A Reggio le fratture si “curano” con i cartoni – FOTO

Il Pronto soccorso del Grande ospedale metropolitano usa strumenti poco ortodossi per stabilizzare i pazienti. Colpa delle scarse forniture e dei mancati corsi di aggiornamento del personale sanitario. Il dg Benedetto non risponde. Ma i medici sono allo stremo: «Non ce la facciamo più». Il sindacato: «Situazioni da terzo mondo»

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REGGIO CALABRIA Una bella fasciatura di cartone e via. Fa parte del Grande ospedale metropolitano, ma nel Pronto soccorso di Reggio i camici bianchi sono costretti a ricorrere a soluzioni alla buona, adatte a presidi da campo più che a strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale. Capita da molto tempo, ormai: i pazienti che arrivano in ospedale con fratture, lussazioni o distorsioni non urgenti vengono “stabilizzati” con dei semplici pezzi di cartone.
Succede di notte, quando il reparto di Ortopedia è chiuso. L’unità, a causa della carenza di personale, non opera h24, bensì dalle 8 del mattino fino alle 20. Dopo questo orario, i pazienti vengono gestiti direttamente in Pronto soccorso. Qui, medici e infermieri si arrangiano come possono. E, invece di usare i presidi canonici dell’ortopedia – il gesso o le cosiddette stecche pneumatiche –, spesso sono obbligati a fare di necessità virtù e a rispondere alle esigenze del paziente con materiale di risulta come il cartone. Le foto che pubblichiamo sono eloquenti: alcune risalgono a pochi giorni fa, altre ai mesi scorsi.

I MOTIVI Com’è possibile che in un ospedale “metropolitano” vengano adottate soluzioni “fai da te”, tra l’altro in un reparto inaugurato in pompa magna meno di due anni fa, alla presenza dell’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del governatore Mario Oliverio?
Alcune spiegazioni le fornisce un medico di Ortopedia che chiede di rimanere anonimo: «Gli infermieri, a cui spetta il compito di immobilizzare le parti fratturate, a volte non sono in grado di svolgere quel compito, visto che nessuno ha mai pensato di far seguire loro un corso di aggiornamento». Ma ci sarebbe un’altra spiegazione, che ha a che fare con questioni più economiche: «Il Pronto soccorso non procede con l’approvvigionamento del materiale perché la farmacia dell’ospedale impone precisi limiti di spesa, in ossequio alle direttive del direttore generale Frank Benedetto e alla necessità di raggiungere il pareggio di bilancio».
Il Corriere della Calabria ha provato a contattare Benedetto, che però si è sempre reso irreperibile.
Il primario del Pronto Soccorso, Angelo Ianni, ha invece preferito non rilasciare dichiarazioni, pur confermando l’utilizzo del cartone per le immobilizzazioni temporanee dei pazienti. A chi gli ha chiesto spiegazioni su una pratica medica piuttosto insolita, Ianni avrebbe inoltre spiegato che il ricorso a “gessature” non ortodosse sarebbe dovuto allo scarso numero di “stecche pneumatizzate” presenti in Pronto soccorso e all’iter piuttosto complesso per procedere con nuovi ordinativi. Il primario, comunque, dopo aver garantito che l’utilizzo del cartone sarebbe previsto per le immobilizzazioni temporanee, avrebbe archiviato il caso come frutto di fake news strumentali.
Non la pensa così Gianluigi Scaffidi, segretario aziendale del sindacato Anaao-Assomed: «È il classico caso in cui, purtroppo, le immagini si commentano da sole. Nemmeno in un ospedale del terzo mondo gestito dai medici di Emergency si vedono queste cose. Non capisco come il primario del Pronto Soccorso possa consentire questi obbrobri e restare al suo posto».

«NON CE LA FACCIAMO PIÙ» I medici di Ortopedia sono al limite della sopportazione. Sono loro, alla riapertura del reparto, a trovarsi di fronte i pazienti con gli arti inguainati alla bell’e meglio e a dover rimediare alle soluzioni abborracciate del Pronto soccorso. Disservizi che si sommano a tutti gli altri. Quella di Ortopedia, così come molte altre unità dell’ospedale, è diventata il principale punto di riferimento della provincia, a causa dello smantellamento del reparto di Melito Porto Salvo, dell’operatività a singhiozzo di quello di Locri e dell’esiguità dei posti letto disponibili a Polistena. «Questa situazione – confessa un medico – va avanti da anni. Non ce la facciamo più, ora basta».

LA SITUAZIONE DELL’OSPEDALE Pochi giorni fa, i sindacati dei medici, dopo aver accusato la direzione strategica dell’Azienda di scarsa disponibilità al confronto, hanno messo in fila la lunga serie di criticità che interessano l’ospedale, a partire dalla insufficienza delle dotazioni organiche e dalle gravi carenze che riguardano, tra gli altri, reparti come Ortopedia, Radiologia, Gastroenterologia e Medicina. La risposta, ricorda Scaffidi, è stata affidata a dodici figure istituzionali, alla terna direzionale e a nove capi dipartimento, i quali hanno affermato «che va tutto bene»: «Giudichi la veridicità di tale affermazione chi guarda le foto, che costituiscono solo la punta dell’iceberg. Eppure, qualche giorno fa Oliverio, accompagnato da Irto e relativo codazzo di personaggi in cerca d’autore, è venuto a fare passerella per illustrarci come sarà il nuovo ospedale. Fra cinquant’anni. Per ora andiamo avanti con i cartoni».
Lo scorso 25 luglio, il commissario della Sanità Massimo Scura ha autorizzato circa 1.300 assunzioni in tutta la Calabria, di cui 96 dovrebbero essere formalizzate nel Grande ospedale metropolitano. Basteranno a normalizzare i servizi di un ospedale sempre più “incartonato”?

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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