Il ghetto di San Ferdinando nel dossier Onu sulle schiavitù

La relatrice delle Nazioni Unite: «Condizioni di segregazione. L’omicidio di Sacko mostra i rischi di un’escalation razzista»

È durata dieci giorni la missione in Italia di Urmila Bhoola, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù. L’esperta indipendente – lo racconta l’Avvenire in edicola sabato – ha incontrato funzionari del Governo, associazioni dei datori di lavoro, sindacati e molti lavoratori sfruttati. È stata in aziende agricole, in un centro di accoglienza straordinaria (Gas) per migranti, in centri di accoglienza ufficiali per lavoratori stranieri in Calabria, Puglia e Latina e negli «insediamenti informali» di Borgo Mezzanone (Foggia) e di San Ferdinando (Calabria). E proprio a San Ferdinando ha certificato una delle situazioni più complicate, tra quelle che probabilmente finiranno nella sua relazione integrale, che sarà presentata nel settembre del 2019 al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. La nota di fine missione cristallizza i dati di un’emergenza, quella del caporalato: «Dei circa 1,3 milioni di lavoratori agricoli, quasi 405.000 sono migranti in situazione regolare o irregolare – si legge nel rapporto -. I migranti costituiscono la maggior parte di coloro che lavorano nei campi». Fra le cause del caporalato, c’è il fatto che la stagionalità del lavoro agricolo comporti una domanda di lavoratori durante determinati periodo dell’anno, «spesso con breve preavviso». Ma i centri pubblici per l’impiego non funzionano e dunque «si ricorre ai caporali o intermediari» che «diventano indispensabili».
Bhoola, intervistata dal quotidiano della Conferenza episcopale italiana, fa brevi cenni sulle condizioni di sfruttamento dei migranti che lavorano in Calabria: «Il salario è da fame: 3 euro l’ora o 50 centesimi a cassetta di arance raccolte in Calabria. Ma oltre allo sfruttamento lavorativo, molti migranti – in particolare quelli dell’Africa sub-sahariana – subiscono una discriminazione razziale, che impedisce loro di accedere ad alloggi dignitosi. Centinaia vivono in condizioni terribili in luoghi isolati, con una preoccupante segregazione rispetto alla popolazione locale. A San Ferdinando, in Calabria, e a Borgo Mezzanone, nel Foggiano, i lavoratori vivono in rifugi di fortuna. Senza elettricità, acqua, smaltimento rifiuti, servizi igienici, assistenza sanitaria o protezione sociale».
Condizioni che rischiano, secondo l’esperta sudafricana dell’Onu, «di alimentare la tensione sociale, aumentando il razzismo e la xenofobia. Il problema è preoccupante: episodi come l’uccisione di Soumaila Sacko a Rosarno, il 2 giugno, o il presunto utilizzo di fucili ad aria compressa contro lavoratori indiani a Latina potrebbero aumentare, se non si presta attenzione nel far fronte all’integrazione sociale e nel porre fine all’impunità degli autori dei reati».





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