Ricorso a Mattarella per salvare il paesaggio di San Lorenzo

Gli ambientalisti del Reggino presentano istanza al presidente della Repubblica per l’annullamento del progetto del lungomare. Intanto al loro appello aderiscono il noto urbanista Lodovico Meneghetti, il cantautore Cataldo Perri e lo scrittore Carmine Abate

SAN LORENZO Il tentativo di cittadini e associazioni ambientaliste di opporsi a una nuova opera di cementificazione del litorale reggino è diventato un caso andato ben oltre i confini della Calabria. L’appello contro il progetto di lungomare portato avanti dal Comune di San Lorenzo (potete leggerlo qui) sta infatti incassando una valanga di sottoscrizioni e tra le adesioni ci sono nomi importanti sia del mondo accademico (tra cui quelle di Lodovico Meneghetti, direttore del Dipartimento di progettazione dell’Università di Milano, e Nadia Marchettini, direttore del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena) che di quello dell’arte e della cultura (le più recenti sono quelle dello scrittore Carmine Abate e del cantautore Cataldo Perri, che si aggiungono, tra gli altri, a Giovanna Marini e ad Alice Rohrwacher).
Ma alla battaglia civica del “Laboratorio territoriale di San Lorenzo e Condofuri” per salvare il paesaggio di San Lorenzo si aggiunge ora anche un fronte legale. Attraverso l’avvocato Angelo Calzone, infatti, l’associazione Italia Nostra ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica Sergio Mattarella – si tratta di una forma particolare di ricorso amministrativo – contro l’amministrazione comunale di San Lorenzo e nei confronti della Città metropolitana di Reggio Calabria chiedendo l’annullamento, previa sospensiva, degli atti emanati dal Comune relativi all’approvazione del progetto di completamento del lungomare della Marina di San Lorenzo.
Nel ricorso di Italia Nostra viene menzionato innanzitutto il «parere contrario», acquisito al protocollo comunale «oltre i termini di legge», della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo. E soprattutto si rileva che l’opera prevede una “piastra” (cioè una nuova superficie non permeabile) di oltre 1 ettaro, con una sezione trasversale totale di circa 18 metri, per una lunghezza di quasi 630 metri lineari, pur
ricadendo «in area costiera, bene paesaggistico di interesse nazionale, tutelato da vincolo prioritario ex Dlgs 42/2004».
Nel ricorso si fa poi notare come il progetto esecutivo sia stato approvato «nonostante il progetto definitivo non sia stato sottoposto come per legge alla verifica di assoggettabilità a V.i.a. (Valutazione di impatto ambientale, ndr)». E come l’opera progettata sia contraria alle disposizioni normative del Quadro territoriale regionale paesaggistico della Regione Calabria «che vieta interventi di tale natura». Infine, pur ricadendo nell’area Sic (Sito di interesse comunitario) Fiumara Amendolea, il progetto non è stato «preceduto dallo studio d’incidenza ambientale presupposto essenziale per l’escludere o affermare la necessità della Valutazione d’incidenza da parte della Regione Calabria». (spel)







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