Il pentito racconta la condanna a morte per Canale – VIDEO E NOMI

Nicola Figliuzzi, uno dei killer, collabora con la Dda di Reggio Calabria. La vittima dell’agguato era diventata “scomoda” per i clan di Archi dopo l’omicidio di Domenico Chirico

REGGIO CALABRIA Nel cortile di casa dei clan di Archi, ogni tentativo di allargarsi senza permesso si paga con il sangue. E allo stesso prezzo si pagano “iniziative personali”. Per la Dda di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, è questo il contesto in cui si iscrive l’omicidio di Giuseppe Canale, ucciso il 12 agosto 2011 dopo un rocambolesco inseguimento in pieno giorno per le strade di Gallico, nell’hinterland nord di Reggio Calabria. Un delitto – hanno ricostruito gli investigatori –  di cui sono responsabili anche Antonino Crupi, Giuseppe Germanò e Diego Zappia, arrestati oggi come mandanti dell’omicidio.

VENDETTE E APPETITI Si completa così il quadro in cui è maturata la brutale esecuzione, dietro cui si intrecciano vendette personali e il riassetto violento degli equilibri sul territorio. Nel 2011 – è emerso dalle indagini dei carabinieri – Gallico pagava lo scotto di arresti importanti. Dietro le sbarre, erano finiti personaggi del calibro di Ciccio Rodà, il superboss Pasquale Condello e uno dei suoi più fidati luogotenenti, Giovanni Rogolino, all’epoca dell’arresto, capolocale di Gallico. Fattori di instabilità, quanto meno nella gestione del territorio, di cui qualcuno ha tentato di approfittare. Qualcuno, ha spiegato in passato il pentito Paolo Iannò, che magari ha usato Canale come testa di legno e killer su commissione.

L’OMICIDIO CHIRICO Sarebbe stato lui il 20 settembre 2010 a uccidere Domenico Chirico, elemento di vertice dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, fra i candidati alla “reggenza” di Gallico. Responsabilità ancora da accertare a livello investigativo, ma su cui familiari e affiliati della vittima non hanno mai avuto dubbi, tanto da emettere una condanna a morte senza appello per Canale.

COLLABORAZIONI FONDAMENTALI Per il suo omicidio, nei mesi scorsi, in manette erano finite cinque persone, accusate a vario titolo di essere mandanti o esecutori dell’omicidio. E proprio da uno di loro sono arrivati gli elementi decisivi che hanno consentito di arrivare a Crupi, Germanò e Zappia. A parlarne in dettaglio con i magistrati della Dda è stato Nicola Figliuzzi, uno dei killer assoldati per “fare il lavoro”.

 

I NOMI I soggetti considerati tra i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Giuseppe Canale sono:
1. Antonino Crupi, 35 anni di Reggio Calabria;
2. Giuseppe Germanò, 48 anni di Reggio Calabria;
3. Diego Zappia, 33 anni di Oppido Mamertina (RC).

RESPONSABILI LOGISTICI Insieme ad altri collaboratori, è stato lui a chiarire il ruolo di Antonino Crupi, genero di Chirico ed elemento di vertice della ‘ndrangheta di Gallico. Sarebbe stato lui a curare nei dettagli l’organizzazione dell’omicidio Canale. Insieme a Zappia, anche lui arrestato oggi, Crupi avrebbe incontrato i killer, fatto insieme a loro i sopralluoghi necessari per organizzare l’agguato, fornito loro una precisa descrizione fisica della vittima e garantito il  supporto logistico prima, durante e dopo l’omicidio.

I MANDANTI Ma soprattutto – dicono gli investigatori – sarebbe stato Crupi a dare il definitivo via libera all’esecuzione. Insieme a lui, fra i mandanti dell’omicidio arrestati oggi anche grazie alle rivelazioni di Figliuzzi e altri collaboratori, ci sarebbe anche Giuseppe Germanò, titolare del negozio di ortofrutta dove si sono svolte le riunioni necessarie per preparare l’omicidio, cui lui stesso avrebbe attivamente partecipato.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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