‘Ndrangheta, confiscati beni per 7,5 milioni al clan Aquino

L’uomo, coinvolto nell’operazione “Crimine”, fu assolto dalla Corte d’appello nel 2015. Le indagini della guardia di finanza avrebbero dimostrato che il suo patrimonio è sproporzionato rispetto ai redditi. Sigilli a imprese, immobili e rapporti finanziari

REGGIO CALABRIA Un patrimonio del valore stimato in circa 7,5 milioni di euro è stato confiscato dai finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, coordinati della locale procura distrettuale antimafia, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale della città calabrese dello Stretto. I beni sono riconducibili a Nicola Rocco Aquino, 71 anni, originario di Marina di Gioiosa Ionica, indiziato di appartenenza alla cosca di ‘ndrangheta omonima. Il provvedimento è scaturito dall’operazione “Crimine”, condotta dal comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria e conclusa nel 2010 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 119 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, tra cui Aquino, indicato come appartenente all’omonima cosca di ‘ndrangheta e componente della “locale” di Marina di Gioiosa Ionica.
Il provvedimento restrittivo non fu eseguito in quanto Aquino si rese irreperibile. Fu emessa nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare nel mese di settembre 2010. L’uomo fu successivamente dichiarato latitante fino alla revoca della misura disposta nel corso del giudizio di appello.
Nel 2012, con sentenza di primo grado, il Gup presso il Tribunale di Reggio Calabria lo dichiarò colpevole dei reati contestati, con l’esclusione delle aggravanti, condannandolo alla pena di 12 anni di reclusione. Nel 2015, la Corte di Appello di Reggio Calabria lo assolse «per non aver commesso il fatto». Ne scaturì un’indagine ai fini dell’applicazione di una misura di prevenzione finalizzata all’individuazione del patrimonio riconducibile ad Aquino, a conclusione della quale il Tribunale di Reggio Calabria, nel 2018, con vari provvedimenti, ha disposto il sequestro dei beni.
Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza attraverso la ricostruzione e l’analisi delle transazioni economiche e finanziarie operate, negli ultimi quarant’anni, da Aquino e dai familiari, avrebbero consentito l’individuazione dei cospicui patrimoni dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alle entrate dichiarate ai fini delle imposte sui redditi. La confisca riguarda il patrimonio aziendale di diverse imprese, quote societarie, immobili e rapporti finanziari.





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