Il ricordo di Lollò Cartisano “cancellato” da una strada dissestata

Deborah, la figlia del fotografo di Bovalino sequestrato e barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta, ricorda gli appelli per riaprire il cammino dopo le frane a catena: «Se la memoria non si traduce in impegno concreto non ha senso che le istituzioni ne parlino»

di Francesco Donnici
BOVALINO
Sono passati 26 anni da quel 22 luglio 1993, giorno della scomparsa di Adolfo detto “Lollò” Cartisano, il fotografo di Bovalino sequestrato e barbaramente ucciso dalla ‘ndrangheta. Il suo corpo sarà ritrovato solo dieci anni più tardi nelle campagne dell’Aspromonte. Da allora viene organizzata la marcia dei “Sentieri della memoria” per continuare a raccontare esempi di coraggio attraverso i quali questa terra può trovare la forza di ribellarsi e spezzare le catene dell’oppressione mafiosa. Quella di quest’anno sarebbe stata la sedicesima edizione di questo cammino che attraversa l’Aspromonte passando da San Luca, fino a Pietra Cappa in ricordo di Lollò Cartisano e delle vittime innocenti di ‘ndrangheta. Sarebbe stata, perché il “cammino di Pietra Cappa” non si è fatto. La sofferta decisione è stata presa dalla figlia, Deborah Cartisano, e dal coordinamento della Locride dell’associazione Libera – di cui la stessa è referente – che negli anni ha promosso l’iniziativa.

LE GRAVI CONDIZIONI DELLA STRADA «Da circa cinque anni – racconta Deborah – a seguito del crollo di un ponte lungo il percorso, si sono innescate una serie di frane a catena, tali da renderlo del tutto impraticabile. Le persone con scarsa capacità di deambulazione, ormai da anni erano impossibilitate a partecipare». Lo scorso anno, malgrado i rischi e le difficoltà, il cammino che dall’ottobre del 2003 aggrega centinaia di persone da tutta Italia e dall’estero, era stato fatto comunque, seppure nell’impossibilità di raggiungere il luogo del ritrovamento del corpo di Lollò Cartisano: «Qualche mese fa abbiamo fatto una perlustrazione, ma ci siamo resi conto che dopo le piogge di questo inverno l’intero percorso era diventato impraticabile. Non si può accettare di percorrere una strada del genere. Così siamo arrivati alla decisione di non farlo».
Negli anni precedenti, anche i rappresentanti dell’Ente Parco d’Aspromonte hanno partecipato al cammino riscontrando in prima persona le pessime condizioni in cui imperversa il percorso. Così, sia il presidente che il direttore si sono mossi per venire a capo di questa situazione, destando la Regione affinché stanziasse dei fondi per il ripristino del sentiero, senza però ottenere nulla. Gli appelli e le iniziative sono stati molteplici: «L’anno scorso avevamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica il non essere riusciti a completare la marcia, ma anche in quel caso le Istituzioni sono rimaste silenti».
L’apertura è arrivata quest’anno da parte della neoeletta amministrazione comunale di San Luca che si è offerta di finanziare il ripristino della parte di percorso che insiste sul territorio del Comune. «Ma anche loro sono in difficoltà e non hanno abbastanza risorse per farsi carico di tutto il percorso. Per questo – continua Deborah – sarebbe opportuno che la Regione in primis risponda presente».

LA NASCITA DELL’INIZIATIVA Nel 2003 – a circa dieci anni dal sequestro di Lollò Cartisano che qualche tempo prima aveva deciso di denunciare i suoi estorsori – alla famiglia ed al Vescovo, che allora era Giancarlo Bregantini, arriva una lettera. L’inchiostro sul foglio è quello del carceriere di Lollò, che nel frattempo ha deciso di collaborare con la giustizia e, pentito delle sue azioni, indica dove poter trovare il corpo del fotografo di Bovalino.
«Appena ricevuta la lettera che ci permise di ritrovare i resti di mio padre – racconta sempre Deborah – Padre Giancarlo propose di fare un cammino in Aspromonte per posare una lapide sul luogo del ritrovamento. Il corpo è stato trovato a luglio 2003, il primo cammino è stato fatto qualche mese dopo, a ottobre». Già dal primo anno, il cammino di Pietra Cappa ha rappresentato per i familiari di Lollò Cartisano e delle altre vittime innocenti, un simbolo di grande speranza: «Speravamo di poter ritrovare il corpo di mio padre, seppure ci stavamo abituando ad un destino comune a tante famiglie che non hanno potuto riavere i resti dei loro cari». La lettera ha così acceso la fiamma della speranza che nella ‘ndrangheta ci fosse qualcuno che voleva cambiare «e quella marcia serve proprio a testimoniare il cambiamento di questo carceriere di ‘ndrangheta che chiede perdono».

IL VALORE DELLA MEMORIA Il percorso fino a Pietra Cappa non ricorda solo Lollò Cartisano, ma tutte le vittime innocenti di ‘ndrangheta. Non farlo significa disperdere il patrimonio dato dalla memoria che deve mantenersi viva e concreta: «Fare memoria significa anche riappropriarci del nostro territorio. Noi, anche come associazione Libera, sottolineiamo sempre che bisogna riappropriarci di quello che la ‘ndrangheta ci ha tolto ed i luoghi, in tal senso, sono fondamentali. Per anni l’Aspromonte è stato lo scenario preferito per nascondere i sequestrati, oltre che di molti “summit” di ‘ndrangheta. Tornandoci ogni anno vogliamo viverlo in maniera diversa. L’Aspromonte è nostro, – rimarca con forza – dei calabresi onesti che vogliono vivere questa terra in maniera pulita».
Di memoria ed antimafia le istituzioni parlano spesso, ma altrettante volte lo fanno in maniera autorefenziale senza tradurre le parole ed i proclama in impegno concreto: «Della memoria si parla troppo spesso in maniera astratta mentre invece i discorsi devono essere messi in pratica. Se intitoliamo una via ad una vittima di mafia e poi quella non viene curata, è piena di buche e non può essere percorsa, non si sta realmente facendo memoria. Allora che l’abbiamo messa a fare quella targa con quel nome? E così dev’essere per questa strada». Quest’anno, il ricordo di Lollò Cartisano e delle altre vittime innocenti è stato celebrato con una messa di Monsignor Oliva, vescovo di Locri-Gerace, nella casa della famiglia Cartisano: luogo dove fu sequestrato, non ultimo dove ne rimarrà viva la memoria.(redazione@corrierecal.it)







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