Cosenza, l’Asp lavora ad un centro di coordinamento Covid. E la Fimmg lamenta i “nulli” rapporti con l’Usca

Audita in commissione sanità a Palazzo dei Bruzi il commissario dell’Asp di Cosenza, Cinzia Bettellini. “Entro una settimana a Rossano arriverà uno strumento per processare circa 300 tamponi molecolari”. Si lavora a reclutare personale sanitario

Cosenza Usca

di Michele Presta
COSENZA
L’Asp di Cosenza corre ai ripari. Non ci sono solo i problemi di natura medica da risolvere ma anche quelli amministrativi. Per questo il commissario dell’Asp di Cosenza, Cinzia Betellini nel corso di una riunione di commissione sanità al comune di Cosenza ha annunciato che si sta lavorando alla creazione di una centrale operativa che lavorerà come quella dell’emergenza di 118. “I numeri esponenziali di questi giorni ci hanno spinto ad accelerare la creazione di questo centro – spiega -. In base ai numeri che abbiamo nella nostra provincia riteniamo che debba essere operativo sette giorni su sette per dodici ore”. Da questo centro, dovranno essere smistate non solo le richieste di intervento da parte dei cittadini che hanno i sintomi tipici del covid o temono di essere entrati in contatto con persone positive, ma anche per quanto riguarda la comunicazione con i sindaci e i medici di base. Il corto circuito definitivo si è verificato nei giorni scorsi quando, l’Asp ha comunicato che la tabella epidemiologica comune per comune non sarebbe stata più comunicata. Quel lavoro certosino fatto nella prima ondata del contagio è venuto meno a causa dei numeri palesemente più grandi oltre che dell’evolversi delle modalità con cui si possono fare i test, non più nella sola disposizione delle strutture pubbliche.

IL PROBLEMA DELLE USCA Calabria zona rossa per carenze di strutture sanitarie. Un problema che riguarda non soltanto le strutture ospedaliere ma anche quelle di natura assistenziale con il personale impegnato nelle unità assistenziali. “Le strutture così per come sono organizzate non raggiungono in alcun modo gli obiettivi” denuncia il dottor Tullio Chimenti componente del direttivo Fimmg. “Manca personale e soprattutto non sono strutture dedicate al loro originario scopo, quello di fornire assistenza alle persone affette da Covid che non hanno bisogno del ricovero ospedaliero”. Questioni che il commissario dell’azienda sanitaria provinciale prova a chiarire. “Le Usca stanno lavorando in continuità con quanto fatto nel periodo estivo – spiega Cinzia Bettellini -. Avevamo necessità di effetturare tamponi perché non c’era bisogno di assestenza domiciliare, però quando c’è stato bisogno di effettuare delle visite domiciliari o nelle Rsa lo abbiamo fatto, compatibilmente con quelli che sono i professionisti che abbiamo a disposizione”. E sul personale sembrerebbero aprirsi i primi spiragli di luce. Il commissario comunica che undici nuovi medici sono stati contrattualizzati, mentre sul problema degli infermieri si procederà (qualora i sanitari saranno disponibili) ad utilizzare quelli che hanno manifestato la propria disponibilità ad essere impiegati nei plessi scolastici nelle Usca. “In quattrocento ci hanno fatto pervenire la propria disponibilità – aggiunge il commissario – adesso stiamo lavorando alla creazione di una graduatoria”. I laboratori di virologia dell’ospedale di Cosenza al momento sono gli unici nei quali processare i tamponi, nelle scorse ore c’è stata una interlocuzione con le altre regioni per poter richiedere un supporto nella processazione. “Non dobbiamo fermarci solo a questo – spiega il commissario dell’Asp – nei prossimi giorni all’ospedale di Corigliano Rossano arriverà uno strumento in grado di processare circa trecento tamponi molecolari al giorno e questo permetterà al laboratorio di Cosenza di avere un carico di lavoro più leggero”. Lo strumento, in base alle tempistiche riferite dal commissario arriverà a metà novembre. “L’acquisto risale al mese di maggio, ma non c’è solo lo strumento da comprare (costato 150mila euro ndr) ma anche tutti i lavori di adeguamento nella struttura dove verrà sistemato”.

“NON RIESCO A PARLARE NON NESSUNO” E’ pesante la denuncia di Felice Fazzari responsabile distrettuale della Federazione dei medici di medicina generale. “Non possiamo pensare che tutto venga delegato ai reparti di prevenzione. Serve una interlocuzione maggiore con i medici di base che sono quelli che hanno quotidianamente rapporti con i pazienti che hanno sintomi covid”. Per il medico di base, intervenuto nel corso della commissione presieduta da Maria Teresa De Marco, il rapporto con le Usca va totalmente ripensato. “Non riusciamo ad avere nessun tipo di rapporto – continua Fazzari -. Con un mio paziente abbiamo provato a contattare il dottor Mario Marino per un giorno intero ma non siamo riusciti ad avere nessun tipo di risposta. I cittadini sono disorientati e non è più possibile pensare che le strutture di unità assistenziale siano dedicate soltanto alle attività di screening”.

LA CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE Tutto il “caos” generato dalla pandemia passerà per le linee e gli operatori della centrale operativa che dovrebbe essere attiva nella meta di novembre. “L’azienda ha immaginato gli ostacoli di questi mesi per i medici di base e per questo ci siamo attivati per creare la centrale operativa territoriale. Esiste un problema di comunicazione non solo per i medici ma per tutti i soggetti. Abbiamo voluto che si creasse in continuità con la centrale operativa del 118 sfruttando in questo modo la dote tecnologica già in possesso”, spiega il dottore Riccardo Borselli, direttore del Suem. “Forniremo operatori del 118 in modo che tutte le persone che poi saranno selezionate per gestire la centrale potranno avvalersi dell’esperianza del lavoro di chi già fa questo lavoro. Con noi saranno in contatto non soltanto i presidi ospedalieri, ma anche le forze dell’ordine. (m.presta@corrierecal.it)





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