Manichino con la testa mozzata davanti al consiglio regionale

Un uomo e una donna a volto coperto lo hanno posizionato davanti all’ingresso e poi hanno versato un secchio di vernice rosso sangue. Il gesto è stato rivendicato dal collettivo “Fem.In Cosentine in lotta”. Indaga la Digos

di Pietro Bellantoni
REGGIO CALABRIA Un manichino di donna con la testa mozzata e tanta vernice rossa come il sangue. Il consiglio regionale della Calabria diventa il palcoscenico di una macabra provocazione femminista. Un uomo e una donna, con il volto coperto da cappucci, hanno lasciato il manichino davanti alla sede del parlamentino calabrese. I due, dopo averlo posizionato sulle scale d’accesso, hanno versato un secchio di vernice rossa. Subito dopo si sono allontanati.
Sul posto sono arrivati gli agenti della Digos che hanno immediatamente avviato le indagini per risalire all’identità della coppia. Da quanto si apprende, a compiere il gesto sarebbero stati due giovani.
La provocazione è da ricondurre all’attività del consiglio regionale. Per la seduta di oggi è in programma la discussione sulla doppia preferenza di genere.

«SEGNO DI RABBIA» E infatti a stretto giro è arrivata la rivendicazione da parte del collettivo femminista “Fem.In Cosentine in lotta”. Il comunicato diffuso concentra l’attenzione sulla norma di genere ma anche sulla situazione più generale delle donne calabresi. Il dibattito sulla legge sarebbe dunque «viziato dagli interessi partitici e personali dei consiglieri, i quali conferiscono a questa legge un significato strumentale al mantenimento dei loro ruoli di potere e di controllo. Si perde così, tra un commento sessista e l’altro, l’urgenza di quella che dovrebbe essere una discussione sulle cause dell’evidente disparità di genere in Calabria».
«Il problema – scrivono ancora – sicuramente non si riflette solamente sul numero di cariche pubbliche affidate alle donne: il sistema patriarcale, determina l’oppressione e la discriminazione di genere in ogni ambito sociale e culturale. Questa è la violenza di genere perpetrata dalle istituzioni, la stessa violenza che ci incatena e ci uccide. Per questo motivo oggi abbiamo deciso di lasciare un chiaro segno della nostra rabbia davanti alla sede del consiglio regionale. Sul manichino, simbolo di ogni donna, grava il peso della politica misogina che caratterizza le nostre istituzioni e della violenza istituzionale che porta a ridurre i temi di genere a mera campagna elettorale. Noi donne pretendiamo che si discuta seriamente e aldilà di giochetti politici e conflitti strumentali delle questioni di genere che affliggono la nostra regione». (p.bellantoni@corrierecal.it)







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