Sanità, sul tavolo della Consulta il “braccio di ferro” Regione-Governo

I motivi dell’impugnazione da parte della Giunta del “Decreto Calabria” che proroga il commissariamento: «Pregiudizio delle attribuzioni legislative, finanziarie e amministrative dell’ente e del principio di leale collaborazione»

CATANZARO Incide «unilateralmente» su un Piano di rientro «ritenuto ancora vigente», viola una lunga sfilza di norme costituzionali e il principio di leale collaborazione tra istituzioni, e pregiudica le «attribuzioni legislative, finanziarie e amministrative» dell’ente. Sono queste le motivazioni in base alle quali la Giunta regionale ha deciso di impugnare davanti la Corte costituzionale il nuovo “Decreto Calabria” che proroga per (almeno) due anni il commissariamento della sanità calabrese.

«PROFILI DI LESIVITA’» Sulla sanità quindi è sempre più conflitto tra il governo e la Regione Calabria, che in questo caso – si legge nella delibera – denuncia «profili di lesività» nel provvedimento governativo, attualmente in sede di conversione in legge alla Camera. Profili di lesività che secondo la Giunta regionale emergono con riferimento a quasi tutti gli articoli del nuovo “Decreto Calabria”, segnatamente gli articoli da 1 a 3 e quindi il 6 e 7, considerati contrari agli articoli 5, 117, 120, 121, 137 e 81 della Costituzione (in sintesi,a contrari ai principi del decentramento, della potestà legislativa concorrente e dell’autonomia finanziaria delle Regioni e degli equilibri di bilancio e della finanza pubblica). Nella delibera che ha dato l’ok all’impugnazione davanti alla Consulta, la Giunta regionale specifica anzitutto che gli articoli “incriminati” del provvedimento del governo violano la Costituzione «incidendo unilateralmente su un Piano di rientro ritenuto ancora vigente e assumendo erroneamente il mancato rispetto dei Lea (livelli essenziali di assistenza)» e «garantendo una copertura incerta al decreto».

«VIOLATA LA LEALE COLLABORAZIONE» E «di conseguenza – osserva la Giunta regionale – il suddetto decreto legge presenta profili di lesività in pregiudizio della sfera di attribuzioni legislative, finanziarie e amministrative della Regione Calabria, intervenendo in maniera significativa su materie di preminente interesse della Regione Calabria oggetto di potestà legislativa concorrente». La Giunta poi insiste sul fatto che le norme del “Decreto Calabria” da impugnare risultano «afflitte dalla lamentata violazione degli articoli sopra richiamati, nonché del principio di leale collaborazione che deve ineludibilmente sovraintendere ai rapporti tra organi costituzionali, quindi, anche tra lo Stato e le Regioni e ciò anche in considerazione dell’evidente violazione, da parte del legislatore statale, del giudicato costituzionale di cui all’ultimo inciso della precedente pronuncia della Corte costituzionale 233/2019». Da tutto questo, e in forza della «necessità di tutelare le prerogative regionali lese in materie oggetto di potestà concorrente», la Giunta regionale delibera di autorizzare la proposizione del ricorso dinnanzi alla Corte costituzionale per l’impugnazione «in via principale» del “Decreto Calabria” sulla proroga del commissaiamento della sanità calabrese. (c. ant.)





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