«Vivo sotto scorta ma oggi mi sento un uomo libero»

Il presidente dell’Ance Francesco Siclari racconta davanti alle forze dell’ordine il suo “no” ai clan. Bombardieri: «La Reggio Calabria sana ha bisogno delle denunce degli imprenditori». Il prefetto e il questore: «Lo Stato può aiutarvi»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA
Se il mondo dell’imprenditoria reggina inizia a dialogare seriamente con Procura, Prefettura e forze dell’ordine, è una gran brutta notizia per la ‘ndrangheta del racket delle estorsioni. E può essere l’alba di un nuovo giorno per tutta la città. È quello che è accaduto mercoledì nel salone della Camera di commercio, che ha ospitato un incontro-dibattito dal titolo “Per un’economia libera e legale”. È stata un’occasione di riflessione e confronto sul tema, un’occasione da non perdere. A dialogare con associazioni di categoria e di consumatori, ordini professionali e sindacati, c’erano le massime istituzioni cittadine a presidio della legalità: il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, il prefetto Massimo Mariani, il questore Maurizio Vallone e i vertici di Carabinieri e Guardia di Finanza. «Oggi – ha affermato il presidente della Camera di commercio Antonino Tramontana – mi auguro che inizierà un percorso di condivisione e di confronto con chi rappresenta la legalità sul territorio. Un primo incontro voluto dal mondo datoriale e dalle associazioni di categoria per creare un forum permanente, che sia un organismo che abbia un rapporto e un canale di confronto continuo con la magistratura e con le forze dell’ordine». «Ho accolto con piacere – ha spiegato il procuratore Bombardieri – l’invito a partecipare a questo incontro perché ho saputo che nasce dall’esigenza del mondo delle imprese e delle aziende, siamo qua proprio per dire che bisogna cambiare passo, deve finire il tempo in cui ci si lamenta solamente. È il momento dell’assunzione della responsabilità, anche perché bisogna far capire che per l’impresa il passaggio dal ruolo di vittima al ruolo di partecipe è un limite sottile, non ci si può trincerare dietro la responsabilità degli altri, bisogna farlo per se stessi, per l’imprenditoria sana, per la città sana, Reggio Calabria lo merita, bisogna assumersi le proprie responsabilità e assumere un ruolo attivo nell’economia legale. Se si vuole si può fare. Siamo vicini agli imprenditori che vogliono denunciare. Chiediamo a tutti di non girarsi dall’altra parte».
Il procuratore, però, ha ammonito gli imprenditori i quali dopo avere subito un danneggiamento ritengono di poter accedere ai fondi per chi è vittima del racket, ma senza fornire alcun elemento utile che possa ricondurre il danneggiamento a reali pretese estorsive. Un controsenso alla base della richiesta di accesso ai fondi che evidentemente non può trovare accoglimento. Insomma non si può dichiarare nel verbale alle forze dell’ordine «non ho mai ricevuto una richiesta estorsiva» e poi chiedere i fondi per le vittime del racket.
Dello stesso avviso il prefetto Mariani, il quale ha sottolineato che «viviamo un momento particolarmente importante per i risultati davvero straordinari che sono stati conseguiti negli ultimi mesi ma soprattutto per le novità che da questi risultati, mi riferisco alle recentissime operazioni di polizia giudiziaria, emergono. Un mondo dell’imprenditoria che per la prima volta decide di ribellarsi allo status quo, di fare affidamento sull’autorità giudiziaria e sullo Stato per trovare una vera strada di sviluppo, che non può prescindere dalla rimozione di certi modus operandi, la soggiacenza alle estorsioni. Finisce per danneggiare il libero mercato e l’imprenditoria». Lo Stato vuol fare la sua parte, ma anche gli imprenditori devono fare la loro. «È importante – ha concluso il prefetto – che il mondo produttivo si renda conto che c’è questa opportunità, lo Stato ha le risorse umane, professionali, ma anche finanziarie, per aiutare tutti gli imprenditori che decidono di affrancarsi dal giogo della criminalità». Che le risorse per difendere gli imprenditori che denunciano ci sono lo ha ribadito il questore Maurizio Vallone, che ha ricevuto rassicurazioni direttamente dal capo della Polizia. «È un segnale straordinario – ha commentato il questore – oggi siamo qui per parlare con imprenditori e sindacati, per far comprendere fino in fondo, ma già siamo molto avanti su questo piano, che si sta dalla stessa parte, che l’interesse dell’imprenditoria e l’interesse dei dipendenti che lavorano nell’impresa è quello di rifiutare lo status quo che c’era fino a poco tempo fa, di assoggettamento a logiche mafiose, alla ‘ndrangheta, e che soltanto in un mercato libero dal condizionamento mafioso ci può essere economia in crescita, occupazione, e far sì che i figli di questa terra non siano più costretti ad emigrare». 
Infine l’intervento del presidente dell’Ance, Francesco Siclari, oggi sotto scorta per avere denunciato gli estorsori. Siclari ha preso la parola raccontando la solitudine di chi torna a casa dopo essersi piegato alle richieste del racket e non può confidare nemmeno ai propri cari i problemi che lo affliggono: «Ho avuto la fortuna di trovare nei pm delle persone qualificatissime che mi hanno trasmesso quella fiducia che mancava. Oggi mi sento un uomo libero – ha concluso rivolgendo un appello ai colleghi – tirate fuori gli attributi, tornate liberi». (redazione@corrierecal.it)





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