Il cameriere-manager condannato a 22 anni per narcotraffico. «Non mi faccio problemi, li creo»

Così Carvelli ha reinvestito nella ristorazione i soldi guadagnati con il traffico di stupefacenti. I 400mila euro per avviare la catena Tourlé e l’affidamento ai servizi sociali che gli ha permesso di lavorare in uno dei suoi ristoranti. Con un permesso premio aveva addirittura partecipato all’inaugurazione

MILANO Era affidato in prova ai servizio sociali, Giuseppe Carvelli, uomo di grande spessore criminale su Milano che stava scontando la pena alternativa di un cumulo di 22 anni, ma aveva necessità di investire i soldi che aveva guadagnato negli anni del traffico internazionale di stupefacenti. Il canale trovato era quello della ristorazione: circa 400 mila euro per avviare la catena di pizzerie Tourlé, aperte a breve distanza tra la provincia di Milano, la Brianza e Torino. Proprio in occasione dell’apertura dell’ultima filiale, nel capoluogo piemontese, la polizia lo intercetta mentre invia un messaggio chiaro al direttore di sala (anche lui indagato) per chiarire la sua posizione: «Io sono uno che non si fa dei problemi, ma li crea». Una minaccia palese per riaffermare il suo ruolo, che va associata al contenuto di un’altra intercettazione, in cui Carvelli parla con i rappresentanti della criminalità organizzata calabrese spiegando: «Sto aprendo questa pizzeria solo perché ci siete voi». Chiari dunque i contatti con la ‘ndrangheta, mantenuti nonostante gli anni di carcere già scontati a partire del 2008, quando gli fu notificato che doveva scontare 20 anni.
Carvelli fu infatti tra gli imputati del processo “Decollo”, indagine che scoprì le ramificazioni della cosca Mancuso di Limbadi in Lombardia, trovando proprio in lui uno degli esponenti più pericolosi. Dopo 10 anni di carcere ultimamente il boss era affidato in prova e stava svolgendo il ruolo di cameriere proprio in uno dei ristoranti della catena: in occasione dell’inaugurazione della filiale torinese era addirittura riuscito ad ottenere un permesso premio dal Tribunale di sorveglianza per partecipare.
Naturalmente il suo coinvolgimento nell’impresa di ristorazione era sempre mascherato da prestanome, a cui le quote erano intestate per non far figurare Carvelli, per questo motivo fra coloro che hanno subito ordini di esibizione ci sono ance due notai: «Si tratta di quella fascia grigia di coloro che consentono la creazione e lo spacchetamento delle società che servono per fatture false e trasferimento fraudolento dei valori». È proprio questo infatti il capo di imputazione: associazione a delinquere (art 416 cpp) finalizzata al trasferimento fraudolento (art. 12 ex quinques). «Eravamo a conoscenza degli investimenti della criminalita’ organizzata nel mondo della ristorazione. Questa è la prima risposta della Dda di Milano», ha chiosato la numero uno dell’antimafia della procura di Milano, Alessandra Dolci.







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