Natale De Grazia, «ucciso perché aveva scoperto un traffico di scorie nucleari» – FOTO

Alcuni testimoni sentiti da Fanpage riaprono il caso della morte del capitano che indagava sulle “navi dei veleni”. L’ufficiale sarebbe stato sequestrato, torturato e assassinato 24 anni fa

REGGIO CALABRIA Sarebbe stato sequestrato, torturato e poi ucciso perché avrebbe scoperto un traffico internazionale di materiale nucleare. A indicare la causa e le motivazioni della morte di Natale De Grazia, il capitano della marina che indagava sulla vicenda delle “Navi dei veleni” alcuni testimoni sentiti da Fanpage.it, il giornale on-line di inchieste italiane. Secondo questa ricostruzione, l’uomo che per conto della Procura di Reggio Calabria nei primi anni 90 stava svolgendo indagini delicatissime sulle procedure di smaltimento in mare di scorie tossico-nocive e radioattive sarebbe stato assassinato perché era divenuto troppo “scomodo”. Un’inchiesta questa pubblicata dal quotidiano online che arriva esattamente a 24 anni dalla morte dell’ufficiale della marina in circostanze mai chiarite. Su questa storia anche la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 2012 aveva ipotizzato che De Grazia potesse essere stato ucciso per avvelenamento (ne avevamo parlato qui). Una ipotesi che confutava profondamente la versione ufficiale che aveva chiuso l’indagine sulla morte del capitano di corvetta definendo quel decesso come naturale.
Ora questa nuova pista aperta dalle parole di un testimone definito da Fanpage un ex membro dei servizi segreti italiani. «De Grazia lo hanno ammazzato quando doveva venire da me lo sapete? – dice nell’intervista realizzata da Fanpage –. De Grazia sapeva che io non c’entrano niente con le navi che andavano giù nel basso Tirreno. Io gli ho dato l’esatto posizionamento dell’affondamento di una nave, la Rigel, perché lo avevo saputo a mia volta da altri». Proprio quella nave la Rigel (foto a fianco) è al centro dell’inchiesta che stava conducendo la Procura della Repubblica di Reggio negli anni 90 e che sarebbe stata tra le cosiddette “navi a perdere”. Una nave affondata al largo di Capo Spartivento a Reggio Calabria che secondo alcuni pentiti conteneva rifiuti tossici e materiale nucleare. Ma certamente qualcosa di strano attorno a quell’affondamento c’è stato dato che quella nave era colata a picco dolosamente – così come stabilito dalla sentenza emessa il 20 marzo del 1995 del Tribunale di La Spezia – che aveva condannato l’armatore assieme all’equipaggio per truffa alle assicurazioni. Da qui l’attenzione massima dedicata a quel relitto da parte della Procura reggina e dunque del capitano De Grazia. «Gli inquirenti hanno mandato giù il maialetto subacqueo sulle coordinate che avevo dato io a De Grazia – spiega la fonte di Fanpage – la prima volta si è rotto, la seconda volta c’era mare grosso e non poteva immergersi, la terza volta lo hanno mandato e poi non lo hanno mai più fatto immergere, perché quando è andato giù hanno visto che c’era e doveva rimanere lì. Io le coordinate non ce l’ho più, è qualcosa di cui mi sono liberato e non ho più voluto saper nulla dopo la morte di De Grazia». Sta di fatto che quella nave svanisce dal radar delle indagini dopo il decesso del capitano.
Ma ci sono altri elementi inquietanti che l’inchiesta del giornale online solleva: le torture che avrebbe subito prima di morire De Grazia e un altro elemento: la scoperta di una tratta di materiale nucleare. Sulla prima vicenda è lo stesso cognato di Natale De Grazia, Francesco Postorino a sollevare dubbi: «Quando ho visto il corpo sono rimasto scioccato – dice – era quasi irriconoscibile, aveva il volto gonfio, il naso gonfio come se avesse preso una testata, era tutto pieno di lividi, come se qualcosa gli fosse esploso dentro. Sotto il costato, all’altezza dell’ascella aveva una ferita a forma di triangolo, sembravano bruciature fatte con un ferro incandescente, una cosa strana. Il dubbio che mi viene è che potessero essere dei segnali di tortura». Fanpage pubblica anche le foto (qui sotto) del cadavere del capitano per segnalare l’anomalia.
E poi c’è la pista del traffico di materiale nucleare giocato tra Stati Uniti e Russia che vede proprio l’Italia al centro di questa vicenda. «Quello che cambia tutto – dice a questo proposito la fonte di Fanpage – è quando De Grazia a Genova trova le fatture della nave “Americana”, una nave usata dall’esercito degli Stati Uniti. Con quelle fatture che dimostravano cosa trasportava, il capitano De Grazia sarebbe andato a sequestrare la centrale nucleare di Bosco Marengo, in provincia di Alessandria. Quella era la meta dell’ultima missione di De Grazia, sequestrare la centrale di Bosco Marengo. Dentro c’erano 800 kg di polveri di uranio pronte a diventare combustibile nucleare, arrivava dall’America, da Norfolk e lo aveva trasportato la nave “Americana”, dopo essere stato riprocessato andava in Lettonia e in Russia, in pratica gli americani e i russi si scambiavano le carte in Italia». Ipotesi che se confermate darebbero una nuova chiave di lettura a quanto successe la notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1995. (rds)







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