Abbazia di Corazzo, sindaco “costretto” a chiedere l’accesso agli atti

Dalla Regione, intanto, chiedono anche la ri-approvazione del progetto mentre nelle scorse settimane i rendering del progetto hanno sollevato molti dubbi. Al recupero si accompagnerebbe una evidente “modifica” dello stato attuale dell’Abbazia

di Danilo Monteleone
LAMEZIA TERME Sull’intervento di restauro e “recupero funzionale” dei ruderi dell’antica e monumentale Abbazia di Corazzo ci sono tre notizie, singolarmente significative ma che nel complesso iniziano a definire i contorni di una vicenda che ha suscitato non poche preoccupazioni.
Iniziamo dalla prima. Nei giorni scorsi i Carabinieri si sarebbero recati al Comune di Carlopoli, i militari dell’arma istituzionalmente dediti alla tutela del Patrimonio culturale avrebbero acquisito documenti che riguardano anche l’area dove si trovano i ruderi di Corazzo.
La seconda notizia riguarda invece una comunicazione formale partita dalla Regione. Per i dirigenti del Dipartimento Istruzione e Cultura il progetto trasmesso dal Comune di Carlopoli il 21 ottobre scorso non va bene. La contestazione riguarda le spese generali e la necessità, dunque, di riformulare il quadro economico del progetto.
Ma dalla Regione chiedono anche la ri-approvazione del progetto e la trasmissione “di ogni utile documentazione relativa ad autorizzazioni, pareri o prescrizioni, prevista dalle norme vigenti e rilasciata dai competenti organi/enti, per la realizzazione dell’intervento”.

L’ACCESSO AGLI ATTI  La terza notizia è, forse, la più singolare di tutte, non foss’altro perché rischia di essere più unica che rara. Sebbene con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (il cosiddetto Testo Unico sugli Enti Locali) sia stato attuato il principio della separazione tra politica ed amministrazione non c’è dubbio che i dirigenti comunali – per quanto dotati di autonomia – debbano comunque far riferimento agli atti di indirizzo espressi degli organi politici che per esprimerli, “ça va sans dire”, devono ovviamente conoscere i procedimenti in atto. Ed al Comune di Carlopoli, per conoscere il procedimento relativo all’Abbazia, il Sindaco è stato costretto a formulare una specifica richiesta di accesso agli atti preannunciando, in caso di esito negativo, un esposto all’autorità giudiziaria. Di sicuro una circostanza insolita.

VICENDA KAFKIANA Dai documenti e da alcuni elaborati che il Corriere della Calabria è stato in grado di visionare possiamo però anche aggiungere qualche ulteriore dettaglio ad una vicenda che ha assunto profili dal sapore kafkiano.
Tra il Comune di Carlopoli e la Soprintendenza “Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Catanzaro, Cosenza e Crotone” esiste un “Accordo di Cooperazione” con il quale viene garantito solo il supporto tecnico al Responsabile Unico del Procedimento; il progetto invece è stato realizzato da un tecnico interno alla pubblica amministrazione. Nelle scorse settimane i rendering del progetto hanno sollevato molti dubbi ed altre immagini contenute negli elaborati sembrano confermare il profilo di un intervento “pesante”, al recupero insomma si accompagnerebbe una evidente “modifica” dello stato attuale dell’Abbazia.
Se le scelte siano o meno quelle giuste ovviamente non sta a noi dirlo, ma tutto suggerisce che forse per Corazzo e per il percorso individuato siano necessari degli approfondimenti; d’altro canto di tempo sembra essercene anche considerato il fatto che dopo la firma della convenzione tra Comune e Regione (luglio 2019) e dell’accordo con la Soprintendenza (novembre 2019) a Carlopoli il 2020 è stato un anno segnato da una sorprendente velocità.
A tappe forzate e nonostante il lockdown il procedimento è stato tempisticamente serrato fino al 14 settembre, data nella quale viene trasmesso il progetto definitivo-esecutivo che la Giunta comunale ha approvato il 17 settembre, tre giorni prima delle elezioni comunali.





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