Lucano: «Dovrebbero chiamarlo “Decreto insicurezza”»

Il sindaco sospeso di Riace critica le scelte del governo: «Mette in strada le persone, genererà disordini e problemi di ordine pubblico». Poi attacca il M5S «succube» di Salvini

FIRENZE Il Dl Salvini «intanto non è un decreto sicurezza ma, viste le misure per l’immigrazione, dovrebbero chiamarlo decreto insicurezza. Pensate a quello che è già successo a Crotone dove 26 persone, tra le quali anche bambini, e uno di soli 5 mesi, sono state messe per la strada perché titolari di permesso con protezione umanitaria». Lo ha detto il sindaco di Riace Domenico Lucano, attualmente sospeso, parlando con i giornalisti a Firenze dove ha ricevuto il premio “Firenze per le Culture di Pace”. «Secondo questo decreto quelli che hanno la protezione umanitaria non possono usufruire dell’accoglienza organizzata – ha aggiunto Lucano -. Questo è un decreto insicurezza che genererà dei disordini e problemi anche di ordine pubblico in una terra come la nostra che da questo punto di vista ha già i suoi problemi».
Preoccupato ma non stupito, Lucano affonda: «Non mi aspettavo niente di diverso da un governo che sulla propaganda contro gli immigrati ha creato le sue fortune elettorali, e sono imperterriti a continuare. La cosa che lascia senza parole è che l’altra organizzazione politiche (il Movimento Cinquestelle, ndr) che si proponeva come il governo del cambiamento è succube di quello che sembra avere la voce più autorevole sin dall’insediamento di questo governo».
Il sindaco sospeso, che ha rilanciato le accuse all’ex ministro dell’Interno Marco Minniti che avete avuto modo di ascoltare nell’ultima puntata de Lo Sfascio, non può non pensare al suo modello: «Da quando non posso più tornare a Riace – dice – mi è stata data un’occasione per andare in giro per l’Italia perché questo mi permette di fare una narrazione diversa della Calabria, che è conosciuta per altri motivi. Una terra ultima, per tante graduatorie ma non per la sensibilità e l’accoglienza ai rifugiati. È questo è strano perché la Calabria è una terra di partenza. Però, in un’epoca in cui prevalgono gli egoismi e la società delle barbarie, essere stati normali, come dovrebbe esserlo qualunque essere umano quando ha a che fare con persone che chiedono di essere aiutate, è diventato un fatto straordinario».





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