Abramo Customer Care in crisi, chiesto il concordato. A rischio oltre 3mila posti di lavoro

Nuove nubi incombono sul futuro dell’azienda calabrese di call center. I contenuti e le caratteristiche dell’accordo saranno definiti nelle prossime settimane ma, al momento, non sarebbero a rischio le retribuzioni dei dipendenti. I sindacati: «La situazione rischia di prendere una piega non prevedibile»

Cal center Calabria

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Dalla riorganizzazione aziendale al rischio chiusura. È sempre più incerto il destino dell’Abramo Customer Care. L’azienda leader del settore delle telecomunicazioni e call center in Calabria ha infatti presentato istanza di concordato preventivo in continuità. Una decisione assunta con l’obiettivo di preservare, appunto, la continuità aziendale, garantendo nel frattempo la regolarità del pagamento delle retribuzioni per tutti i dipendenti.

IL CONCORDATO Nonostante le rassicurazioni dell’azienda, all’orizzonte per i lavoratori e la Calabria, si sta per aprire un nuovo scenario inquietante e che potrebbe avere delle ripercussioni considerevoli sul tessuto economico ed occupazionale della nostra regione. Una situazione di estrema incertezza, e che sarà delineata solo nel corso delle prossime settimane. Nel frattempo, però, è necessario che l’azienda – numeri alla mano – mantenga la continuità operativa, così come previsto dal concordato.

SETTORE IN CRISI Quello delle telecomunicazioni e dei call center, sebbene sia considerato ai margini dell’economia regionale, rappresenta al contrario un settore spesso cruciale per le sorti economiche calabresi. Solo la Abramo Customer Care, ad esempio, occupa poco più di 3.200 lavoratori. Giovani e famiglie la cui sorte, ora, è letteralmente appesa ad un filo. Ancora una volta. Il giro d’affari delle imprese del settore è milionario per un “mosaico” di società in grado di coprire territorialmente gran parte della Calabria attraverso sedi centrali e distaccate. Si tratta, però, di un settore economico ed occupazionale fortemente volubile, spesso sensibile alle dinamiche politiche ma capace ugualmente di fornire alti livelli occupazionali dove mancano le alternative concrete.

IL CASO ABRAMO  Il percorso della Abramo Customer Care negli ultimi anni si è fatto sempre più complesso. Dopo il “caso” Lamezia scoppiato poco più di un anno fa (QUI LA NOTIZIA) e la definitiva chiusura della sede dell’area industriale ex-Sir, a settembre è stato il mancato rinnovo della commessa “060606” a mettere in discussione l’impiego di 107 lavoratori dell’Abramo Customer Care. Sul tavolo ci sono poi altre crisi passate presenti e il ridimensionamento occupazionale perpetrato nel corso degli ultimi anni.
Una nube nerissima incombe sulle teste dei lavoratori della Abramo Customer Care, con la consapevolezza che le prossime settimane saranno cruciali per il destino di migliaia di lavoratori.

I SINDACATI «Lo scenario in cui l’Azienda versa a distanza di un mese circa dalla presentazione del Piano Industriale avvenuto il 29 settembre sembra essere tutto stravolto. Abramo Customer Care riconduce tutte le responsabilità di questa rocambolesco cambiamento ad un dietro-front da parte delle banche e della finanza che hanno, a suo dire, abbandonato il progetto nelle ultime settimane». È quanto affermano, in un comunicato ufficiale, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil. «Questa notizia che porta con se fortissime preoccupazioni si aggiunge all’impossibilità palesata la settimana scorsa da parte di ABRAMO Customer Care di pagare le spettanze relative alle competenze di Settembre entro i tempi dovuti, effettuando il pagamento del 70% dello stipendio. L’avvio della istanza di concordato rappresenta il culmine di un insieme di incertezze sul futuro, che a partire da Gennaio scorso, hanno visto generare forti preoccupazioni tra i lavoratori. La situazione rischia di prendere una piega non prevedibile». «Per questi delicati ed importanti motivi – scrivono – le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, fortemente preoccupate per la continuità occupazionale di oltre 3mila lavoratori tra Lazio, Calabria e Sicilia, onde evitare di ripercorrere film già visti nel settore, si attiveranno presso il Ministero del Lavoro per l’apertura di un tavolo di crisi che, attraverso il coinvolgimento delle committenze, traguardi un percorso che metta in sicurezza l’intero perimetro occupazionale». «Lavoratrici e lavoratori – concludono i sindacati – che hanno operato con serietà e professionalità per anni, dimostrando la loro abnegazione anche in piena pandemia, meritano non solo il giusto riconoscimento economico per il lavoro svolto, ma di ritrovare la giusta serenità e tranquillità lavorativa». (redazione@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto