Marini: «Una formazione di qualità per combattere la disoccupazione»

Il docente di Politica economica all’Unical indica la strategia per cercare di contrastare la mancanza di lavoro e l’esodo dalla Calabria: «L’autoimpiego è l’unica strada possibile, in un contesto di automazione dell’industria e di crisi fiscale dello Stato»

di Roberto De Santo
COSENZA
Combattere la disoccupazione giovanile che è anche la principale causa dell’esodo dalla Calabria di migliaia di persone puntando sull’alta formazione. Facendo leva sull’esperienza dell’Università della Calabria e rete con le realtà imprenditoriali consolidate presenti sul territorio calabrese. Una strada da battere con convinzione per offrire un’opportunità di crescita per i giovani, restando in Calabria. Ne è convinto assertore il professor Matteo Marini, ordinario di Politica economica al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università della Calabria.

Professore, la Calabria presenta uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile. Il contesto economico non aiuta a creare occupazione. L’autoimpiego può essere la strada principale per rimanere in regione?
«La Calabria è la regione con il più alto tasso di disoccupazione d’Italia. Nella fascia di età da 25 a 34 anni esso è pari al 30,6% in Calabria contro il 26,3% nel Mezzogiorno e l’8,1% nel Nord del paese (Istat). Questa situazione è l’eredità di un passato che non passa, e che può essere cambiato solo se cambia la mentalità sociale prevalente: da attendista a imprenditoriale. L’autoimpiego è la realtà dominante non solo in Italia, ma anche nelle più sviluppate Europa e Stati Uniti d’America. La tendenza all’automazione dei processi produttivi, sempre più diffusa, impedisce che l’innovazione si accompagni a nuove assunzioni. Dal 2000 ad oggi negli Stati Uniti è aumentata la produttività delle imprese ma non l’occupazione. La maggioranza dei nuovi posti di lavoro, che pure sono stati creati mentre altri si perdevano, è stata determinata dalla nascita di nuove imprese, non solo negli USA ma anche in Europa. Direi che l’autoimpiego è l’unica strada possibile, in un contesto di automazione dell’industria e di crisi fiscale dello Stato».

È vero anche che c’è un’alta mortalità delle iniziative imprenditoriali; per scongiurare questa eventualità occorre puntare sulla formazione?
«Sì, è vero che ai calabresi non manca lo spirito d’iniziativa. Anzi, in generale al Sud c’è una natalità delle imprese maggiore di quella del Nord. Solo che c’è anche una maggiore mortalità. Gli ultimi dati disponibili (Istat, 2014) vedono la Calabria tra le regioni a più alto saldo negativo (-2,4%) tra numero di imprese nate e numero di imprese fallite, secondo solo a quello della Sardegna (-2,6%). Dal momento che i valori negativi sono presenti in tutte le regioni italiane, se ne deve dedurre che il vero nodo della questione non sta tanto nell’avviare una impresa, ma nel renderla una impresa stabile, di successo. Per fare questo, come lei ha anticipato, occorre una cultura d’impresa, che in Italia non è diffusa come si dovrebbe. Ma non c’è da scoraggiarsi: tutto si può apprendere, soprattutto se ben insegnato. Per chi ha insegnato all’estero, come il sottoscritto, appare evidente come non sempre in Italia i docenti amino diffondere il proprio sapere. Piuttosto mostrare quanto sono bravi, usando un linguaggio ermetico e diffondendo una concezione del sapere astratta ed elitaria, disfunzionale allo sviluppo economico».

Quale sostegno può dare il mondo universitario in questa direzione?
«Il mondo universitario è ricco di corsi di economia aziendale dove apprendere le giuste ricette. Piuttosto sono preoccupato di quanto nel nostro Paese sia debole l’insegnamento economico nelle scuole secondarie. L’economia è rinchiusa nel recinto degli Istituti tecnici commerciali, ma con l’incidenza che essa ha nel mondo moderno, dovrebbe essere insegnata – soprattutto la politica economica – in tutte le scuole di ogni ordine e grado, come e insieme all’educazione civica. Gran parte del successo dei movimenti populisti attuali è dovuto alla diffusa inconsapevolezza dei processi economici. Le matricole che arrivano all’Università della Calabria ritengono che la ricchezza si formi a Francoforte, sede della Banca centrale europea, poiché ogni sera nei telegiornali vedono passare sulle rotative fogli e fogli di banconote stampate. E magari accusano i politici di non stamparne qualche foglio in più, senza capire che il mancato collegamento tra moneta e ricchezza reale di un paese porterebbe solo all’inflazione, come accadeva nell’Italia della lira».

