Coronavirus, timori per la Calabria: scenario da lockdown

Sono 11 le regioni classificate a rischio elevato. Tra queste, cinque sono considerate a rischio alto a titolo precauzionale. Ci sono anche Bolzano, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte

ROMA Sono 11 le regioni classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata di SARSCoV-2 e 4 regioni (Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte) più la provincia di Bolzano sono nello scenario 4. Delle 11 regioni, 5 sono considerate a rischio alto a titolo precauzionale ma il dato non è attendibile perché la sorveglianza è insufficiente al momento della valutazione. Altre 8 Regioni e Province autonome sono classificate a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Quelle a rischio alto sono l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, la Toscana, la Valle d’Aosta e il Veneto. La notizia battuta dall’Ansa nel pomeriggio di venerdì lascia intravedere uno scenario preoccupante per la Calabria, finora considerata una delle regioni meno a rischio sul piano dei contagi.

IL MONITORAGGIO SETTIMANALE «Siamo in una situazione compatibile con lo scenario 3 verso lo scenario 4», sintetizza il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro presentando il monitoraggio settimanale che indica la capacità di trasmissione del virus, l’Rt, a 1.70, invita i governatori a valutare «tempestive restrizioni» e fotografa una situazione in «rapido peggioramento». In alcune regioni, ha sottolineato, lo scenario 4, quello da allarme rosso, è stato raggiunto «con rischio di tenuta dei servizi sanitari nel breve periodo». Inoltre «si osserva una sempre maggiore difficoltà a reperire dati completi a causa del grave sovraccarico dei servizi territoriali» e «questo potrebbe portare a sottostimare la velocità di trasmissione» in alcune aree. Le raccomandazioni sono nette: «È necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari». E l’Istituto superiore di sanità ritiene anche «fondamentale» che «la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie». Insomma: «Rimanere a casa il più possibile». Alle Regioni e alle Province autonome va invece l’invito «a realizzare una continua analisi del rischio, anche a livello sub-regionale», ma soprattutto a «considerare un tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio e sulla base delle linee di indirizzo».

COS’È LO SCENARIO 4 Lo scenario 4 è un situazione i contagi crescono rapidamente, il tracciamento salta, quindi non si riconosce più l’origine dei focolai, e il sistema sanitario è in sovraccarico, con il rischio che ceda in un periodo non lungo. Inoltre nello scenario 4 «appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità». In questa situazione si può arrivare al lockdown a livello provinciale, regionale o nazionale, deciso in base ai dati locali e nazionali.





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