Era candidato con “Oliverio presidente” il politico che incontrò gli Alvaro

Vincenzo Nociti, ex assessore comunale a Reggio, è indagato per corruzione elettorale nell’inchiesta “Iris”. Secondo la Dda avrebbe chiesto sostegno elettorale al clan di Sinopoli. Per i membri della cosca era «il giovanotto». Le attenzioni del medico per le condizioni di salute di uno dei membri della famiglia

REGGIO CALABRIA Anche Enzo Nociti, candidato nel 2014 nella lista Oliverio presidente dopo una lunga militanza nel centrodestra, fra Udc e Forza Italia, ha bussato alla porta degli Alvaro prima delle regionali 2014. E con una richiesta precisa. «Si concretizzò un accordo elettorale – scrivono gli inquirenti nel decreto di fermo –  con cui gli Alvaro ottennero la promessa di vantaggi da parte del candidato, in cambio dell’impegno a procurare voti e consensi elettorali».

IL PATTO A fare da mediatori, Luigi La Capria e Rocco Surace, ed è proprio a casa di quest’ultimo che sarebbe stato organizzato l’incontro. «Un accordo illecito funzionale allo scambio tra utilità corrisposte dai candidati e sostegno offerto dalla famiglia mafiosa» per gli inquirenti, che ne sono certi: quando Nociti ha incontrato gli Alvaro, conosceva perfettamente il calibro – anche criminale – dei personaggi. «Fu infatti per questa ragione – si sottolinea nel decreto di fermo – che scelse di vederli privatamente, in forma riservata, per evitare ripercussioni che avrebbero potuto avere un effetto boomerang sulla campagna elettorale».

«L’IMPORTANTE È CHE FOSSE CONTENTO» I carabinieri hanno monitorato tutte le conversazioni, precedenti e successive a quell’incontro. Nonostante le precauzioni assunte, i giri di parole, il candidato che nelle conversazioni fra gli affiliati diventa «il giovanotto», gli investigatori non hanno avuto difficoltà nell’interpretare le chiacchierate degli uomini del clan. Per la storica famiglia di Sinopoli, è stato Raffaele Alvaro a porre le condizioni, Nociti ha personalmente sostenuto le proprie. «Dopo quel gran parlare – racconta La Capria, intercettato – gli si era asciugata la bocca, hai capito? L’importante è che almeno fosse contento». Il dottore forse si è ricordato tardi di bussare alla porta del clan, ma – assicura Calabrò – «non ne fa brutte figure. Certo se uno lo sapeva prima era meglio».

VOTI CONDIVISI Gli Alvaro – emerge dall’indagine – avevano messo i propri voti e la capacità di raccoglierne ulteriori a disposizione di vari candidati. E a Nociti lo spiega in modo chiaro Surace, per gli inquirenti il suo «gancio» con il clan, quando va a chiedere spiegazioni alla luce della mancata elezione. «Lo sai che non te li può dare il ragazzo – dice Surace – perché già glieli ha dovuti dividere fra gli altri scemi».

MEDICO “DI FAMIGLIA” Di certo, fanno notare gli investigatori, in quei mesi che hanno preceduto le elezioni Nociti non si è sottratto alle richieste del clan. Al contrario, quando il fratello di Raffaele Alvaro è ricoverato per una grave patologia in ospedale, è lui in persona a scomodare un collega per avere notizie dettagliate al riguardo. Per gli inquirenti «il candidato mostrava un’attenzione ingiustificata e ingiustificabile (neppure ove si considerasse la sua attività sanitaria) verso un componente degli Alvaro. L’unica finalità del gesto era quella di far sapere al sodalizio mafioso, che ancor prima del voto, era già in atto la sua vicinanza alla ‘ndrangheta».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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