Lucano in Tribunale, oggi si discute sulla revoca dei domiciliari

Il sindaco sospeso: «Mi auguro di tornare a essere una persona libera». Presidio di associazioni e comitati in piazza nel pomeriggio. Magistratura democratica definisce «un atto di autolesionismo» la circolare con cui il Viminale cancella il modello di Riace

REGGIO CALABRIA Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, è appena arrivato negli uffici del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, dove sarà discussa l’istanza di revoca degli arresti domiciliari ai quali il primo cittadino è sottoposto dal 2 ottobre scorso per favoreggiamento dell’immigrazione e abuso d’ufficio. Accompagnato dal suo avvocato, Andrea Daqua, e atteso dai giornalisti, Lucano ha commentato: «Mi auguro di tornare ad essere una persona libera». L’area del centro direzionale che ospita gli uffici giudiziari è stata interdetta alla presenza di eventuali manifestanti. Un sit-in di solidarietà è previsto per le 17 davanti alla sede della Prefettura.
Il procedimento a cui è sottoposto il sindaco sospeso segue una strada diversa ma corre parallelo alla procedura burocratica che ha condannato il modello Riace. Entrambi partono infatti dalla medesima relazione prefettizia del 2016, sebbene ribaltata da un’ispezione del 2017, fatta arrivare tanto sui tavoli della Procura di Locri, come su quelli ministeriali.

ANCHE LA COMPAGNA IN TRIBUNALE C’è anche Lemlem Tesfahun, compagna del sindaco di Riace, Domenico Lucano, negli uffici giudiziari di Reggio Calabria per l’udienza del Tribunale del Riesame. La donna è a sua volta indagata e sottoposta ad un divieto di dimora nella cittadina calabrese, nota per il suo modello d’accoglienza e di integrazione dei cittadini extracomunitari. Lemlem Tesfahun, che ha presentato a sua volta istanza di revoca del provvedimento, ha raggiunto gli uffici giudiziari poco dopo il primo cittadino.

PROCEDIMENTI “INCROCIATI” Sul piano penale – ha messo nero su bianco il gip – non è stata accertata nessuna sottrazione di fondi, né malversazione, ma alcune presunte irregolarità relative all’affidamento della raccolta differenziata a due cooperative sociali e alla celebrazione di matrimoni che gli investigatori ritengono di comodo. Sul piano amministrativo, sebbene i suoi ispettori nel gennaio 2017 abbiano affermato l’esatto opposto, il Viminale a partire da quella relazione ha aperto un’istruttoria che avrebbe accertato irregolarità tali da comportare la chiusura dei progetti. Un giudizio pesantissimo legato all’improvvisa valutazione negativa di quegli strumenti che hanno fatto di Riace un modello, come i bonus, le case recuperate del borgo, i laboratori, il coinvolgimento degli ex beneficiari dei progetti come operatori. Sebbene per decisione del prefetto non possa guidare l’amministrazione comunale fin quando rimarrà ai domiciliari, Lucano per la “sua” Riace promette battaglia. L’amministrazione, supportata dagli avvocati dell’Asgi, presenterà ricorso. Ma – ha annunciato ieri Lucano – già è stato aperto il “cantiere” per la Riace del futuro. «Andremo avanti anche senza il sostegno del sistema Sprar», ha affermato.

LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE Mentre il Viminale non accenna a passi indietro sull’attacco al modello Riace, la mobilitazione a sostegno del paese dell’accoglienza si allarga a tutta l’Italia. Per il prossimo 10 novembre, la rete antirazzista – che raccoglie comitati, associazioni e realtà che storicamente si occupano di migranti e integrazione – ha convocato una manifestazione nazionale a Roma in solidarietà con Riace e contro il «razzismo di Stato» cristallizzato nel decreto Salvini, ma potrebbe non essere l’unica. Per il paese dell’accoglienza anche Magistratura democratica chiama alla mobilitazione.

IL VIMINALE «CREA UN CORTOCIRCUITO» Con un documento durissimo che definisce «un atto di autolesionismo» la circolare con cui il Viminale ha cancellato il modello Riace, i magistrati di Md, insieme ad altre realtà come Articolo 21, Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Coordinamento per la democrazia costituzionale, Giuristi Democratici e Recosol, chiedono alla società civile di mobilitarsi perché «giunga un severo richiamo alla politica per evitare che vengano disperse esperienze preziose come quella di Riace». Nel documento si legge infatti che «nel momento in cui atti diffusi d’intolleranza fanno avvertire come un peso la presenza di quote di migranti nelle comunità locali, l’ultima cosa da fare sarebbe quella di smantellare le esperienze di convivenza virtuosa». Per questo – sostengono Md e le altre realtà che hanno sottoscritto il documento – la circolare del Viminale «è un provvedimento che obiettivamente lede anche gli interessi degli italiani e irresponsabilmente opera per rendere la convivenza più difficile e più problematica per l’ordine pubblico». Ma soprattutto – sottolineano – «il decreto del Ministero dell’Interno interviene creando un inaccettabile corto circuito fra la legalità costituzionale e la legalità delle prassi amministrative». Per questo – dicono – è necessario e urgente mobilitarsi.

