Lamezia, Sos Covid e sanità. All’ospedale pazienti “accolti” da degrado e rifiuti – VIDEO E FOTO

Mentre in città sale vertiginosamente il numero dei casi positivi al coronavirus, l’ospedale lametino si presenta in condizioni di preoccupante degrado. Tra immondizia, cumuli di rifiuti e fogna a cielo aperto sono ancora troppe le criticità. L’appello: «Si provveda alla pulizia e alla sanificazione dei luoghi»

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME
Come in una morsa ogni giorno sempre più stretta, l’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia si ritrova a fare i conti con una emergenza sempre più opprimente. I segnali che arrivano dal nosocomio lametino sono allarmanti e al tempo stesso inquietanti se a questi si aggiungono gli effetti di una pandemia da coronavirus che, a queste latitudini, sta facendo registrare numeri molto più elevati rispetto alla prima ondata della scorsa primavera.

EMERGENZA CONTAGI È da settimane che si susseguono, uno dopo l’altro, nuovi casi di contagio da Covid-19 che stanno interessando diversi reparti. Da Ginecologia a Rianimazione, gli ultimi aggiornamenti parlano di almeno 9 casi totali. Numeri che rappresentano solo la punta di un iceberg, profondo e ingombrante, così come il Corriere della Calabria aveva descritto nei giorni scorsi (QUI LA NOTIZIA), puntando i riflettori in particolar modo sul Pronto soccorso e la mancanza, ormai cronica, di personale. E mentre i vertici regionali discutono se e come poter ospitare proprio qui a Lamezia i pazienti affetti da coronavirus provenienti da Catanzaro, a lasciare perplessi sono le condizioni in cui si trova attualmente l’ospedale lametino.

DEGRADO E ABBANDONO Da un lato ci sono le carenze organizzative accentuate e moltiplicate esponenzialmente dall’emergenza coronavirus in atto, dall’altro, invece, è il degrado ad imperversare. Le foto scattate e i video girati all’esterno del “Giovanni Paolo II” di Lamezia restituiscono un’immagine inquietante, a maggior ragione se si parla di un ospedale al centro della Piana che dovrebbe servire diverse decine di magliaia di pazienti. Tra i frame e gli scatti è pressoché impossibile scorgere aspetti positivi, tutt’altro: rifiuti abbandonati nei pressi dell’ingresso e negli spazi verdi circostanti, così come sono numerosi gli accumuli di materiale dismesso qua e là. E poi il “solito” lungo corso di acque reflue che scorre perimetralmente in un canale che costeggia l’ospedale e che nel tempo si è trasformato in una vera fogna a cielo aperto. L’aspetto, e la sostanza, appaiono davvero poco rassicuranti al punto da mettere in dubbio anche le reali condizioni di sicurezza dell’ospedale lametino. Già perché altre evidenti criticità si possono notare nel piazzale dell’ingresso del Pronto soccorso e nell’area antistante la tenda pre-triage, sistemata nei mesi scorsi per fronteggiare l’emergenza Covid in città: rifiuti abbandonati e il solito sostanziale degrado. Lecito, dunque, interrogarsi sui livelli di sicurezza garantiti ai pazienti, accolti nel nosocomio lametino in una situazione evidentemente drammatica e carente dal punto di vista igienico.

SCARSA SICUREZZA L’ambiente che circonda l’ospedale di Lamezia non può così lasciare indifferenti. Una situazione ormai cronicizzata nel corso degli ultimi anni e sulla quale, più volte, anche il Corriere della Calabria ha acceso i riflettori (QUI LA NOTIZIA). E l’emergenza di questi mesi, non può certo servire da parafulmine contro le critiche di una gestione – a partire dai vertici dell’Asp catanzarese commissariata – non esente da responsabilità.

LA DENUNCIA «Oltre al personale che manca, il percorso Covid-19 inadeguato e la scarsa sicurezza degli ingressi aperti 24 ore su 24 – scrive l’Associazione Malati cronici e Italia Nostra – preoccupa anche la scarsa igiene e il pericolo dei rifiuti». E poi l’appello: «Il direttore sanitario del presidio Antonio Gallucci provveda con effetto immediato alla pulizia e alla sanificazione dei luoghi dove è richiesto ma intervenga anche il commissario dell’Asp Latella perché si renda conto in che situazione è stato ridotto il nostro nosocomio». (redazione@corrierecal.it)





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