L’holding internazionale della coca in mano ai Bellocco – VIDEO E NOMI

L’operazione della Distrettuale reggina ha disarticolata un’organizzazione criminale che poteva contare su una fitta rete di collaboratori in giro per il mondo. L’importazione avveniva dal sud America e la merce sbarcava a Gioia, Rotterdam e Le Havre. Talpe al Tribunale di Buenos Aires e l’interessamento per la scarcerazione del “Tamunga” Morabito

REGGIO CALABRIA Una holding della cocaina capace di esportare in Europa fiumi di droga prodotti in Sudamerica ed in particolare in Argentina e Costarica. La rete dei Bellocco messa in ginocchio dall’operazione coordinata dalla Distrettuale di Reggio era fitta e poteva contare su appoggi sia sulle altre sponde dell’Atlantico che nei principali porti europei come Gioia Tauro, Rotterdam (Olanda) e Le Havre (Francia). L’operazione condotta dalle fiamme gialle di Reggio unitamente al personale del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza ha portato all’arresto di 45 persone (qui la notizia). Tutte accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dall’utilizzo del “metodo mafioso” e della transnazionalità del reato.
Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Gaetano Calogero Paci e dal sostituto procuratore Francesco Ponzetta, la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai Bellocco di Rosarno aveva articolazioni extra regionali visto che operava oltre che nella sua “storica roccaforte” della piana di Gioia Tauro anche in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia.
Sul territorio i Bellocco avevano imposto il controllo capilalre di ogni aspetto della vita pubblica ed economica dell’area dove operava. Un controllo ottenuto grazia anche agli accordi raggiunti con le altre cosche reggine (Pesce, Gallace e Morabito).
NARCOTRAFFICO GESTITO VIA MARE L’operazione della Distrettuale reggina prende le mosse da una precedente inchiesta, condotta sempre dal Goe della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e denominata “Rio De Janeiro”, concernente il sequestro di un ingente quantitativo di cocaina pari a circa 385 chilogrammi.
L’ingente carico di droga era stato gettato in mare da operatori navali “infedeli” all’epoca dei fatti imbarcati sulla nave portacontainer “Hamburg Sud-Rio De Janeiro”, giunta al porto di Gioia Tauro il 19 ottobre del 2016.
In quell’occasione gli inquirenti avevano scoperto il sistema adottato dai trafficanti. La cocaina, inserita in borsoni impermeabilizzati e legati tra di loro attraverso l’impiego di funi e boe di galleggiamento, veniva gettata in mare e in accordo con le direttive impartite dalle organizzazioni criminali calabresi che indicavano il punto esatto dove doveva essere scaricata la “merce” veniva successivamente recuperata da nove marinai successivamente individuati ed arrestati dagli inquirenti.
Proprio grazie a quell’operazione che portò al sequestro di tutto il carico di coca è partita un’imponente attività d’indagine. Per sviare gli inquirenti l’organizzazione aveva adottato un sistema di comunicazione particolarmente complesso ed inoltre sceglieva con cura i luoghi di incontro dove avvenivano le consegne.
Ma nonostante questi “stratagemmi” gli inquirenti sono riusciti ad identificare tutti i componenti dell’organizzazione criminale, le cui attività principali erano quelle dell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, di portare a termine svariate compravendite di narcotico, da far giungere presso gli scali portuali nazionali, come appunto quello di Gioia Tauro e internazionali, come Rotterdam (Olanda) e Le Havre (Francia), interfacciandosi, in questi siti, con autonome organizzazioni dotate di batterie di operatori portuali infedeli.
Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all’interno di container.
GLI AMBASCIATORI DEI CLAN Secondo quanto emerso dalle indagini, gli uomini della cosca Bellocco per organizzare il narcotraffico si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare la droga e contrattare con i referenti in zona al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell’importazione.
I COLLETTI BIANCHI AL SERVIZIO DELLA COSCA Grazie alla preventiva e tempestiva apertura di un canale di collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, per il tramite di apposita rogatoria Internazionale promossa dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, gli inquirenti hanno accertato che proprio a Buenos Aires l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni “colletti bianchi” italoargentini, di fatto interni all’organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli traffici illeciti e l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina.