PRESIDIO A REGGIO Per Lucano e insieme a lui nella battaglia a tutela di Riace si sono schierate realtà, comitati, associazioni e singoli cittadini che per martedì pomeriggio alle 17 hanno convocato un presidio di fronte alla prefettura di Reggio Calabria. «Le “gravi” irregolarità denunciate dal ministero degli Interni, guidato dal capo di un partito che ha rubato al popolo italiano 49 milioni di euro – si legge nella nota con cui il presidio è stato convocato – sono proprio quei punti di forza che hanno reso unica Riace, trasformandola in una comunità di accoglienza diffusa in cui gli esseri umani non vengono ammassati e parcheggiati in enormi centri di accoglienza a costituire materia inerte, da relegare agli angoli delle strade delle nostre città». Per questo – dicono gli organizzatori – si scenderà in piazza di fronte alla Prefettura «per manifestare solidarietà a Mimmo Lucano e in libertà, e per urlare la nostra indignazione di fronte a provvedimenti contrari allo spirito costituzionale».

ANCHE GLI ARTISTI SI MOBILITANO Ma l’indignazione sollevata dal caso Riace fa breccia anche fra gli artisti. Il “sasso” è stato lanciato da Yosonu, poliedrico artista calabrese, che su Facebook ha lanciato l’appello “Tu non sei benvenuto”. «Appello. Se gioisci e/o provi soddisfazione per le “manifestazioni di forza” del tuo ministro degli interni a scapito di tutti gli “zero”, dei ne*ri, dei commercianti “etnici”, se ti fa stare più sicuro aver dato a lui le chiavi di porti e aeroporti da chiudere, se ti piace sapere che tuo figlio mangia in mensa e il suo compagnetto ne*ro pranza a parte col panino portato da casa, se davvero sostieni differenze di merito/diritti/privilegi su base razziale e/o dell’orientamento sessuale (o addirittura in base al credo religioso), se ecc. ecc. allora sei pregato di non venire ai miei concerti, lì non sarai il benvenuto, tu». Un messaggio forte dettato «dalla necessità di tenere la linea», dice, e che è stato condiviso sulle proprie pagine personali da diversi artisti e band calabresi.

SILENZIO DEI 5STELLE Mentre gli artisti prendono posizione, i Cinque stelle nicchiano. Chiamati in causa dalla presidente dell’Anpi Carla Nespolo, che li ha invitati a ricordare «almeno per decenza» che «in una terra bella e difficile come la Calabria è utile perseguire mafia e ‘ndrangheta», hanno risposto con il silenzio. Anche il presidente della Camera Roberto Fico, identificato come l’ala sinistra dei pentastellati e chiamato a battere un colpo, ha scelto di non parlare. Anzi, ha promesso che lo farà, ma con il fuso orario. «Riace in questo momento è una situazione più complessa e ne parlerò tra qualche giorno», ha detto a Napoli. Ma qualcosa se l’è fatta scappare: «Senza dubbio sono convinto che l’accoglienza diffusa che crea non concentrazione ma diffusione anche di integrazione con vari passaggi è la via maestra. Non c’è ombra di dubbio e non parlo di Riace».

LE GIRAVOLTE M5S SU RIACE Un tentativo che da più parti viene letto come un tentativo di “scaricare” Riace, cui fanno eco le parole di Carlo Sibilia. Il 2 ottobre, il giorno dell’arresto di Mimmo Lucano, il sottosegretario pentastellato agli Interni ha pubblicato un post con tanto di autocitazione che lascia poco spazio a dubbi. «”Abbiamo deciso di ridurre a zero la speculazione sull’accoglienza. Per Riace non ci sono coperture e il nostro governo si è posto l’obiettivo di eliminare i finanziamenti a pioggia in tema di politiche migratorie”. Queste le mie dichiarazioni rese in occasione della visita in Calabria il 6 agosto scorso. Oggi, dopo l’arresto del sindaco di Riace nell’ambito dell’operazione Xenia effettuata dalla Guardia di Finanza, sono più comprensibili», scrive Sibilia.

LE ISPIRATE PASSEGGIATE DELL’EURODEPUTATA Eppure, non più tardi di qualche mese fa, la sua collega eurodeputata Laura Ferrara passeggiava a Riace per poi postare su Facebook un fotoracconto dettagliato di quella visita nel «paese dell’accoglienza, conosciuto in tutto il mondo per la vera inclusione sociale basata su un forte senso di comunità e di appartenenza ai valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco». L’indagine su Lucano era già in corso e la cosa era nota, ma l’eurodeputata affermava: «La magistratura farà il suo lavoro, intanto porto con me un’esperienza di accoglienza che mi auguro venga replicata in sempre più realtà locali e il rispetto di quei valori, principi e diritti che appartengono a tutti, senza distinzione alcuna, e che devono essere la bussola dell’agire politico».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it







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