Autorità idrica Calabria, domani l’assemblea: tutti i dubbi del Comitato direttivo

L’organismo dell’Aic presieduto dal sindaco di Castrolibero Greco esprime perplessità, “di diritto e di merito”, sul percorso intrapreso da Manna

«Il comitato direttivo dell’Aic, su proposta del presidente Giovanni Greco (sindaco del Comune di Castrolibero), si riunirà – a mente dell’articolo 9 dello Statuto – lunedì 30 novembre prima dell’Assemblea convocata dal presidente Manna e dal commissario regionale Pallaria per esprimere parere “preventivo” sugli atti che saranno sottoposti all’approvazione dei quaranta sindaci». Lo si legge in una nota. «La seduta – prosegue la nota del Comitato direttivo Aic – assume un particolare interesse, fondante per il futuro dell’organismo e per la gestione del Sevizio idrico integrato (Sii). Il presidente Manna ha autonomamente deciso di mettere all’ordine del giorno la discussa nomina del direttore generale e una valutazione “generica” sulla scelta della forma di gestione per pervenire alle condizioni abilitanti imposte dal Governo e dalla Unione europea. Un siffatto percorso non risulta tuttavia condiviso dal presidente Giovanni Greco, in quale rendendosi buon interprete di numerosi sindaci calabresi esprime una forte preoccupazione sulla verosimile illegittimità degli atti che si propongono e che si presumono di assumere a cura del plenum dell’Aic. Ciò anche alla luce dei dubbi e delle perplessità, di diritto e di merito, resi ufficiali recentemente da un parlamentare della Repubblica e di quelli che sembrano essere nelle corde dell’assessore regionale all’ambiente, conseguenti a quelli maturati dalla presidente Santelli, prima della sua immatura scomparsa. Una situazione, quest’ultima, che lascia nutrire infatti qualche dubbio relativamente alla iniziativa posta in essere, di tutta fretta, dopo il doloroso evento che ha colpito l’istituzione regionale calabrese e non già prima». Il Comitato direttivo dell’Aic ripercorre la vicenda: «Lunedì l’assemblea Aic sarà chiamata, in primo luogo, a nominare – dopo le note traversie sulla selezione dei candidati – il direttore generale, legale rappresentante e organo di amministrazione dell’Aic, di cui alla legge regionale 18/2017. Dovrebbe farlo, per previsione normativa, d’intesa con il presidente della Giunta regionale. Da accreditate fonti interne alla Regione Calabria – continua Giovanni Greco – ci risulta che l’intesa non ci sia …, tutt’altro. Ma allora come si può pretendere di nominare una figura così fondamentale per l’organismo calabrese senza ottemperare a quanto previsto dallo Statuto? Lo stesso Orlandino Greco, già consigliere regionale, in una recente intervista pubblicata sul “Quotidiano della Calabria”, ha espresso al riguardo forti perplessità procedurali. In seconda battuta i Sindaci saranno chiamati a scegliere la forma di gestione. Dai verbali delle assemblee precedenti, dalle dichiarazioni e dalle improprie “slide” rispettivamente già rese ed esibite pubblicamente si evince che l’Autorità ydrica calabrese sia orientata (per decisione di chi?) ad affidare la gestione regionale del ciclo integrato dell’acqua (dalla captazione alla depurazione) ad una società in house interamente pubblica. Da uno studio a cura della Fondazione TrasPArenza, a firma dei professori Caterini e da Jorio, emerge che “la relazione prodotta dai consulenti incaricati dall’Aic, e allegata all’ipotesi di deliberazione dell’assemblea dell’Autorità idrica, non sia la relazione ex articolo 34 legge 17 dicembre 2012, numero 212, ma una relazione propedeutica a quella prescritta per legge. Cioè una relazione informativa generale che non considera in concreto gli elementi economico-finanziari di preferenza della tipologia societaria in house in luogo delle altre due possibili soluzioni (soggetto pubblico-privato, ovvero soggetto privato). Inoltre, sempre nell’ipotesi di deliberazione dell’Assemblea dell’Autorità idrica – si legge ancora nella nota – si chiederebbe al soggetto gestionale potenziale affidatario di redigere la relazione ex articolo 34, cioè quella relazione che, invece, deve essere posta a fondamento della decisione dell’Assemblea. Se detti fatti rispondono al vero gli atti dell’assemblea rischiano di essere impugnabili per illegittimità. Una conclusione, questa, del resto ricavabile anche all’interno della relazione tecnica inviata all’indirizzo dei componenti l’assemblea!». Non solo – secondo il Comitato direttivo Aic – «continua lo studio di Caterini e Jorio, “Senza considerare che non risulterebbe alcuna evidenza degli investimenti infrastrutturali necessari, della formazione del capitale della società in house e, ancora, del fabbisogno finanziario proprio o esterno di cui la medesima società avrà bisogno per ogni esercizio di gestione. Non si chiarisce, neppure, se nella società in house parteciperanno i Comuni della Calabria. Stante l’interesse economico generale del servizio idrico la disciplina ammette la deroga alle regole della concorrenza e del mercato, quindi, l’affidamento in esclusiva senza gara, purché il contratto di affidamento prospetti un equilibrio economico e finanziario, ossia un bilancio in pareggio. Tale pareggio può raggiungersi a mezzo dei soli ricavi dagli utenti, ovvero, con la somma dei primi più le misure integrative compensative da parte dell’ente concedente. In tale ultimo caso si rafforza l’esigenza della trasparenza contabile al fine di una tracciabilità della misura compensativa e della prevenzione di aiuti pubblici lesivi della concorrenza. Ma questi elementi pare non risultino dalla relazione, sebbene trattandosi di una relazione propedeutica a quella ex art. 34 è corretto che non risultino”, Tale, infine, le perplessità e i dubbi rappresentati in una ampia nota dell’onorevole D’Ippolito pubblicata su importanti organi di stampa calabrese, presaga di una interrogazione parlamentare sul metodo utilizzato e sulle condizioni della società (Sorical) che si vorrebbe “trasformare” piuttosto che portare alla naturale estinzione (tale è l’intento dei due soggetti proponenti l’odierna assemblea, per averlo da tempo ampiamente manifestato). Con tutti questi dubbi, come faranno i sindaci a deliberare quanto inopportunamente chiesto loro?».

 

 





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