Nella «zona franca» del cimitero di Locri. «Qualcuno tiene in ostaggio i vivi e i morti»

L’aumento improvviso di tombe. I loculi sorti dal nulla. Le denunce nell’indagine Euro-scuola. Il sindaco Calabrese racconta le anomalie nel camposanto. «I responsabili risarciranno le vittime. Ma la gente non denuncia»

di Francesco Donnici
LOCRI
È grottesca la situazione che si protrae ormai da decenni nel cimitero di Locri.
L’ultimo episodio di questa vicenda ormai tristemente nota, è la lettera aperta del sindaco, Giovanni Calabrese, scritta sul suo profilo social per i cittadini locresi. Il primo cittadino dice che «finalmente il cimitero, dopo quaranta anni di soprusi, ha imboccato la strada della legalità. Invitiamo i cittadini, come sta accadendo con alcuni, a denunciare. Non possiamo restare inermi di fronte alla notizia della scomparsa delle tombe dei propri congiunti».
I soprusi di cui parla Calabrese sono collegati a diverse cause e hanno fatto sì che il cimitero di Locri diventasse negli anni «una zona franca – come definita dallo stesso sindaco in una lettera alle autorità di qualche anno fa – attraverso la quale alcuni tengono in ostaggio la città: i vivi e i morti».

Giovanni Calabrese

FALSE CONCESSIONI E LOCULI SOSTITUITI Dalla ricostruzione offerta da Giovanni Calabrese si evincerebbe l’esistenza di un vero e proprio sistema comprendente tutte le fasi: dal funerale alla concessione del loculo passando per la vendita di fiori e lumini. Un sistema noto a molti, eppure taciuto, ma che non si sarebbe potuto radicare senza la presenza di “mediatori” nel palazzo comunale.
«L’anno scorso abbiamo riscontrato un aumento improvviso di tombe. All’inizio abbiamo monitorato la situazione, ma poi abbiamo deciso di intervenire con le ruspe. La misura – aggiunge il sindaco – si è resa necessaria dopo aver riscontrato la presenza di una serie di loculi sorti dal nulla, molti dei quali costruiti in una zona non edificabile e non ricompresa nel piano del “project financing”». Calabrese parla di tombe che hanno letteralmente chiuso i viali principali del cimitero; tombe che impediscono l’accesso ad altre tombe o che sono state edificate su altre. La prima denuncia «circostanziata» risalirebbe al 2015: «Alcuni cittadini hanno speso migliaia di euro per vedersi rilasciate delle pseudo-concessioni. Dalle prime indagini risulta un ruolo chiave di alcuni “mediatori” – persone interne al cimitero ed esterne all’amministrazione – ma è evidente che all’interno dell’ufficio tecnico del Comune qualcuno ha avuto un ruolo determinante. Sono state rilasciate delle strane concessioni, dove si autorizza a costruire tombe senza però specificare dove».

Demolizione di tombe abusive e difformi di recente realizzazione. I "vivi" hanno profanato, con assurde realizzazioni, il luogo sacro dove riposano i defunti. Realizzate centinaia di tombe abusive o difformi in qualsiasi angolo del cimitero. Proviamo a restituire decoro e dignità al nostro cimitero. #locricambiavolto

Pubblicato da Giovanni Calabrese – Sindaco della Città di Locri su Venerdì 14 giugno 2019

