Comunicare e informare sui vaccini al tempo del Covid: l’obiettivo di Progetto sud

L’associazione di Lamezia Terme ha organizzato un webinar sul tema con don Giacomo Panizza, Rubens Curia, Cristina Giraldi e Sandro Giuffrida. Emerse le grandi difficoltà nell’organizzazione della campagna di vaccinazione legate alle carenze di uomini e mezzi

LAMEZIA TERME «Vaccinazione antiCovid-19, informazione e comunicazione in Calabria. Tutti avvertiamo la necessità di avere risposte in merito alla vaccinazione contro la Sars-Cov-2, alla filiera organizzativa in Calabria, alla tempistica e alla evoluzione del virus. Come Comunità Competente desideriamo fornire una informazione partecipata e condivisa perché non vogliamo essere soggetti passivi». È questo il tema di un webinar organizzato dall’associazione Progetto Sud di Lamezia Terme al quale hanno partecipato don Giacomo Panizza, Rubens Curia di “Comunità Competente” che ha introdotto e moderato l’appuntamento. Successivamente sono intervenuti la segretaria nazionale dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, Cristina Giraldi, sul tema “Sars-Cov-2: il punto sulla utilità clinica ed epidemiologica dei test diagnostici e sulla evoluzione del virus” e il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Reggio Calabria, Sandro Giuffida su “La vaccinazione in Calabria: il ruolo della comunicazione e di una efficiente filiera organizzativa”.
Nei suoi saluti, don Giacomo Panizza ha ricordato come da molti mesi si stia parlando di sanità in Calabria «affinché costruisca salute e non dei servizi che non ottengono risultati. Le risposte che il governo ha fornito – ha detto – non sembrano andare in questa direzione, il piano di ripresa e resilienza rischia di non risolvere nulla in termini di investimenti, qualità e quantità. In Calabria, poi, le nostre proposte vengono accolte da tutti, ma siamo vicini al periodo elettorale e tutti di dicono di sì: capirete che sono promesse e impegni che lasciano il tempo che trovano. A proposito di vaccini – ha specificato don Giacomo – è possibile che un Papa debba sottolineare che la vaccinazione è un diritto di tutti? Vorremmo concludere questo momento avendo acquisito più conoscenza sui vaccini da trasformare in informazione per i nostri gruppi».
«Vorremmo capire – ha aggiunto Rubens Curia – come implementare il piano di vaccinazione in Calabria perché siamo la maglia nera nel numero di vaccini inoculati. Lunedì ci porranno in “zona arancione” ed ancora una volta torniamo indietro ai mesi scorsi mentre gli ordini professionali sanitari sottolineano come nella nostra regione non ci sia un piano di vaccinazione. In tutto questo i sieri che arriveranno nei prossimi giorni, rischiano di rimanere inutilizzati».
A seguire Cristina Giraldi, in un intervento prettamente tecnico ha parlato di diagnostica, ovvero come individuare il virus, il controllo della trasmissione, il monitoraggio dell’incidenza, andamento e gravità dell’infezione nel tempo, la mitigazione dell’impatto del Covid nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali, il rilievo dei cluster epidemici, la prevenzione della reintroduzione del virus nelle aree con controllo sostenuto e l’epidemiologia. Il tutto attraverso tre esami diagnostici: il test molecolare mediante il tampone, il test antigenico o rapido attraverso il tampone nasale, naso-oro-faringeo o salivare ed i test sierologici. La dottoressa è andata avanti parlando della non necessità della quarantena prolungata ed offrendo tutta una serie di dati e statistiche a partire dai primi sviluppi dei sintomi.
