Dai beni confiscati agli Sprar, le proposte (e i dubbi) per uscire dal ghetto

Sono diverse le possibili strategie emerse dagli incontri in Prefettura a Reggio, ma secondo i sindacati più rappresentativi tra i braccianti della tendopoli l’unica via rimane l’inserimento abitativo

REGGIO CALABRIA All’indomani dell’ennesimo incendio nella tendopoli di San Ferdinando, dall’Usb è arrivata una richiesta chiara, comunicata a mezzo stampa a Prefettura e istituzioni interessate: «A che punto siamo con il piano di smantellamento del ghetto?». E qualcosa – emerge oggi da una riunione del tavolo tecnico permanente – sembra muoversi. L’obiettivo, complice forse anche il fiato sul collo imposto dall’istituzione della Zes, è sempre il medesimo: spazzare via la tendopoli già costata la vita a troppi dei suoi ospiti. Diverse però sembrano tuttora essere le strategie immaginate per raggiungerlo.

INSERIMENTO ABITATIVO Per i sindacati più rappresentativi fra i braccianti, l’unica via per superare il ghetto rimane l’inserimento abitativo dei lavoratori che continuano ad essere confinati lì. Una soluzione fortemente sostenuta anche dal delegato degli abitanti della tendopoli, oggi presente alla riunione in Prefettura. Solo permettendo ai braccianti di integrarsi nel tessuto sociale della Piana – ha spiegato – sarà possibile rompere le logiche del ghetto che hanno finito per consolidarsi a San Ferdinando. Anche la nuova tendopoli – messa in piedi dalla Prefettura e attualmente finanziata con fondi del Viminale – non rappresenta una soluzione, perché nonostante permetta condizioni di vita maggiormente dignitose, è impensabile – ha affermato, sostenuto dall’Usb – come soluzione permanente.

LA NUOVA LINEA DELLA REGIONE Posizioni su cui di recente si è spostata anche la Regione, rappresentata nel corso della precedente riunione dal governatore Mario Oliverio in persona, che ha tagliato la strada a qualsiasi ipotesi di nuovo campo, annunciando l’istituzione di un fondo di garanzia per i proprietari che concedono un immobile in locazione e l’intensificazione dei mezzi di trasporto per permettere ai braccianti di raggiungere con facilità i luoghi di lavoro. Forse frastornati dagli inciampi giudiziari del governatore, oggi nessuno dei rappresentanti della Regione ha presenziato alla riunione, ma secondi fonti vicine alla Giunta non ci sarebbero ripensamenti sulla linea stabilita. Anche per questo, secondo indiscrezioni, le disponibilità comunicate dai rappresentanti dell’Agenzia dei Beni confiscati avrebbero generato più di qualche perplessità.

BENI CONFISCATI Stando a quanto reso noto nel corso della riunione, fra Cittanova, Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando e Taurianova ci sarebbero non più di una trentina di alloggi disponibili, più forse un fabbricato di 700 metri quadri, tutto da riqualificare. Proposta quest’ultima che non è piaciuta né all’Usb, né ai delegati della tendopoli perché «di fatto replicherebbe fra pareti di cemento le logiche di marginalizzazione sociale tipiche del ghetto». Più possibilisti gli altri sindacati, Cgil inclusa, che sembrano vedere di buon occhio anche l’inserimento dei braccianti nel morente circuito Sprar.

«NON VOGLIAMO CARITÀ» Una soluzione fortemente sostenuta dal prefetto Michele di Bari, che ha comunicato di aver già attivato il Servizio centrale del Sistema Sprar per vagliare eventuali disponibilità. Ma anche questa – hanno più volte spiegato dalla tendopoli – non può essere una soluzione. E non solo perché, con il decreto Salvini, tutti i progetti sono destinati a morire ad esaurimento dei progetti in corso. L’accoglienza in Sprar – hanno più volte spiegato i braccianti – sarebbe solo una soluzione assistenziale e temporanea, assolutamente incapace di attaccare il problema di base. «Noi – dicono i braccianti – non vogliamo carità, vogliamo solo avere la possibilità di vivere e lavorare dignitosamente».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it







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