Gli inquirenti hanno scoperto che uno di questi, sfruttando le proprie conoscenze, è riuscito ad ottenere informazioni riservate su un’indagine avviata dal Tribunale Penale-Economico di Buenos Aires, e poi a passarle agli uomini del clan calabresi e fornendogli anche una copia di alcuni atti di indagine.
L’emissario in Sud America della cosca Bellocco, stando alle indagini, non si limitava alla mera funzione di intermediario nell’ambito degli illeciti traffici, ma si sarebbe prodigava anche per la risoluzione di questioni estremamente rilevanti che hanno interessato la famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito di Africo.
In un caso l’emissario dell’organizzazione smantellata dalla Dda reggina assieme ad alcuni componenti della cosca Morabito ha fatto pervenire in Uruguay 50mila euro, finalizzata a far scarcerare Rocco Morabito, detto “Tamunga”, arrestato dopo una lunga latitanza e successivamente evaso.
LE COLTIVAZIONI DI DROGA IN TOSCANA E LE RAPINE NEL LAZIO Secondo quanto emerso, la stessa organizzazione, diversificando i propri affari, ha curato anche la coltivazione di sostanze stupefacenti di tipo cannabis indica utilizzando alcune serre dislocate in Toscana per poi adoperarsi, attraverso una fitta rete di spacciatori, ad effettuare le cessioni sull’intero territorio nazionale.
Inoltre, alcuni componenti dell’organizzazione, al fine di approvvigionarsi di notevoli disponibilità di denaro contante, da investire successivamente nell’acquisto dello stupefacente, portavano a termine atti diretti univocamente ad eseguire una rapina presso un Istituto Postale sito nel Lazio. A tal proposito, le attività investigative hanno permesso di monitorare alcuni degli indagati mentre effettuavano diversi sopralluoghi
e riprese video del luogo dove doveva essere effettuata la rapina documentando, tra l’altro, i movimenti dei furgoni portavalori e la condotta delle guardie giurate poste a vigilanza delle operazioni.
ARMI E DROGA SEQUESTRATE Grazie al tempestivo intervento dei militari del GOA di Reggio Calabria, veniva tratto in arresto un membro del sodalizio criminale, colto in flagranza del possesso di armi, munizionamento, guanti e passamontagna, da utilizzare per eseguire la rapina, nonché di sostanza stupefacente destinata allo spaccio.
Si evidenzia che le armi sequestrate, per le finalità anzidette, provenivano dal territorio calabrese, inviate dall’associazione criminale mediante l’espediente di un pacco anonimo trasportato su un autobus di linea, con la complicità dell’autista, appositamente assoldato dall’organizzazione stessa.
Le attività investigative, culminate con le ordinanze eseguite oggi, hanno permesso di sequestrare circa 400 Kg. di cocaina, 30 Kg. di hashish, 15 Kg. di marijuana, un fucile d’assalto automatico, 3 pistole semiautomatiche, un silenziatore e munizionamento di vario calibro.
GLI ARRESTI A corollario del contesto operativo, è interessante sottolineare come dei 45 soggetti colpiti oggi da provvedimento restrittivo ben 5 di questi, risultino percettori del reddito di cittadinanza. In particolare, la misura della custodia cautelare è stata disposta nei confronti dei seguenti 45 soggetti (36 carcere e 9 domiciliari).
In carcere sono finiti:
(1) AGLIOTI Carmelo, cl’ 48;
(2) BARTOLOMEI Fabrizio, cl’ 74;
(3) BELLOCCO Domenico, cl’ 76;
(4) BELLOCCO Domenico, cl’ 80;
(5) BELLOCCO Mario, cl’ 41 domiciliari;
(6) BELLOCCO Umberto, cl’ 91;
(7) omissis;
(8) CELINI Salvatore, cl’ 90;
(9) COPELLI Emanuele, cl’ 78;
(10) CORRAO Francesco, cl’ 88;
(11) omissis;
(12) omissis;
(13) FERRO Fabrizio, cl’ 73;
(14) FIORI Marco, cl’ 73;
(15) FONTI Alessandro, cl’ 72;
(16) FORTINI Francesco, cl’ 91;
(17) GALLACE Bruno, cl’ 72;
(18) GALLIZZI Vincenzo, cl’ 90;
(19) ITALIANO Vincenzo, cl’ 71;
(20) LOIACONO Francesco Antonio, cl’90;
(21) LOIACONO Pasquale, cl’ 93;
(22) LOPRETE Antonio, cl’ 69;
(23) LOPRETE Giuseppe, cl’ 93;
(24) MARINELLI Nicola, cl’ 71;
(25) MARTORANO Natale, cl’ 72;
(26) MASSIDDA Simone, cl’ 78;
(27) MERCURI Domenico, cl’ 90;
(28) MORANO Francesco, detto Gianfranco, cl’ 68;
(29) ORANI Antonio, cl’ 72;
(30) PESCE Vincenzo, cl’ 52;
(31) PELLEGRINO Vincenzo, cl’ 59;
(32) PIRROTTA Giuseppe, cl’ 83;
(33) omissis;
(34) omissis;
(35) SCANDINARO Domenico, cl’ 84;
(36) omissis;
(37) STRAPUTICARI Gianluca, cl’ 88;
Ai domiciliari sono finiti
(38) D’AGAPITI Silvia, cl’ 91;
(39) FIORI Andrea, cl’ 69;
(40) GIANCANA Giovannella, cl’ 86;
(41) LORENZO Fabrizio, cl’ 75;
(42) LUCIFERO Claudio, cl’ 63;
(43) MOSCIATTI Caterina, cl’ 66;
(44) PIZZUTI Valentina, cl’ 74;
(45) ROCCHI Vanessa, cl’ 80.

(rds)





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