L’addio di Reggio a Nino Candido: «Salvare una vita è come salvare il mondo intero»

Grande commozione per i funerali di uno dei tre vigili del fuoco morti nell’esplosione della cascina nell’Alessandrino. Sul feretro il tricolore e la sciarpa della Reggina. Il vescovo: «Una morte che sa di eroismo e di sacrificio per la sicurezza degli altri»

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA Un coro della curva che frequentava, il muro dei fumogeni, lo zio, vigile del fuoco anche lui, che alza un pugno al cielo e con una foto del nipote in mano si dirige verso gli ultras per un saluto, un abbraccio. Scortato dai colleghi, il feretro di Antonino Candido, coperto da un tricolore e da una sciarpa della Reggina, esce lentamente dalla chiesa, tra gli applausi. Reggio Calabria ha salutato così il pompiere 32enne morto nel rogo di una cascina a Quargneto, nell’Alessandrino. Un incendio doloso organizzato per truffare l’assicurazione, ha finito per confessare il proprietario, incastrato dalle indagini dei carabinieri (qui la ricostruzione). Fin dall’inizio un sospetto per molti, da questa mattina un’ulteriore amara verità che aggiunge dolore a dolore. Fuori dal duomo di Reggio pieno di caschi e divise se ne discute fra i capannelli di colleghi, si ricostruisce la dinamica dell’incidente, si scuote la testa per una tragedia evitabile e insensata. Caschi rossi, grigi e neri stretti in mano, in chiesa e fuori ci sono i pompieri di Reggio, Catanzaro, Vibo Valentia, Cosenza e Crotone. Una delegazione è arrivata persino da Catania, distaccamento con cui la città calabrese dello Stretto condivide l’elicottero per i soccorsi. Ci sono i familiari e parenti stretti a pugno, mentre le autorità civili e militari affollano i primi banchi. Amici e conoscenti si sparpagliano tra i banchi in fondo e le navate.
L’OMELIA DEL VESCOVO «Carissimi familiari, nonostante la certezza di trovarci dinanzi ad una morte che sa di eroismo e di offerta di vita per la sicurezza degli altri, sappiamo tutti che tale sentimento non vi restituirà la vita di Antonio – dice il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini durante l’omelia –. Ma vi deve rimanere il ricordo dell’offerta che lui ha fatto per la vita serena dei cittadini. E questo nell’abisso del dolore in cui vivete vi dà grande forze e serenità». Nino – afferma – sarà un esempio per altri ragazzi. «Gli educatori di ogni rango e di ogni livello hanno oggi un altro modello a cui guardare; un modello che darà loro la forza di poter denunciare la dimenticanza nella nostra società dei grandi valori umani e cristiani, che stiamo abbandonando in nome di un egoismo freddo e insensibile».
GIUSTIFICAZIONE INACCETTABILE Durissimo il passaggio sul responsabile della morte di Nino e dei suoi colleghi, Marco Triches e Matteo Gastaldo, anche loro uccisi dall’esplosione di quelle bombole di cui il proprietario della cascina non aveva parlato, sebbene subito messo al corrente dell’incendio. «Con tutta la pietà cristiana che possiamo avere con chi è il responsabile di questa morte, che ha confessato il suo gesto insensato, non possiamo accettare la giustificazione: non volevo uccidere nessuno. Certe azioni, miei cari, portano in se stesse l’odore e il sapore della morte, anche se tante volte non la si raggiunge: lo spaccio della droga, i taglieggiamenti mafiosi, la violenza contro le donne, lo strozzinaggio sono mali che hanno il fetore di un cadavere in decomposizione. Se la morte poi, sopraggiunge, non serve giustificarsi: non volevo uccidere».
NON EROI, PROFESSIONISTI DEL SOCCORSO Preferisce parlare di vite salvate e da salvare il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Reggio Calabria, Carlo Metelli. «Salvare una vita è come salvare il mondo intero, e voi – dice rivolgendosi ad Antonio ed ai colleghi morti nell’esplosione – lo avete fatto il 5 novembre e tutte le volte che siete saliti sui vostri mezzi». Non è una consolazione per i familiari, inclusi quelli che di Nino portano la stessa divisa, «e non abbiamo parole umane per farlo», aggiunge il comandante, ma solo una promessa: «Vi saremo sempre vicini». E a tutti spiega: «Noi Vigili del fuoco non siamo eroi, siamo professionisti del soccorso, consapevoli dei rischi che corriamo. Non distraiamoci mai, curiamo sempre i nostri dispositivi di protezione e continuiamo a proteggere la nostra gente. Grazie Antonino, grazie Reggio Calabria». (a.candito@corrierecal.it)







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