Avrebbe offerto informazioni su aziende italiane, nei guai l’ex ambasciatore Morabito

La Procura di Roma contesta all’ex rappresentate diplomatico del Principato di Monaco l’accusa di corruzione. Secondo l’accusa avrebbe passato notizie delicate in cambio di soldi e benefit. L’uomo originario di Reggio era finito al centro dello scandalo sull’ex parlamentare azzurro Matacena

di Alessia Candito
Soffiate su aziende italiane in cambio di denaro o benefit. Sono accuse pesanti quelle che la Procura di Roma contesta al reggino Antonio Morabito, fino a qualche tempo fa ambasciatore italiano nel Principato di Monaco, poi spostato alla direzione generale per la Promozione del Sistema Paese del ministero degli Esteri. Da diplomatico, il suo nome era già finito sui giornali per rapporti e frequentazioni con l’ex parlamentare di Forza Italia, da anni latitante a Dubai, Amedeo Matacena, saltati fuori con l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola.
QUELLE FESTE IN AMBASCIATA All’epoca, l’ambasciatore si era preoccupato non poco, tanto da chiedere ai suoi legali di inviare una lettera di chiarimento alla Procura per specificare che non era stato certo lui ad invitare Matacena, all’epoca già condannato e in attesa di sentenza definitiva per concorso esterno, alle celebrazioni in ambasciata per la Festa della Repubblica del 2011. «L’on. Scajola – si leggeva nella missiva – si è presentato accompagnato, oltre che dalla sua scorta, da suoi familiari e dall’ex on. Matacena e dalla di lui consorte (…) Non è vero, quindi, che l’ambasciatore abbia invitato le persone che accompagnavano l’on. Scajola; questi erano al suo». E poi, sottolineavano i legali «Dire e/o presupporre che le relazioni istituzionali, di rappresentanza e di vicinanza agli italiani all’estero generino “amicizie” è un’autentica forzatura; sì, forse, in un territorio così piccolo, è agevole conoscersi quasi tutti, soprattutto conoscere l’ambasciatore (che non ha certo lesinato importanti iniziative come si è già detto), ma da qui a sostenere che l’on. Scajola e la sig.ra Rizzo siano “amici” dell’ambasciatore Antonio Morabito, è veramente fuorviante».
I RAPPORTI CON I MATACENA Così non la pensavano i magistrati, che pur non contestando alcuna accusa a Morabito, non hanno mai avuto dubbio alcuno sui rapporti di prossimità con i Matacena, anche grazie alle telefonate della moglie del politico latitante, Chiara Rizzo. È all’ambasciatore che Lady Matacena si rivolge, qualche giorno dopo l’arresto del marito a Dubai, per avere informazioni (tecniche, per carità) sulle eventuali possibilità di comunicazione con il marito. Ed è sempre all’ambasciatore che con estrema confidenzialità la donna fa riferimento mentre parla con Scajola del piano per trasferire Matacena in Libano. «Deve andare dentro un posto dove c’è Antonio, perché se va lì dentro allora loro direttamente se lo prendono da lì… Antonio di Montecarlo… Si tiene infatti… il gemello di Antonio». Il criptico riferimento ad “Antonio di Montecarlo” non sembra indicare un coinvolgimento dell’ex ambasciatore nel piano di Rizzo e Scajola, ma di certo pare indicare che per Rizzo il diplomatico fosse tutt’altro che uno sconosciuto. In ogni caso, quella vicenda non ha avuto strascichi giudiziari per l’ex diplomatico. I suoi intrallazzi con procacciatori d’affari di diversi Paesi, decisamente sì.
L’INCHIESTA PER CORRUZIONE L’accusa per l’ex ambasciatore è grave e seria: corruzione. I magistrati di Roma ne sono convinti: in cambio di informazioni riservate su aziende in crisi Morabito riceveva bonifici per decine di migliaia di euro sul suo conto o su schede ricaricabili, viaggi, regali, mentre qualcuno si è occupato di pagare l’affitto dell’appartamento del figlio del diplomatico in Inghilterra. «Queste cose te le restituirò», diceva intercettato il diplomatico ad uno degli intermediari. Nell’avviso di conclusioni indagini c’è un lungo elenco di bonifici mensili da 5 mila a 7 mila euro, per il pm versati in cambio di informazioni, contatti, raccomandazioni. C’era anche chi si preoccupava di coccolare le velleità da scrittore, acquistando 200 copie del libro di Morabito, “Valigia diplomatica”.
Benefit e dazioni che sono costati un’accusa di corruzione a Morabito, come agli intermediari con cui si relazionava e a cui ha permesso di fare affari fra l’Italia e la Cina, ma anche in Africa. Pur di accontentarli infatti, il diplomatico non esitava a contattare i propri omologhi in Costa d’Avorio, del Marocco, della Spagna e del Senegal. Un impegno che rischia di costargli un processo. (a.candito@corrierecal.it)







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