Pallaria: «La frase sui ventilatori ha distorto la realtà. Grandi ospedali pronti entro 5 anni»

Il “super dirigente” racconta le sue dimissioni dal ruolo di soggetto attuatore e torna sull’episodio. «La gente cerca capri espiatori. Mi sarei aspettato le difese dei miei colleghi». Poi fa una promessa: «La mia sfida è che l’ospedale della Sibaritide e quello di Vibo vengano consegnati entro il mio pensionamento»

LAMEZIA TERME La Calabria è ufficialmente diventata una regione “mangia commissari”, mentre avanza lo spettro di una pandemia con numeri sempre più impietosi. La “bomba” è esplosa con la vicenda Cotticelli e da lì si è innescato un gioco al massacro frutto anche di una narrazione che continua a fare perno anche sulla crescente «rabbia sociale di persone sempre più alla ricerca di capri espiatori». A dirlo è Domenico Pallaria, finito nell’occhio del ciclone agli albori della prima ondata, quando i numeri contenuti dell’emergenza facevano temere solo in maniera prospettica per la tenuta delle strutture. Il “super dirigente” della Regione Calabria – per via delle sue molteplici deleghe – era stato designato, insieme ad Antonio Belcastro, “soggetto attuatore per il coordinamento delle attività relative all’emergenza Covid” quando ai microfoni di Report confessava di non essersi mai occupato di attrezzature sanitarie e di non sapere cosa fosse un ventilatore polmonare. Mesi dopo decide di raccontarsi a tutto tondo negli studi de L’Altro Corriere Tv, come ospite del talk 20.20 condotto da Danilo Monteleone e Ugo Floro.

IL SERVIZIO DI REPORT E LE DIMISSIONI «Quella frase è stata artificiosamente presa da una discussione più generale», dice subito Pallaria. «Quel giorno – racconta – stavamo verificando gli esiti della manifestazione di interesse con la quale chiedevamo di attingere alle attrezzature utili a creare nuovi posti di terapia intensiva». Il nucleo dell’emergenza allora era al Nord. «Noi ci eravamo mossi in maniera preventiva chiedendo l’autorizzazione del commissario Arcuri. La Protezione Civile doveva esprimersi sul come comprare, mentre il cosa comprare dovevano specificarlo i medici». Voleva intendere questo, Pallaria, sebbene ammetta di essere stato «un po’ leggero» nell’esprimersi, «ma – aggiunge – quell’episodio non può cancellare quanto stavamo facendo». Il “super dirigente” era stato nominato in quanto, tra le sue deleghe figura anche quella di dirigente pro tempore dell’Uoa di Protezione Civile, corpo associato per antonomasia agli interventi in emergenza. «In quel frangente – spiega – eravamo intervenuti in maniera preventiva, andando anche oltre l’attitudine della ProCiv».
Dopo l’episodio e il caos mediatico che ne è scaturito, le dimissioni. Quello che Pallaria ha mal tollerato, dice, «è che nel servizio sono state fatte vedere alcune strutture ospedaliere fatiscenti per poi far passare il messaggio: se mettiamo l’emergenza sanitaria in mano a persone che non sanno cos’è un ventilatore…». Ma anche un altro aspetto ha lasciato un po’ di amaro in bocca: «Io difendo il buon operato di tutti i dirigenti regionali. Quella volta venne lanciato un messaggio contrario ai fatti ed avrei preteso che qualcuno tra i miei colleghi alzasse la voce, ma così non è stato. La realtà dei fatti è stata distorta e ne va del lavoro di tutti».
Vicenda che ha le sue analogie e differenze con quella più recente che ha interessato l’ormai ex commissario ad acta alla sanità regionale, Saverio Cotticelli. «L’ho conosciuto come una persona perbene. – racconta – In quel mese le Asp erano in grossa difficoltà ed abbiamo collaborato per risolvere i vari problemi». Il problema, più che in Cotticelli, secondo Pallaria sarebbe da ricercarsi nelle carenze della struttura commissariale: «C’era difficoltà a capire chi dovesse fare cosa, e si creava confusione. Non credo Cotticelli sia stato boicottato, ma forse ha pagato il suo approccio».
Dopo di lui Zuccatelli, e poi ancora Gaudio, finito sulla graticola per un’indagine aperta nei suoi confronti dalla procura di Catania che ne avrebbe però anche chiesto in seguito l’archiviazione. «Nella mia vita avrò avuto una cinquantina di avvisi di garanzia, ma un solo processo, peraltro definito», dice Pallaria.

