dovuta anche alla necessità di salvare il salvabile di quelle risorse comunitarie che diversamente sarebbero andate perdute: si tratta in questo caso di somme appunto stanziate dall’Europa per creare le condizioni di crescita economica, sociale e occupazione in Calabria, che la Regione non è stata in grado di utilizzare nei termini previsti dal cronoprogramma del Por. O comunque a grande rischio dispersione per inutilizzo. Inoltre questa riprogrammazione è dettata anche alla necessità di far fronte alle minore risorse di cofinanziamento decise del Governo per sostenere alcune misure che facevano parte del pacchetto di misure già inserite nel Programma operativo regionale. In questo caso il taglio è stato pari ad oltre 118,4 milioni di euro.
Ma nell’ottica di fare di necessità virtù – approfittando anche della decisione dell’Unione europea di procedere al cofinanziamento a totale carico delle casse di Bruxelles di alcune misure – la giunta ha così varato quella che è una delle maggiori riprogrammazioni di risorse della storia della Programmazione operativa regionale. Visto che interessa oltre il 22% dell’intera dotazione delle risorse destinate alla Calabria dal Por.

EMERGENZA SANITARIA Al capitolo destinato alle strutture sanitarie – in prima linea sul fronte del contrasto alla diffusione del Coronavirus -, la riprogrammazione ha destinato una dotazione di 140 milioni di euro. Con queste risorse la Regione conta di finanziare le spese sostenute per l’acquisto di apparecchiature e materiali sanitari da parte sia di centrali di committenza nazionali (dipartimento della Protezione civile, Consip e struttura commissariale della Sanità) sia da centrali regionali. Si tratta dell’acquisto di materiale che dovrà essere messo nella disponibilità del territorio regionale per fronteggiare l’emergenza. Sempre in questo ambito sono previsti soldi per finanziare l’assunzione di personale dipendente dal Servizio sanitario nazionale così come per rafforzare le reti e i presidi territoriali per la salute e la realizzazione di piattaforme e sistemi informatici tesi a contrastare l’emergenza.

ATTIVITÀ ECONOMICHE Per alleviare la crisi economica scaturita dell’emergenza Covid, la riprogrammazione prevede 180 milioni da destinare a misure specifiche a favore del sistema produttivo calabrese. Si tratta per lo più di meccanismi tesi a istituire o rafforzare il Fondo centrale di garanzia per il finanziamento di misure per il sostegno al capitale circolante. In altre parole per restituire liquidità alle imprese colpite dal Covid. Ma anche risorse per sostenere la moratoria dei debiti delle aziende e per la concessione di prestiti a lungo termine a tassi agevolati. Come anche misure per rafforzare strumenti finanziari regionali della imprese che hanno difficoltà di accesso al credito ordinario derivanti dall’emergenza Coronavirus. Una misura che, se ben attivata, potrebbe rispondere alle critiche lanciate da molti imprenditori che non sono riusciti ad accedere a quelle iniziative di finanziamento a tasso agevolato per la rigidità di quel meccanismo già messo in atto dal Governo e anche dalla Regione. Inoltre in questo capitolo di spesa ci sono anche risorse per sovvenzionare misure a fondo perduto a favore di imprese e lavoratori autonomi.

LAVORO Sotto la voce del sostegno all’occupazione, la riprogrammazione proposta dalla Giunta Regionale prevede 100 milioni di euro. Con questa dotazione, saranno finanziate misure, tra le altre, tese al sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e a strumenti di conciliazione tra lavoro, formazione e cura dei minori. Altre risorse sono state previste per favorire lo sviluppo dello smart working nelle aziende e coprire le indennità di tirocinio. Si tratta insomma di misure che mirano a mantenere in vita il livello occupazionale già decisamente eroso dalle crisi economiche precedenti a cui l’ultima emergenza rischia di dare il colpo di grazia decisivo.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE Sono previsti dalla riprogrammazione 45 milioni destinati a potenziare il sistema scolastico e formativo calabrese i cui limiti – storici per la verità – sono esplosi con la diffusione dell’epidemia. Con queste somme, nelle intenzioni della Giunta regionale, si dovrebbe finanziare l’acquisto di beni e attrezzature per gli istituti scolastici e per gli altri beneficiari tesi a superare il divario digitale tanto presente nella nostra regione, visto che risulta ultima in Italia proprio sotto questo aspetto. Ma anche la formazione professionale di docenti e lavoratori. Così come finanziamenti sono contemplati per misure atte ad adeguare strutture e competenze nel mondo della scuola e delle istituzioni formative regionali.

SETTORE SOCIALE Nella riprogrammazione adottata dalla Giunta ci sono anche 35 milioni da destinare a misure tese a ridurre il disagio sociale delle fasce più deboli della popolazione la cui condizione si è aggravata proprio a seguito dell’esplosione della pandemia. In questo capitolo di spesa, l’esecutivo conta di finanziare inoltre iniziative proposte dagli operatori del Terzo Settore a favore dei calabresi meno fortunati. Saranno infine finanziati gli aiuti alimentari diretti ai Comuni di medio-piccole dimensioni dove il disagio sociale è più evidente.

I SETTORI CHE PERDONO RISORSE Ma la riprogrammazione di risorse del Por Calabria presenta ovviamente un risvolto negativo. Infatti le somme contemplate dalla delibera della Giunta regionale per rispondere all’emergenza coronavirus, come è nell’accezione del termine, non sono risorse aggiuntive, bensì la riallocazione da un capitolo ad un altro di spesa delle iniziative precedentemente programmate per consentire alla Calabria di recuperare il Gap economico-sociale con il resto del Paese e delle altre regioni europee. Così i settori che perdono risorse da questa rivisitazione di risorse – messa in piedi dalla Giunta regionale – sono diversi. Ed in particolare la voce che risente di minori entrate è quella che era destinata a finanziare opere infrastrutturali che non presentavano impegni e obbligazioni giuridicamente vincolanti. In altre parole sono le opere che non sono state ancora finanziate a causa dei ritardi accumulati dalla macchina burocratica della Regione. Sotto questo capitolo vengono definanziate risorse pari a 143 milioni di euro. Qui la Regione punta a recuperare questi finanziamenti attraverso la copertura offerta dal Fondo di sviluppo e coesione (Fsc). Così come 137,8 milioni di euro deriveranno dal definanziamento della strategia urbana di sviluppo sostenibile – in particolare dalle Aree urbani minori (83,2 milioni) – e in parte dalla Strategia delle aree interne (54,6 milioni). Anche qui la Regione conta di trovare copertura attraverso il Fsc 2014-2020. Ci sono poi 135,7 milioni di euro che si rendono disponibili azzerando altre misure previste nella precedente programmazione come ulteriori somme derivano da una riallocazione di risorse pari a 83,5 milioni all’interno dell’Asse 3 del Por Calabria.
Dunque una sorta di partita di giro che da un verso segue il criterio di risposta all’emergenza Coronavirus, dall’altra a quella di salvare risorse che diversamente sarebbero ritornate a Bruxelles. Ma il problema vero che non viene risolto da questa riprogrammazione resta completamente in piedi: il sistema per accelerare quelle procedure che finora hanno rallentato la macchina degli aiuti a cittadini ed imprese stretti dall’emergenza Coronavirus. Un particolare per nulla secondario visto che sul fattore tempo si gioca la partita più importante per far sopravvivere sia il sistema produttivo calabrese sia per garantire risposte rapide alla rete di assistenza e cure mediche rese drammaticamente urgenti dall’accelerazione della diffusione del virus in Calabria. (r.desanto@corriere.it)





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