Il boss di Rizziconi catturato seguendo moglie e figli – VIDEO

La squadra mobile di Reggio ha messo fine alla latitanza di Domenico Crea. Scovato in una villetta di Ricadi dove lo avevano raggiunto i familiari. Gli inquirenti: «Era allibito, non credeva che potessimo trovarlo». Le indagini proseguono per individuare i favoreggiatori

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA È finita in una villetta vista mare nella nota località turistica del Vibonese di Santa Domenica di Ricadi, la latitanza del boss Domenico Crea. Secondogenito del boss “Toro” e per gli inquirenti, attuale reggente dello storico clan di Rizziconi, Crea da quattro anni sfuggiva alla cattura, inseguito da una condanna definitiva a 21 anni e 5 mesi di carcere, più una serie di ordinanze di custodia cautelare per aver agevolato la latitanza del fratello, estorsione e violazione della sorveglianza speciale.
DOVERI DI REGGENTE Ma per il peso e il ruolo assunto nel clan dopo l’arresto del padre e del fratello, non si è mai potuto permettere il lusso di allontanarsi troppo dal territorio su cui il suo clan ha sempre dominato. «Si tratta di una cosca storica che ha fatto il bello e il cattivo tempo nell’area di Rizziconi, spadroneggiando su quel territorio fin quando alcuni imprenditori e alcuni esponenti della politica locale non hanno iniziato a reagire», dice il procuratore capo della Dda, Giovanni Bombardieri, ricordando le denunce dell’ex sindaco Bartuccio, che hanno permesso di colpire duramente vecchie e nuove leve dei Crea.
SEGUENDO LE MOLLICHINE Ma il clan, in silenzio, ha continuato a dominare nell’area, anche grazie a Domenico, il secondogenito del patriarca ancora in libertàa. Per questo gli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria non hanno mai smesso di seguirne ogni minima traccia, attenti ad ogni segnale che potesse suggerirne la presenza. «Come Pollicino, abbiamo seguito le mollichine che hanno lasciato – dice il questore Maurizio Vallone – magari per poi essere costretti a tornare indietro e iniziare tutto di nuovo».
IL BLITZ Poi, nelle ultime ore, è arrivata la svolta, improvvisa. Si è capito che la moglie e le figlie piccole lo avrebbero incontrato in quella villetta al mare. Ed è scattato il blitz. Trenta, trantacinque uomini questa notte, in silenzio, hanno circondato la villetta in cui dormiva con la sua famiglia. E Crea non si è accorto di nulla fin quando non si è trovato di fronte gli uomini e le donne della Mobile, supportati da personale dello Sco. «Era allibito, sconcertato, non ci poteva credere che lo avessimo trovato», dice il comandante Francesco Rattà, che ha personalmente partecipato al blitz. Forse anche per la presenza delle figlie, si è lasciato ammanettare senza reagire, quasi rassegnato alla lunga detenzione che lo attende.
SPUNTI DI LAVORO «Le indagini però non finiscono con il blitz di questa notte e l’arresto di oggi», promette il procuratore aggiunto Gaetano Paci. C’è da ricostruire la rete che ha agevolato la latitanza di Crea, individuare gli uomini che lo hanno supportato, comprendere cosa e come abbia ordinato loro di fare per mantenere il dominio del clan in sua assenza. E poi ci sono delle tessere mancanti nella storia criminale dei Crea che vanno ricollocate. « La loro storia criminale – afferma Paci – passa plausibilmente per una serie di delitti efferati, dall’omicidio del fratello del collaboratore Bruzzese, ucciso a Natale a Pesaro, a quello del figlio 18enne di Pasquale Inzitari, fino a quello degli imprenditori Romeo. E tutti meritano una risposta». (a.candito@corrierecal.it)





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