Processo “Eracle”, pioggia di condanne per i buttafuori dei clan

Una sola assoluzione e pene pesantissime per tutti gli imputati dell’abbreviato. Confermato l’impianto accusatorio dell’inchiesta che ha iniziato a svelare il volto violento della movida reggina

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA
Una sola assoluzione, per di più per una posizione marginale, e poi condanne pesantissime, che per molti arrivano a 20 anni. È una conferma rotonda dell’impianto accusatorio la sentenza arrivata a conclusione del primo grado abbreviato del procedimento Eracle, scaturito dall’inchiesta dei pm Sara Amerio, Stefano Musolino e Walter Ignazzitto, che ha svelato il racket di buttafuori abusivi tramite cui il clan Condello ha imposto la protezione sui locali della movida cittadina, garantendosi anche un utile canale per lo spaccio di droga. Attività – hanno ricostruito gli investigatori della Squadra Mobile – che i rampolli del clan Condello alternavano alle corse clandestine dei cavalli e alle altrettanto clandestine scommesse sulle gare. Un quadro che sembra aver convinto pienamente anche il gip, che ha assolto solo Francesco Antonio Eneide, accusato di intestazione fittizia. Per tutti gli altri sono arrivate condanne pesantissime.

LE CONDANNE Andrea Morelli (20 anni), Cosimo Morelli (20 anni), Domenico Nucera (20 anni), Fabio Vittorio Minutolo (20 anni), Salvatore Falduto (20 anni), Francesco Ferrante (20 anni), Enrico Giovanni Barcella (14 anni), Giovanni Magazzù (14 anni), Francesco Ferrara (13 anni e 4 mesi), Fabio Morelli (12 anni), Luciano Baione (12 anni), Attilio Buontempone (12 anni), Fabio Puglisi (10 anni e 8 mesi), Michele Panetta (8 anni), Giuseppe Emanuele Pecora (7 anni e 4 mesi), Fabio Caccamo (7 anni e 4 mesi), Basilio Cutrupi (7 anni e 4 mesi), Francesco Barbaro (6 anni e 4 mesi e 22mila euro di multa), Bruno Magazzù (4 anni e 20mila euro di multa), Mostafa Nkairi (3 anni e 4 mesi e 6700 euro di multa), Carmine Surace (2 anni), Mino Berlingeri (2 anni), Paolo Cosoleto (1 anno e 80 euro di multa), Egidio Morabito (1 anno e 80 euro di multa), Antonino Marino (1 anno e 80 euro di multa) Bruno Antonio Crucitti (1 anno e 40 mila euro di multa)

L’INDAGINE Al centro dell’inchiesta, attività, affari e reti delle giovani leve del clan Condello che insieme a famiglie a loro storicamente collegate per anni hanno funestato e controllato le notti reggine. Su locali e “lidi” i clan – è emerso dall’inchiesta – avevano imposto una vera e propria guardiania, assicurata da un branco di buttafuori abusivi, che nessun gestore poteva permettersi (e nemmeno ha tentato) di allontanare.

SPEDIZIONE PUNITIVA Un servizio security armato e pericoloso, tanto da arrivare ad organizzare una vera e propria spedizione punitiva conclusasi con una gambizzazione, nei confronti di un 28enne di Gallico che si era permesso di “disturbare” una serata. Ma la security dei Condello non si occupava solo di “ordine pubblico” nei locali. Anche di spaccio.

SERVIZIO COCA Nei lidi su cui “vigilavano”, i buttafuori avevano anche la facoltà di far girare la cocaina degli arcoti. Stesso ramo di business al quale i clan della periferia nord – Rugolino e Stillitano soprattutto – avevano ammesso anche gli uomini della comunità rom di Arghillà, affidata a Cocò Morelli. Individuato come reggente della banlieue che si allarga ai piedi del carcere con tanto di battesimo, Morelli ha assicurato agli arcoti un esercito di armieri, pusher e forse sicari. «Diceva di avere a disposizione oltre 500 uomini» ha messo a verbale il pentito Vincenzo Cristiano. E su di loro i clan hanno voluto imprimere il proprio marchio criminale.

VETERINARIO FAI DA TE Ma l’indagine ha anche permesso di scoprire e documentare un giro di corse clandestine di cavalli, gestito personalmente da Domenico Francesco Condello, figlio del superboss Pasquale. Responsabile della scuderia che porta il nome del casato di famiglia, in parte – hanno scoperto gli investigatori – costruita su suolo demaniale, Condello jr, considerato «astro nascente dell’organizzazione criminale», era anche a capo del giro di corse clandestine che era stato organizzato attorno ai suoi cavalli. Tutti pesantemente dopati pur di migliorarne le prestazioni durante le gare, che generalmente si svolgevano sul tratto cittadino della Gallico -Gambarie.

IL GIRO DELLE SCOMMESSE A organizzarle per gli investigatori era proprio Condello, in grado di bloccare una delle fondamentali arterie di collegamento fra la città e la montagna. Quando i suoi cavalli si misuravano in velocità e potenza su quella strada, da lì non passava nessuno prima che la corsa fosse finita. E nessuno doveva azzardarsi a disturbare. Anche perché, attorno a quelle gare c’era un giro di scommesse clandestine, con puntate da capogiro.

a.candito@corrierecal.it







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