I casi Covid, il Principe delle Rsa e i rapporti con la ‘ndrangheta

Strutture accreditate dalle Asl piemontesi attenzionate durante questa pandemia in relazione a morti e casi di mala gestione. Al centro una figura finita tra le carte della Dda di Milano nel 2016

ROMA Residenze per anziani e sanità privata, mondi paralleli che finiscono spesso per attirare le mire della criminalità comune ed organizzata. Uno dei tanti veli squarciati dalla pandemia ancora in corso.
L’ultima inchiesta è quella comparsa sulle pagine del quotidiano Domani, posta lungo un’asse che unisce il Piemonte alla Calabria e vuole dimostrare come alcune strutture accreditate dalle Asl facciano capo a un imprenditore in affari con un uomo legato ai clan.
La figura cardine del racconto è Cataldo Principe, descritto come «un imprenditore non proprio come gli altri visto che, sullo sfondo della sua carriera, c’è un legame con le famiglie della mafia calabrese che dagli anni 60 hanno trasferito in Piemonte tradizioni e nuovi business».
L’imprenditore risulta infatti essere vertice di una serie di Rsa del Torinese che hanno fatto discutere in questo periodo di emergenza. Tra queste vengono citate “Villa Giada”, struttura di Bessolo di Scarmagno, nella zona del Canavese, dove ad aprile risultano avvenute morti legate al Covid e altre sospette e la residenza “Trinitè”, nella quale i sindacati avevano denunciato anomalie di gestione durante la prima ondata.
Diverse sono le inchieste che ricollegano le trame ‘ndranghetiste al mondo del Nord e proprio il nome di Principe salta fuori nel 2016, quando la procura antimafia di Milano dà il via all’indagine sul riciclaggio di denaro sporco da parte delle cosche calabresi nelle farmacie. Al centro Giuseppe Strangio, originario di San Luca e, secondo gli inquirenti, legato alla cosca Romeo. «Una persona onorevole» lo definisce lo stesso Principe, ricordandolo al tempo in cui era direttore delle Poste. I due risultano essere stati soci fino al 2013.
Il nome di Principe finisce nell’inchiesta in relazione ad un investimento per l’acquisto della farmacia a Bruino, nel Torinese, fatto proprio insieme al gruppo di Strangio, incluso Giammassimo Giampaolo, farmacista e cugino di un narco di primo piano della ‘ndrangheta. Di questo gruppo di investitori faceva parte anche Giuseppe Musolino, già consigliere comunale d’opposizione al comune di Leinì, municipio sciolto per ‘ndrangheta dopo “Minotauro”. «Il legame societario tra Principe e Strangio è diretto, risale a qualche anno fa, almeno in due aziende. Una di queste è il residence San Placido, fa parte del network Rsa di Principe. Strangio, l’uomo delle cosche, ha dismesso le quote nel 2012», riporta l’inchiesta di Domani.
Principe, inoltre, è socio dell’Rsa Madonna delle grazie di Cintano, anch’essa accreditata dalla Asl e fino al 2014 nella disponibilità di Francesco D’Onofrio, condannato per ‘ndrangheta in appello a sei anni. La ditta Atena – che gestiva inoltre l’Rsa “Tabor” – riconducibile a Principe, l’ha presa in gestione per mezzo milione di euro rilevando il ramo d’azienda della vecchia società, che aveva un contenzioso con la curia.





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