CORE BUSINESS | Vigneti, “scatole cinesi” e residence per il clan Commisso a Perugia

Dai domiciliari per il boss Cosimo nel capoluogo umbro parte la parabola criminale rivelata dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria. L’impegno del capoclan per salvare i possedimenti della cosca e il bussinessman di riferimento. Sequestrata la Anghiari residence di Arezzo

CATANZARO L’infezione della ‘ndrangheta si era fatta strada in Umbria, mettendo radici nel sistema economico della regione. Le due operazioni antimafia delle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria (coordinate rispettivamente da Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri) hanno portato a 27 provvedimenti restrittivi e al sequestro di beni per un valore di circa 10 milioni di euro disposti dai gip dei rispettivi Tribunali nei confronti di uomini dei clan Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno (qui la notizia).

IL CLAN COMMISSO IN UMBRIA Con l’operazione “Core Business”, la Procura distrettuale di Reggio Calabria (procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Sostituti Simona Ferraiuolo e Giovanni Calamita, e Antonio De Bernardo, applicato al procedimento dalla Direzione Nazionale Antimafia), nell’ambito di indagini condotte dalle Squadre Mobili di Reggio Calabria e Perugia, ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, con contestuale decreto di sequestro preventivo, emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 4 soggetti ritenuti responsabili di associazione mafiosa in quanto esponenti di vertice ed appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Commisso di Siderno. Gli arrestati sono Cosimo Commisso, Francesco Commisso, Antonio Rodà e Giuseppe Minnici.

COMMISSO AI DOMICILIARI A PERUGIA Tra gli arrestati figura lo storico leader Cosimo Commisso alias “u quagghia”, scarcerato nello scorso mese di gennaio 2019.
In particolare, l’inchiesta – che rappresenta la naturale prosecuzione dell’operazione “Acero-Siderno Connection” – ha consentito di accertare l’attività del clan. Le indagini sono state avviate a partire dal 2015, quando Cosimo Commisso, dopo un lungo periodo di detenzione, si stabilì a Perugia, località Casa del Diavolo, per scontare la misura degli arresti domiciliari, che gli permise di riallacciare i contatti con altri esponenti di spicco del sodalizio come Antonio Rodà, referente imprenditoriale in Umbria della famiglia Crupi.

I VIGNETI A PERUGIA Proprio con Rodà, Commisso affrontava la problematica legata alla salvaguardia dei beni dei Crupi da probabili provvedimenti ablativi dell’Autorità Giudiziaria; attraverso di cui il boss inviava messaggi ad altri sodali di Siderno, e individuava terreni nella zona di Perugia da destinare a vigneti per la produzione di vino da commercializzare in Canada per il tramite di soggetti vicini a sé.

LEGAMI CON I CUTRESI Il boss manteneva anche contatti in Umbria con esponenti di altre organizzazioni ‘ndranghetistiche operanti nella provincia di Crotone (appunto con esponenti della locale di San Leonardo di Cutro investigati nell’indagine catanzarese “Infectio”, qui la notizia), con cui condivideva dinamiche e questioni di carattere associativo e progettava iniziative imprenditoriali comuni.

DI PADRE IN FIGLIO Tra i destinatari del provvedimento cautelare del gip di Reggio Calabria Giovanna Sergi figura, con un ruolo di spicco, anche il figlio di Cosimo Commisso, Francesco (36 anni), già coinvolto nell’operazione “Crimine”, nel corso della quale era stato individuato come “Capo giovani”.

IL BUSINESSMAN DI RIFERIMENTO E LE SCATOLE CINESI L’operazione “Core Business” fa luce sugli interessi economici della cosca e sui rapporti con professionisti e manager, come Giuseppe Minnici, businessman di riferimento dell’organizzazione, soprattutto in Umbria.

LA ANGHIARI RESIDENCE Rodà e Minnici – assieme ai fratelli Crupi e a Loriana Rodà -, sono anche indagati per aver compiuto azioni simulate – finalizzate ad agevolare l’associazione mafiosa – che con il sistema di “scatole cinesi” messo a punto per schermare il patrimonio economico e celare le effettive possidenze, hanno contribuito a occultare la riconducibilità piena ed effettiva in capo ai fratelli Crupi della società Anghiari Residence in provincia di Arezzo, oggetto di decreto di sequestro preventivo. La società – già oggetto di sequestro di prevenzione disposto dal Tribunale di Latina – è un’attività imprenditoriale nella reale disponibilità dei Crupi e della consorteria criminosa sidernese, strumentale alla realizzazione del programma criminoso della consorteria. Prova ne è, secondo il Gip, il fatto che costituiva oggetto di intervento anche da parte di Cosimo Commisso il quale, temendo il sequestro, si prodigava per salvaguardare l’integrità delle possidenze economiche del gruppo di cui la società predetta faceva evidentemente parte.







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