Medico e infermiere accusati di mafia, l’Asp di Reggio li sospende

Continua il “pugno duro” della commissione straordinaria rispetto al coinvolgimento dei dipendenti in procedimenti giudiziari

REGGIO CALABRIA Non sono i primi casi di sospensione di due dipendenti dell’Asp di Reggio per ragioni legate a inchieste giudiziarie. Sono, piuttosto, il segnale che il “pugno duro” della commissione straordinaria che amministra l’Azienda reggina continua a sortire i propri effetti. Dopo i casi di aprile (un dipendente destinatario di condanna con interdizione perpetua dai pubblici uffici continuava a recarsi al lavoro nell’ospedale di Locri ed è stato “stoppato”) e fine luglio (tre medici licenziati perché condannati), tocca a un medico e un infermiere nei confronti dei quali sono state formalizzate accuse per associazione mafiosa. Si tratta di due sospensioni facoltative dal servizio, pubblicate nei giorni scorsi sull’albo pretorio dell’Asp, che continuano la linea dura della commissione. Sul medico pendeva una condanna in appello a 8 anni per associazione a delinquere: per questo motivo il professionista era già stato sospeso per un anno. L’11 luglio, la Cassazione ha annullato la condanna con rinvio alla Corte d’Appello, ma la commissione straordinaria ha prorogato la sospensione fino alla sentenza definitiva per la necessità di «tutelare l’immagine dell’Asp». Al medico sarà corrisposta la metà della retribuzione. L’altro blocco è arrivato per motivi simili. Il caso riguarda un infermiere recentemente rinviato a giudizio per reati di mafia e che ha alle spalle condanne per omicidio colposo e ricettazione. In questo caso, il rinvio a giudizio ha provocato il “niet” della commissione rispetto a una richiesta di riammissione in servizio.







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