I “regali” dell’Asp di Reggio ai manager scaduti

La denuncia della Uil sul tavolo del procuratore di Reggio Calabria. «L’Azienda conferma gli illeciti, l’amministrazione pubblica non è un bancomat»

REGGIO CALABRIA La sanità reggina è così ricca da potersi permettere di pagare dei benefit non più dovuti ad alcuni sanitari, retribuiti come dirigenti anche se in effetti non lo sono più da mesi. Il fatto è che quei bonus sarebbero illegittimi. Un “regalo” che l’Asp di Reggio Calabria continua a corrispondere ai manager senza che ne abbiano diritto. Il caso, sollevato dalla Uil, finisce sul tavolo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria dopo l’esposto firmato dal segretario provinciale Nicola Simone. L’atto arriva dopo molti interventi del sindacato rimasti senza riscontro da parte dei vertici aziendali e riepiloga tutti gli aspetti dei presunti abusi.

I BONUS Per i dirigenti del Servizio sanitario regionale che ricoprano incarichi di direzione di strutture complesse e di dipartimento è prevista la corresponsione di un’indennità aggiuntiva allo stipendio mensile pari a circa 800 euro per la struttura complessa e circa 1.500 per la direzione di un dipartimento. Il bonus è ovviamente legato all’effettivo svolgimento dell’incarico e all’esistenza dell’Unità operativa complessa formalmente ricompresa dagli atti organizzativi dell’Azienda e dell’Atto aziendale. Da tempo, per il sindacato, l’indennità è stata corrisposta «in modo illegittimo-illegale a numerosi (non si conosce il numero) dirigenti» e «la Uil ha doverosamente provveduto a trasmettere ai vertici dell’Azienda pro tempore ed agli uffici preposti note tendenti a evidenziare tale condotta illecita, richiedendo di assumere gli adempimenti correttivi e conseguenziali dandone puntuale riscontro». Un esempio che risale addirittura a prima della ratifica dell’Atto aziendale: nell’ex Pronto soccorso di Scilla, che «da tempo immemore è stato declassato a Punto di primo intervento» opera un un sanitario «che percepirebbe non è chiaro a quale titolo la indennità di direttore di struttura complessa (evenienza più volte denunciata)». La Uil ha informato di tutto sia il commissario Scura che la Commissione d’accesso antimafia, inviata dal ministero dell’Interno per verificare eventuali infiltrazioni dei clan.

L’AMMISSIONE DELL’ASP Nonostante tutto, non è arrivato «alcun riscontro sostanziale». Solo lo scorso 18 settembre, una nota del direttore della struttura operativa complessa Gestione sviluppo risorse umane e Formazione, Giovanni Tringali, avrebbe «testualmente attestato e certificato la veridicità delle argomentazioni rappresentate da questa segreteria in ordine alla illecita-illegale erogazione di detta indennità». Il sindacato riporta un estratto della risposta: «(…) in merito alla cessazione delle indennità di struttura complessa non più previste dall’Atto aziendale, come da disposizione della direzione generale n. 58 del 2017, si informa codesta segreteria provinciale che lo scrivente Ufficio GSRU, per quanto di competenza, ha già provveduto con apposita nota formale a fornire alla direzione generale, per la dovuta informazione e determinazione in merito, l’elenco delle strutture complesse soppresse dal nuovo atto aziendale, completo dei nominativi dei dirigenti a cui revocare il relativo trattamento economico». È il «massimo organo in materia di gestione giuridico-economica del personale dell’Asp» ad attestare «una condotta illecita ancora in itinere che, comunque, si è cristallizzata temporalmente». E alla Uil non risulta che la nota «sia stata smentita, rettificata o revocata esplicitando, quindi, tutti i suoi effetti giuridici». Anzi, dopo l’atto firmato da Tringali «“sembrerebbe” che nulla sia intervenuto a porre fine a detta scabrosa situazione, anzi» i bonus sarebbero stati erogati anche nello stipendio di settembre ai dirigenti che non ne hanno più diritto. L’Asp non è un bancomat, insiste la Uil che «esprime le proprie preoccupazioni anche per lo svolgimento illecito di funzioni, attribuzioni, collegate a soggetti privi di titolarità e la conseguente invalidazione di atti e delibere eventualmente sottoscritte». Ma per fare chiarezza non è rimasto che chiedere l’intervento della magistratura.





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