Sandro Giuffrida si è concentrato sui centri vaccinali. «Comunicazione e organizzazione sono correlate. Se per comunicazione intendiamo la promozione della vaccinazione, non ne abbiamo quasi bisogno – ha spiegato direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Reggio Calabria – perché se ne parla molto. E poi si è istaurato un fenomeno legato alle classi prioritarie per la vaccinazione. Accade che alcune fasce di popolazione rappresentate da operatori sanitari e delle Rsa stia determinando un atteggiamento di scontro: perché loro e non altre? E ciò crea aspettative. L’altro fenomeno è legato al fatto che non c’è il rifiuto, i no vax si sono rintanati nel loro piccolo alveo».
«Se per comunicazione intendiamo l’informazione, sull’organizzazione della vaccinazione – ha aggiunto Giuffrida – ci troviamo in estrema carenza. Non esiste un piano nazionale o regionale di vaccinazione antiCovid e pare sia in corso di stesura. Ma nessuno di quelli che operano sul campo ne sa nulla, nessuno di noi è stato coinvolto. Speriamo che il piano poi abbia reale rispondenza sul territorio. Il problema, dunque, è l’organizzazione in sede locale. L’Asp di Reggio si sta dotando di un piano per iniziare le vaccinazioni. Le aziende si stanno organizzando come possono e con le loro risorse limitate, considerando che non sono nemmeno state inviate le siringhe appropriate». «A Reggio – ha proseguito – sono stati attivati cinque centri vaccinali. Ma mentre è abbastanza semplice vaccinare gli operatori perché abbiamo delle liste, sono raggiungibili, diventa già più difficile vaccinare i medici e gli operatori diffusi sul territorio che non sono legati alle strutture, quelli della libera professione, gli odontoiatri, i farmacisti e che hanno manifestato questa sensazione di abbandono da parte dell’azienda sanitaria. Immaginiamo cosa prova la popolazione».
«Fra gli operatori sanitari – ha detto ancora Sandro Giuffrida – ci si chiede perché una categoria debba essere vaccinata prima, quasi avesse acquisito un diritto. Abbiamo chiesto ai responsabili dei centri vaccinali di operare contestualmente fra gli operatori interni e quelli sul territorio. Così abbiamo iniziato a vaccinare i medici di base e le altre categorie. Tutto questo sta avvenendo in tempi molto ristretti. La campagna è iniziate il 4 gennaio, appena cinque giorni fa, a parte l’operazione simbolica del 27 dicembre. Si sta tentando di organizzare unità mobili che possano raggiungere le Rsa per vaccinare gli anziani, soggetti estremamente a rischio, e lo abbiamo visto nei mesi precedenti quali problemi ci sono stati ed il livelli di mortalità. Stiamo lavorando in queste due direzioni: gli operatori sanitari e Rsa, e obiettivo verrà raggiunto in venti giorni, per poi passare alla vaccinazione della popolazione«. «Ma qui – ha rimarcato Giuffrida – inizia il vero problema. La mancanza di un piano vaccinale determina una mancanza totale di organizzazione che si riflette nell’informazione. Se un ottantenne ci chiede quando sarà vaccinato, non riusciamo a dare risposte. Perché, e torniamo al tema delle risorse, non aver fornito alle regione gli strumenti adeguati crea problemi. Il commissario della Protezione Civile Arcuri aveva annunciato l’assunzione di 15 mila operatori che avrebbero dovuto essere distribuiti per consentire la vaccinazione per tutti gli aventi diritto. Non aver fornito le risposte necessarie ai territori  mette nelle condizione di organizzare la campagna di vaccinazione in grandissima difficoltà».
Il dirigente medico, proprio per spiegare al meglio quanto sta accadendo, ha riportato l’esempio dell’Asp di Reggio. «Nell’azienda gravitano 550mila abitanti. Sottraendo i 50mila sotto i 16 anni che non possono essere vaccinati, saranno necessarie un milione di dosi da inoculare in dieci mesi. Ciò significa che abbiamo bisogno di 150 operatori aggiuntivi che debbono lavorare per 12 ore al giorno. Questi 150 operatori corrispondono alla quota dei 15mila che tocca alla Calabria. La protezione civile avrebbe dovuto dotare le aziende anche di un sistema informatico che registra le prenotazioni e proprio questa fase sarà essenziale ed estremamente importante».





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