L’Unical ha attivato qualche iniziativa che possa formare i giovani?
«Sì, proprio in questi giorni sono aperte le iscrizioni al Corso di Alta Formazione in “Imprenditoria giovanile e sviluppo locale”. Si tratta di un corso che rientra nel Catalogo regionale omonimo, e che in quanto tale prevede il rimborso dei costi di iscrizione se il candidato farà domanda per i Voucher regionali il cui bando è in attesa di pubblicazione entro il 30 dicembre, data di scadenza delle iscrizioni al corso».

Come è nata questa idea?
«Sono diversi anni che un gruppo di studiosi desiderosi di gettare un ponte tra l’Università e il territorio ha progettato un Corso più pratico che teorico, e che prevede visite e testimonianze dal mondo delle imprese, e uno stage nelle migliori aziende del territorio nei secondi sei mesi di corso (Amarelli, Callipo, Rubbettino, Campoverde, Peperoncino Jazz Festival, Mulinum solo per citare i più noti). Nei primi sei mesi i corsisti apprenderanno le nozioni per scrivere un business model, ma soprattutto faranno laboratorio presso l’incubatore Talent Garden Cosenza nel Campus di Arcavacata, dove impareranno a mettere in pratica le lezioni apprese la mattina. Il 60% delle ore d’insegnamento consisterà in testimonianze imprenditoriali e visite in azienda».

Quali saranno gli obiettivi di questo corso?
«Il principale obiettivo è formare un imprenditore di tipo nuovo, innovatore e socialmente responsabile. Qui non si tratta di replicare l’ennesima apertura di un bar o di un ristorante che già superano abbondantemente la domanda locale. Si tratta di guardare alle enormi potenzialità offerte dalla globalizzazione dei mercati per cercare di costruire progetti praticabili. Ad esempio colmando i buchi della filiera agroalimentare che esporta all’estero, puntando al turismo di nicchia rispettoso della natura e dei pochi paesaggi incontaminati ancora reperibili da noi in Calabria. L’Università della Calabria è già famosa in Italia per le start-up create nel mondo delle app informatiche. Noi vogliamo estendere questo successo al mondo dell’economia tradizionale, che invece è stagnante, non attraversato da altrettanta innovazione. E vogliamo farlo nella direzione del programma EU “Next Generation”, che ha i suoi pilastri nella digitalizzazione dei sistemi di comunicazione e nella green economy».

Ma è necessario anche fare rete tra mondo delle imprese, istituzioni e sistema della formazione. È prevista qualche partnership in questa direzione?
«Certo, come ho detto questo è proprio il cuore del programma. Un esempio tra tutti: il turismo di qualità a cui mi riferivo prima non può realizzarsi senza una pubblica amministrazione attenta alla pulizia delle strade e allo sgombero dei tanti rifiuti abbandonati sul ciglio delle strade. La nostra Calabria è molto bella, ma è tenuta molto male, in primis dagli stessi calabresi».

Cosa potrà aspettarsi il giovane che parteciperà a questo corso?
«Direi che può attendersi il miglior insegnamento disponibile all’Unical, l’accoglienza da parte delle aziende calabresi di successo e socialmente responsabili, e molti stimoli per imparare come funziona il mondo reale e cosa bisogna fare per renderlo un posto ancora migliore».

Un’ultima domanda: come può fare ad iscriversi un ragazzo che non può anticipare la retta necessaria a pagare la prima rata al momento dell’iscrizione?
«Per chi non riuscisse a saldare la prima rata da 1.500 euro, esiste una convenzione tra Università della Calabria e Banca Intesa-San Paolo, che prevede un prestito d’onore, da restituire con gli interessi 12 mesi dopo il conseguimento del titolo, quindi in pratica a dicembre 2022. In questo caso la Banca anticipa, il corsista restituisce il prestito grazie al rimborso-Voucher regionale, e di suo mette solo gli interessi, tra l’altro da pagare con un anno di ritardo. Il prodotto Intesa-San Paolo si chiama prestito “Per te/Merito” e le notizie per accedervi si trovano sul sito online della Banca, o in qualsiasi filiale del gruppo». (r.desanto@corrierecal.it)





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