LE DENUNCE E LE PRECEDENTI INDAGINI Da tempo erano stati individuati alcuni dipendenti comunali aventi «incompatibilità di fondo. Uno lo abbiamo rimosso, un altro lo abbiamo mandato in pensione dopo averlo allontanato dal cimitero».
Le prime segnalazioni furono fatte dall’allora sindaco (dal 2006 al 2011, ndr) Francesco Macrì che nell’ambito dell’indagine “Euro-scuola” dello scorso 2017, parlò con gli inquirenti anche della delicata situazione del cimitero affermando che «il camposanto di Locri non è del Comune, ma è gestito di fatto da un clan» definendolo come «il nodo più spinoso di Locri. Per cambiare una lampadina, una persona deve andare da loro, anche chi vuole un loculo deve rivolgersi a loro. Il Comune non esiste».
Calabrese è stato vicesindaco della giunta Macrì e già come assessore si era interessato alla questione, salvo poi decidere di affrontarla di petto una volta diventato sindaco: «Ricordo queste indagini. Proprio in seguito a esse – aggiunge – ho mandato via alcuni dipendenti comunali. La situazione negli anni è diventata insostenibile ed è stata favorita anche dalla presenza di queste persone nel palazzo comunale. Abbiamo sporto denuncia e da lì è iniziato questo percorso di ripristino della legalità che sta culminando nella demolizione delle tombe». Un’egemonia decennale consolidata nel tempo: «Intorno ai primi anni 90 ci fu uno scontro a fuoco per decidere chi dovesse avere il controllo della zona del cimitero». Poi aggiunge: «Abbiamo provato a cambiare i custodi o mettere la videosorveglianza, ma la situazione non è cambiata. All’inizio del primo mandato abbiamo anche impedito la vendita di fiori davanti al cimitero, gestita sempre da queste persone o altre a loro collegate. Una pratica – sostiene Calabrese – che andava avanti da vent’anni ed autorizzata da alcuni regolamenti comunali. E così, mentre facevamo la delibera di giunta con la quale impedivamo la vendita di fiori, gli uffici la autorizzavano». Una situazione subìta dalla cittadinanza. In molti – nella ricostruzione – in visita ai defunti, venivano costretti all’acquisto di fiori o lumini, salvo poi, addirittura, non trovare la tomba del proprio caro, inaccessibile o rimossa per fare spazio ad altre.

IL PROJECT FINANCING A un certo punto, la giunta Calabrese, riceve dalla soc.coop. “Consorzio Artigiano Edile Sicilia” – costituito nel 2013 e con sede legale nel centro messinese di Pace del Mela – una proposta di “project financing” per l’ampliamento del cimitero, dapprima nel 2015, una seconda volta a fine 2016 per essere poi approvata nel 2017 non senza polemiche. Viene così pubblicato il bando che prevede la concessione della gestione del cimitero comunale, della durata di 23 anni, ad un privato che si assume l’onere dei lavori di ampliamento del complesso cimiteriale. La procedura è attualmente gestita dalla stazione unica appaltante della Città Metropolitana di Reggio Calabria: «L’appalto è ancora in itinere e devono essere esperiti i controlli dal soggetto preposto, ma speriamo che questa soluzione possa essere utile a superare una criticità atavica per la nostra comunità». Eppure, nonostante la procedura ad evidenza pubblica in corso, non molto sembra essere cambiato: «Anche dopo l’approvazione del piano di ampliamento, hanno continuato a rilasciare queste autorizzazioni semifasulle. Per questo abbiamo deciso di intervenire con le ruspe. Nonostante siano state molte le tombe rimosse – sottolinea Calabrese – nessuno è venuto a lamentarsi nonostante il riscontro mediatico dato all’iniziativa».

RISARCIRE LE VITTIME DEI RAGGIRI Sono ancora poche le persone che hanno denunciato di essere state truffate o di aver “smarrito” la tomba del proprio caro: «Sono convinto e sono certo che ci sarà un intervento drastico delle forze dell’ordine e della magistratura che hanno già messo fine ad altre situazioni difficili qui a Locri. Ma la cosa grave è che la gente non parla. Oltre alle demolizioni – conclude – si cerca di venire a capo delle responsabilità. Soprattutto i dipendenti comunali collusi che se identificati come responsabili dalle indagini, saranno chiamati a rispondere in solido per risarcire i cittadini truffati che avevano investito i loro risparmi per un loculo che, forse, non potranno vedere mai». Tuttavia – citando una delle vittime di questo assurdo sistema – «non esiste risarcimento che possa prendere il posto di un figlio defunto scomparso, senza nemmeno sapere che fine abbiano fatto i suoi resti». (redazione@corrierecal.it)







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