Sanità caos, ritardi “monstre” nel pagamento dei fornitori

Tra le tante emergenze che dovrà affrontare il neo commissario anche «la gravità dello stato» di erogazione da parte delle aziende, con punte che superano gli 800 giorni. Da qui l’esorbitante debito commerciale di oltre un miliardo a fine 2019

Policlinico Mater Domini Catanzaro Germaneto

CATANZARO Si va dai due giorni di ritardo dell’azienda ospedaliera di Cosenza agli 822 giorni di ritardo dell’azienda ospedaliera universitaria Mater Domini di Catanzaro, ma nel complesso «tutte le aziende del Servizio sanitario regionale calabrese non rispettano la direttiva europea sui tempi di pagamento nel periodo 2014-2019». Il verbale dell’ultimo Tavolo Adduce, il tavolo di monitoraggio interministeriale sull’attuazione del piano di rientro della Calabria, rappresenta sicuramente la traccia sulla quale il neo commissario ad acta Guido Longo dovrà muoversi per “salvare” la nostra sanità. È un verbale da “lacrime e sangue” perché mette in fila tutte le “falle” del settore: tra queste, spicca «la gravità dello stato dei pagamenti delle aziende del Servizio sanitario della Regione Calabria». Un autentico “buco” nero, perché da qui nasce il “mostruoso” debito commerciale che – si legge nell’ultima delibera della Corte dei Conti sul bilancio della Regione – l’ente «non ha effettuato una ricognizione dei debiti verso i fornitori degli enti del servizio sanitario regionale e della gestione sanitaria diretta scaduti al 31 dicembre 2019 e conseguentemente non ne vengono certificati gli importi». Nella delibera della magistratura contabile inoltre si allega una tabella in base alla quale si evince che i debiti totali al 31 dicembre 2019 sono pari complessivamente a 1,050 miliardi.

È un dato che sembra fare da ponte con quanto scrive il Tavolo Adduce di ottobre con riferimento ai pagamenti effettuati nel periodo gennaio-giugno 2020, periodo nel quale – scrivono Tavolo e Comitato Lea – «sono state liquidate fatture per 691,522 milioni di euro, di cui il 37% è relativo a fatture emesse nell’anno 2020, il 53% è relativo a fatture emesse nell’anno solare 2019 e circa il 10% è relativo a fatture e messe nell’anno solare 2018 e precedenti, pari a circa 68 milioni di euro»: il Tavolo rileva che «il 70% dei pagamenti effettuati non è stato rispettoso del Dpcm 22 settembre 2014 per i quali rilevano, in particolare, il 98% dei pagamenti dell’Ao di Catanzaro, il 92% dell’Aou Mater Domini l’85% dell’Asp di Reggio Calabria», chiedendo poi «chiarimenti sui ritardi della Gestione sanitaria accentrata (91%)». Da qui deriva «ancora una volta la gravità dello stato dei pagamenti delle aziende del Servizio sanitario della Regione Calabria», e si rileva «che, rispetto all’anno 2019, la percentuale di pagamenti effettuati oltre i termini previsti dal Dpcm 22 settembre 2014 è stazionaria». La conseguenza è che «tutte le aziende del Ssr calabrese non rispettano la direttiva europea sui tempi di pagamento nel periodo 2014-2019. Anche nel primo e nel secondo trimestre dell’anno 2020 tutte le aziende presentano ritardi nei pagamenti compresi tra i 2 giorni dell’Ao di Cosenza e gli 822 giorni dell’Aou Mater Domini. Rispetto all’anno 2019 sono migliorati gli indicatori di tempestività dei pagamenti dell’Asp di Catanzaro, dell’Asp di Vibo Valentia». La conclusione del Tavolo: «Ancora una volta le fortissime criticità sui tempi di pagamento da parte degli enti del Ssr della Regione Calabria». (c. a.)





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