Il pentito rivela: «Il circolo di Paolo Romeo fu incendiato per distruggere carte compromettenti»

Le dichiarazioni di Matteo Chindemi durante l’udienza del processo Gotha a Reggio: «A dare alle fiamme il Posidonia fu Carmelo Cartisano “Naos”. Mi disse che dentro c’era del materiale che doveva andare bruciato e che lo Stato non doveva acquisire»

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA Inquirenti e investigatori lo avevano sospettato immediatamente. Quando le fiamme hanno avvolto il circolo Posidonia, lo storico quartier generale di Paolo Romeo, all’epoca da poco finito in manette con l’accusa di essere elemento di vertice della direzione strategica della ‘ndrangheta, in pochi hanno pensato ad una casualità (lo abbiamo scritto qui). Anche perché il circolo era da tempo senza elettricità e nessun evento atmosferico, in quei giorni d’ottobre, avrebbe potuto causare il rogo che l’ha in parte divorato.

LE RIVELAZIONI DI CHINDEMI Ma che siano state ben istruite manine ad appiccare l’incendio adesso lo conferma il pentito Mario Chindemi, uno degli elementi di punta della pericolosa cosca che per anni ha messo a ferro e fuoco Gallico, sgomitando per assumerne il controllo quando processi e condanne hanno portato dietro le sbarre i capi. Storici elementi della ‘ndrangheta di Gallico, i Chindemi sono sempre stati informati di ciò che si muovesse nel “cortile di casa” degli arcoti, da sempre feudo di Paolo Romeo. E così è stato anche per quell’incendio che in pieno giorno ha parzialmente danneggiato il circolo che di Romeo è stato simbolo, quartier generale e ufficio di rappresentanza.

INCENDIO SU COMMISSIONE «L’incendio dell’ex ristorante Fata Morgana (poi circolo Posidonia, ndr) fu appiccato da Carmelo Cartisano “Naos”. Lo vide mio fratello Pasquale tramite le telecamere del bar “Snoopy”», dice senza esitare Mario Chindemi, oggi sentito in qualità di testimone al processo Gotha. «Mi disse – spiega – che dentro c’era del materiale cartaceo che doveva andare bruciato e che lo Stato non doveva acquisire». Qualcosa che forse era sfuggito alle perquisizioni e che qualcuno ha tentato di distruggere.

CURIOSE COINCIDENZE? Probabilmente – lascia intendere Chindemi – proprio per ordine di Paolo Romeo, che proprio in quelle settimane aveva ottenuto il permesso di seguire in aula il processo “Gotha” ed era detenuto a Reggio Calabria. Tutti aspetti ancora da approfondire, così come rimane il mistero su cosa ci fosse l’interesse ad occultare.

STANZE “RISERVATE” Di certo, al circolo Posidonia, sono stati trattati per anni affari delicati e importanti. È lì – dicono i magistrati – che batteva il cuore dell’associazione segreta in odor di massoneria con cui Romeo ha legato a sé magistrati, politici, preti e funzionari pubblici, tutti più o meno frequentemente sorpresi dalle telecamere del Ros a visitare il Posidonia. È lì che Romeo ha disegnato le strategie con cui per anni sono state addomesticate la politica, l’economia e la società reggine. Ed è lì che per anni è stata celebrata quella “Festa del mare” a cui nessun rappresentante di enti e istituzioni allo scopo sollecitato ha mai negato finanziamenti e presenza. Stanze che hanno nascosto segreti. Se siano riuscite a mantenerli davvero, toccherà alla Dda dirlo. (a.candito@corrierecal.it)





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