Il ritorno di Lucano a Riace, tra «errori» e «speranza»

Il sindaco dell’accoglienza torna nel suo Comune per le poche ore concesse dal Tribunale. «Mi scuso, ma non ho mai agito per tornaconto personale. Abbiamo reso questo paese capitale dell’umanità»

di Alessia Candito
RIACE
Mani giunte più volte a ringraziare quella folla che lo aspetta da mesi, commosso, emozionato, quando inizia a parlare Mimmo Lucano ha la voce quasi rotta. È tornato a Riace dopo mesi di esilio solo per le poche ore che i giudici del Tribunale di Locri gli hanno concesso, andando anche contro il parere del pm. È tornato per chiudere una campagna elettorale che non ha potuto fare, ma per la quale ha detto no a tutti “i treni” per il Parlamento europeo che più forze politiche gli hanno offerto. È tornato e il tempo che ha a disposizione è quasi troppo poco per otto mesi di cose arretrate, più il bilancio di 15 anni da sindaco. «Oggi si chiude un’epoca, il mio ruolo cambierà in ogni caso, perché anche se dovessi essere eletto, non ho intenzione di interferire con l’amministrazione e sbaglia chi crede che sia io a dare ordini a Maria». Lei, “sua” candidata sindaco e assessore uscente dell’ultima Giunta, gli sta accanto e annuisce, dall’inizio alla fine. Gli tocca il braccio per confortarlo quando la voce di Lucano si rompe per l’emozione, lo guarda preoccupata quando la mezzanotte si avvicina insieme all’obbligatorio silenzio elettorale e lo sa, perché lei Mimmo lo conosce, potrebbe stare ancora a parlare per ore. A braccio, senza foglietti né appunti, il sindaco uscente parla alla sua comunità, ricorda i risultati raggiunti dalla sua amministrazione, rivendica di aver trasformato un quasi anonimo borgo della Locride in un punto di riferimento mondiale. Quell’accoglienza nata per caso e diventata sistema è diventata – ricorda Lucano – «l’opera pubblica immateriale più importante della Calabria e che ci ha fatto conoscere nel mondo intero». E grazie a questa, ne sono state realizzate anche di concrete: la riqualificazione del borgo, l’asilo multietnico, il parco delle fontane, i pioneristici servizi di raccolta differenziata, l’acquisizione di due beni confiscati, la realizzazione del lungomare. L’elenco è lungo e qualcuna Lucano dimentica persino di citarla. Dalla piazza gliela ricordano, ma lui non sente niente, non vede niente. Troppa ansia di parlare alla sua gente che da 8 mesi non può vedere, quanto meno nella “sua” Riace. «Abbiamo reso questo paese capitale dell’umanità nel mondo. E i riacesi che sono emigrati ne sono orgogliosi». Gente come Giuseppe, da 5 anni in Germania e tornato solo per votare alle Amministrative perché «sono da tempo fuori ma non mi sono iscritto all’Aire, significherebbe essere andato via per sempre. La cittadinanza non la sposterò mai».
Certo, ammette Mimmo, «errori magari ce ne sono stati e di questo mi scuso. Ma una cosa la posso affermare: non ho mai agito per tornaconto personale. In paese ci conosciamo tutti da sempre e tutti sanno che tutti i miei familiari sono dovuti andare via. Non ho mai fatto nulla perché loro avessero un vantaggio o lo avessi io. Sfido chiunque a dire il contrario, a viso aperto». Non mostra paura Lucano, né delle inchieste, né delle accuse, né delle chiacchiere che in paese sono state alimentate con pettegolezzi e false indiscrezioni. Tanto meno della guerra che il piccolo borgo della Locride si è trovato a combattere. «Stavamo dimostrando al mondo che l’immigrazione non è un problema. Questa equazione su cui sono state costruite le fortune anche di questo governo, noi l’abbiamo smentita dimostrando come sia una risorsa. E forse per questo sono iniziati i problemi», tuona il sindaco uscente. Poco dopo il suo arresto ai domiciliari, nel giro di due settimane trasformato in esilio, quel modello è stato distrutto con una circolare, che con un colpo di spugna ha cancellato tutti i progetti Sprar, i quasi 100 posti di lavoro che erano stati creati e obbligato tutti i rifugiati a scegliere se andare via o uscire dal sistema di accoglienza. «Ma adesso la speranza di ricostruire c’è. Il Tar ha detto con una sentenza che non potevano cancellare tutto dall’oggi al domani, che non è stato giusto mandare via tutti». C’è ancora la possibilità – afferma sicuro il sindaco uscente – di ricostruire quel sogno che ha trasformato Riace in un punto di riferimento per il mondo intero. E ne parlerebbe ancora ore Lucano. Ma il tempo corre, il silenzio elettorale si avvicina e c’è solo il tempo di salutare e ringraziare tutti. Sulle note di una malinconica versione di “Bella ciao”, che accompagna Lucano mentre, fra abbracci e pacche sulle spalle, torna sulla strada dell’esilio. (a.candito@corrierecal.it)







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