I GRANDI OSPEDALI Sono questi i giorni dei sopralluoghi che precedono l’allestimento degli ospedali da campo, chiesti e concessi per far fronte alla crescente emergenza e alla proporzionale carenza di posti letto. Secondo alcuni, però, più che di queste strutture, ci sarebbe bisogno di un intervento volto a riaprire ospedali chiusi o ridimensionati nell’operatività, e ancora si esige di fare chiarezza sulle grandi strutture in corso di progettazione e costruzione. Su queste ultime Pallaria ha ampia voce in capitolo in qualità di responsabile del procedimento. «L’ospedale della Sibaritide, quello della Piana di Gioia Tauro e quello di Vibo Valentia erano stati trattati amministrativamente del dipartimento lavori pubblici di cui ho assunto la direzione nel 2013 trovandomi i progetti già appaltati – i primi due alla Tecnis e l’altro alla Guerrato Spa – e la prima cosa che ho fatto sono stati i contratti. Ci siamo resi conto fin da subito che era necessario reperire dei finanziamenti per le opere complementari». Da lì cominciano a sorgere i problemi, come ad esempio quelli che hanno interessato l’ospedale di Vibo che «non poteva stare nell’area prescelta per la costruzione» oltre che il noto fallimento della società che si era aggiudicata i lavori.
Problematiche di vario genere hanno interessato tutte le strutture producendo una dilatazione di tempi tramutatasi poi nell’insofferenza degli utenti. «Come avete visto, sono stati di recente consegnati i lavori dell’ospedale della Sibaritide, mentre a Vibo dovrebbe essere consegnato il progetto definitivo a breve».
Diverso il discorso per la struttura della Piana di Gioia Tauro dove «il problema era più complesso perché abbiamo dovuto modificare del tutto il progetto: era un ospedale che si sviluppava in pianta, ora si sviluppa in altezza». Per fine 2022 dovrebbe dunque essere definita la parte preliminare.
Sui tempi, il dirigente rimane cauto, ma vuole fare una promessa: «Io andrò in pensione tra cinque anni, la mia sfida è che vengano realizzate queste opere. Soprattutto su Sibari sono molto fiducioso». Suscita dubbi la scelta di investire sull’istallazione degli ospedali da campo. Un epilogo che fa sorgere degli interrogativi anche sulla gestione della prima fase dell’emergenza. «Forse ci eravamo un tantino rilassati. – dice Pallaria pensando anche alla reprimenda di Arcuri fatta alle regioni che non avevano sfruttato i fondi Covid per la sanità – Un sacco di attrezzature arrivavano alla Protezione Civile, ma doveva essere il dipartimento salute a chiedere gli smistamenti».

LA COSTRUZIONE DELLA CITTADELLA La firma di Domenico Pallaria compare anche su una delle opere più imponenti in regione: la Cittadella. «Sono stato nominato responsabile del procedimento nel maggio del 2010, quando l’amministrazione era quella di Scopelliti. Non c’era ancora nulla se non qualche struttura, molto diversa dal progetto originario. Abbiamo chiuso la progettazione esecutiva in tutti gli aspetti nell’agosto del 2011 per definirla con un ritardo di sei mesi il 22 dicembre 2014». La sede della Regione Calabria viene descritta come «un’opera unica nel suo genere», il cui merito si divide tra due amministrazioni. «Il presidente Scopelliti, a fronte dei vincoli legati al patto di stabilità, antepose il pagamento dello stato di avanzamento della Cittadella a qualsiasi altra cosa considerandola un’opera strategica». Pallaria stilò un rapporto costi-benefici e seguì gli sviluppi fino alla conclusione, con l’amministrazione Oliverio. «Per rendere il senso di quel lavoro dico solo che ho messo 9.898 firme e non c’è stata nessuna inchiesta». (f.d.)





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