Asp Reggio, il caso della lavanderia interdetta per mafia e prorogata

La Prefettura ha emesso un’interdittiva nei confronti della società che si occupa del lavaggio della biancheria per conto dell’Azienda, ma il dg ha autorizzato la prosecuzione del contratto per «l’urgente necessità» di non interrompere il servizio

REGGIO CALABRIA Il 19 febbraio scorso la Prefettura di Reggio Calabria ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di una società che si occupa da anni del servizio di lavaggio della biancheria per l’Azienda sanitaria. Ma vista «l’urgente necessità» di assicurare il servizio, e siccome la nuova procedura non è stata ancora espletata, il dg facente funzioni dell’Asp Pasquale Mesiti, oggi sospeso per effetto del commissariamento deciso dal governo per infiltrazioni mafiose, ha autorizzato la prosecuzione del contratto con la società che, secondo la Prefettura, sarebbe in odore di ‘ndrangheta. La delibera del dg è datata 12 marzo, quindi in data successiva alla decisione del Consiglio dei ministri di sciogliere l’Asp reggina (qui la notizia), adottata con deliberazione del 7 marzo.
La decisione dei vertici (sospesi) dell’Azienda prende il via da una proposta del direttore del Provveditorato economato e gestione logistica dell’Asp che ha incassato il parere favorevole del direttore amministrativo e di quello sanitario. La motivazione con cui il dg ha disposto la prosecuzione del contratto con la società interdetta richiama «le ragioni di necessità, urgenza e indifferibilità del servizio», oltre che la circostanza che l’iter per la nuova assegnazione non si è ancora concluso. Il servizio costa all’Asp di Reggio 244mila euro all’anno.

s. pel.







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto