‘Ndrangheta nazista, le molte vite dell’ex pentito Nucera. «Una molotov per l’Anpi»

La “rete nera” smascherata dalla Procura di Enna aveva affidato all’ex legionario la formazione operativa dei propri militanti. Tre donne (tra le quali “Miss Hitler”) al vertice dell’organizzazione xenofoba e antisemita. Qualche mese fa la deposizione dell’ex boss al processo ‘Ndrangheta stragista

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA Volevano costruire il “Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori”. Lo volevano armato e militarmente pronto a intervenire. E per la formazione operativa dei propri militanti si erano affidati all’ex legionario ed ex pentito di ‘ndrangheta Pasquale Nucera, per i clan finito per sbrigare incarichi che lo hanno messo in contatto con i massimi vertici della P2 e dei servizi in odor di Gladio.

OMBRE NERE SULL’ITALIA C’era ed era pienamente operativa una rete nera in Italia, un movimento dichiaratamente nazista, xenofobo ed antisemita che si stava strutturando e organizzando. Lo ha scoperto la procura distrettuale antimafia di Caltanissetta, che questa mattina ha ordinato agli investigatori della Digos di presentarsi alla porta di 19 persone, considerati i militanti attivi della formazione neonazista. Ad emergere è stata una rete nazionale, radicata da Enna e Siracusa a Padova, passando per Milano, Monza, Bergamo, Cremona, Genova e il Ponente ligure, ma con contatti stabili e radicati con sigle di rilievo della galassia nera internazionale come “Aryan Withe Machine – C18”, espressione del circuito neonazista Blood & Honour inglese, il partito d´estrema destra lusitano “Nova Ordem Social” e l’Oeuvre francese.

LA SERGENTE MAGGIORE DI HITLER E LA MISS Al vertice dell’organizzazione, secondo quanto filtra, tre donne: una 50enne padovana, considerata l’ideologa del movimento neonazista e per questo autodenominatasi “Sergente maggiore di Hitler”, e due milanesi di B.G.C. di 46 anni e Francesca Rizzi, 26enne dell’hinterland, divenuta nota nella galassia nera come “MissHitler 2019” dopo aver vinto il concorso di “bellezza ariana” lanciato sul social Vk. Un trionfo che le ha procurato anche un invito alla convention nera internazionale organizzata il 10 agosto scorso a Lisbona dall’estrema destra lusitana di Nova Ordem Social e il pubblico elogio di “Grandpa Lampshade”. Nonno Paralume – nome scelto per irridere le vittime dell’Olocausto e che si rifà alle teorie secondo cui la pelle dei prigionieri veniva usata per produrre suppellettili – è attualmente fra i principali ideologi del suprematismo bianco e del neonazismo. I suoi podcast su “Radio Aryan” erano seguitissimi anche da Robert Bowers, che nell’ottobre 2018 ha ucciso 11 persone con un attentato alla sinagoga di Pittsburgh. E della Rizzi si dice «orgoglioso» perchè «è bella, è giovane ed è anche una delle coordinatrici dell’organizzazione fascista “Ordine Ario Romano”».

LE MOLTE VITE DI NUCERA Se le tre donne si occupavano dell’ideologia, codificata in un programma di 25 pagine per la costituzione di un nuovo partito nazista, rinvenuto oggi durante le perquisizioni, l’addestramento militare toccava a Pasquale Nucera, l’ex pentito che ha iniziato la sua carriera di collaboratore di giustizia svelando l’esistenza della Laura C, la nave militare affondata di fronte alle coste joniche diventata per decenni una miniera di esplosivo per i clan. «Potremmo lanciare una molotov all’Anpi» lo hanno sentito proporre al telefono con uno degli elementi di vertice dell’organizzazione nera. E secondo gli inquirenti era lui a offrire «canali sicuri e riservati» ai neonazi, con i quali si vantava delle esperienze accumulate. Quella da militare arruolato per anni nella Legione Straniera francese. E quella di soldato esperto di ‘ndrangheta, ritenuto così affidabile da avere accesso – quanto meno con il ruolo di guardaspalle di soggetti ben più importanti di lui – a quel mondo di mezzo, impastato di servizi e massoneria, in cui l’èlite dei clan da sempre gestisce contatti e affari.

DA GELLI A LIGATO «Questo sistema – ha spiegato in udienza al processo “’Ndrangheta stragista” qualche mese fa – era talmente blindato che anche Gelli incorporava nella P2 un santista di ogni locale. A questo livello c’erano contatti con i servizi. Conoscevo diversi componenti di quel mondo e vicini a Gelli, come Pazienza». Vecchio arnese dei servizi, quello di Franco Pazienza non è un nome sconosciuto nelle indagini di ‘ndrangheta. Ancor meno lo è quello di Licio Gelli, che Nucera – ha ammesso l’ex pentito – ha conosciuto personalmente «a Roma. Avevamo un appuntamento per gli appalti delle Ferrovie, il doppio binario che da Reggio andava fino a Saline. C’erano anche dei politici. Uno di loro era di Bocale, aveva una villa a Bocale e lo hanno ammazzato lì davanti. Ligato, l’onorevole Ligato. C’era anche qualche politico cosentino e della Piana di Gioia Tauro».

IL PIANO PER L’EVASIONE DI RIINA Negli anni della guerra dei Balcani, le due vite di Nucera – soldato di ‘ndrangheta e soldato dei clan – sono tornate a riunirsi. Per tentare di far evadere Totà Riina. «C’era questo uomo del Sisde, Broccoletti (l’ex direttore amministrativo del Sisde, allontanato nel 1991 dagli apparati di sicurezza e coinvolto nello scandalo dei fondi neri, ndr) e un agente libico. Questo era uno che vendeva il petrolio». Erano loro i “committenti” dell’evasione, ma anche la ‘ndrangheta era interessata alla questione se è vero che a coinvolgere Nucera è stato Vittorio Canale, storico ambasciatore dei De Stefano in Costa Azzurra. «Il Canale poi mi disse che Broccoletti e questo soggetto lo avevano incaricato di organizzare l’evasione di Riina dal carcere. E gli consegnarono anche una prima rata con un acconto di centomila dollari. Ma il totale era molto di più. A cosa servivano i soldi? Ad assoldare un gruppo di 20 mercenari e procurare un elicottero. Da quello che ricordo questi mercenari dovevano essere serbi. Perché io, che militavo con la legione straniera, ero già rientrato a Belgrado dopo la Guerra del Golfo».

UN’ORGANIZZAZIONE ARMATA? Pentito, poi pentito di essersi pentito, nella vita Nucera non sembra essere mai stato schizzinoso negli “incarichi” da accettare. Ma quella ai neonazi – dicono fonti investigative – sembra essere stata un’adesione convinta. L’ex pentito aveva persino un ruolo non di fila in Forza Nuova di Ventimiglia. E lontano dai riflettori, addestrava i militanti della nuova formazione neonzazista. In che misura ci sia riuscito e se stessero materialmente progettando qualcosa non è dato sapere, ma di certo nel corso delle perquisizioni effettuale oggi, sono state trovare diverse armi, che sembrano confermare quelle chiacchierate – tutte intercettate – in cui si parla chiaramente di disponibilità di armi ed esplosivo. Questa mattina gli investigatori hanno sequestrato pistole e fucili finti (ndr facilmente convertibili) coltelli, armi bianche. E quelle di propaganda. Quintali di manifesti. Pamphlet, volantini, materiale per la propaganda, striscioni con svastiche e altri loghi antisemiti, bandiere naziste. diverso materiale di area politica di estrema destra, busti di Benito Mussolini, libri sull’antisemitismo e di glorificazione del fascismo. E adesso è tutto finito sotto sequestro. (a.candito@corrierecal.it)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto