Il sì di Bombino alla candidatura: «Non è un atto ostile contro i partiti»

Nasce il comitato spontaneo BforReggio. Intanto da un mese è stato deciso di abbassare il livello di scorta per l’ex presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte: «Non ho mai nascosto la mia disponibilità a offrire un contributo alla mia città»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Per lui la fase 2 significherà riacquistare la libertà un po’ più degli altri. Dopo due anni di vita sotto scorta, il mese scorso la Prefettura ha deciso l’abbassamento del livello di tutela al professore Giuseppe Bombino, ex presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, che proprio in quella veste ha ricevuto lettere di minacce e buste con proiettili e che in questi giorni vede rilanciata a furor di popolo la sua già annunciata disponibilità a candidarsi a sindaco di Reggio Calabria.
IL COMITATO Da domenica scorsa è online la pagina Facebook BforReggio, nata su iniziativa di un Comitato di cittadini di Reggio Calabria, che ha ritenuto essenziale, in questo momento storico, creare un luogo virtuale di ascolto delle necessità e di confronto e dibattito su temi rilevanti.
«Obiettivo principale – si legge in una nota diffusa dal comitato – è quello di raccogliere idee e proposte per un progetto di rinascita e di sviluppo della “Città Mediterranea”, che possa restituire a Reggio la sua Bellezza, la sua Storia e la sua Dignità. La pagina ha ottenuto, in pochissime ore, uno straordinario riscontro in termini di partecipazione e visualizzazione dei contenuti, confermando l’esigenza da parte dei Reggini di avere un ruolo di cittadinanza attiva nelle scelte per il futuro della propria Città».
«Il Comitato – spiegano gli stessi attivisti – attraverso questa iniziativa, ha voluto offrire la possibilità di costituire, in modo partecipato e responsabile, una solida e valida alternativa per l’amministrazione comunale, appellandosi ai cittadini che per lealtà, competenza, passione, affidabilità e cuore, ritengano doveroso andare in soccorso alla Città. Per il ruolo di guida in questo percorso virtuoso il Comitato ha individuato Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea con importanti esperienze amministrative, voce autorevole della Città per competenza e capacità, cultura e coraggio, concretezza e creatività, integrità ed esperienza».
«La pluralità della partecipazione a BforReggio dimostra – secondo il comitato – come sia trasversale e allargato, al di là dell’appartenenza politica, culturale e professionale, l’interesse sulla figura di Giuseppe Bombino, come candidato alla carica di sindaco. Dal quadro che emerge, appare auspicabile un’attenta valutazione da parte delle forze politiche. L’appello di BforReggio è stato accolto da Bombino, che, con entusiasmo, ha dato la massima disponibilità, certo che “Reggio non possa più aspettare”. In questa direzione, il Comitato confida che, con l’ufficializzazione della candidatura da parte del professore Bombino, si possa lavorare concretamente alla realizzazione di un programma elettorale per le prossime elezioni comunali, includendo quanto emergerà nella pagina appena creata. E’ quantomai necessario attivarsi, mentre il mondo è in attesa, perché questa città, già fragile prima dell’emergenza sanitaria, rischia di non riuscire a rialzarsi a causa della conseguente crisi economica. La delicatezza di questo momento chiama la Politica seria e lungimirante a scendere in campo per essere concreta come mai prima d’ora, fuori dagli schemi stantii di interessi e di tradimenti, operando con massima trasparenza e assoluta integrità».
I PARTITI DEL CENTRODESTRA A fronte di un generale sentimento di stima nei suoi confronti, Bombino non gode ancora dell’appoggio dei partiti di centrodestra, che avrebbero in lui il candidato perfetto da contrapporre a Falcomatà. Il sindaco uscente è appoggiato dal Partito Democratico, come lo stesso segretario nazionale Nicola Zingaretti ha promesso a Reggio Calabria in occasione del comizio di chiusura della campagna elettorale delle regionali. Per cui se da un lato i giochi sono fatti, è nello schieramento di centrodestra che ancora manca il candidato alla guida della città (e della Città metropolitana).
Scegliendo Bombino, da un lato i partiti del centrodestra potrebbero convergere su una candidatura di coalizione e non di partito, dall’altro avrebbero tra le mani un jolly da giocare anche nei confronti dell’elettorato di centrosinistra scontento dell’amministrazione Falcomatà. Proprio in quanto autonomo e non schierato, infatti, Bombino potrebbe toccare i cuori anche di quei reggini che non possono essere considerati di centrodestra ma che non vedrebbero di buon occhio nemmeno altri cinque anni di amministrazione Falcomatà. Dal canto loro i partiti di centrodestra, finora impegnati prima nella competizione regionale, poi nella lunga fase di avvio della giunta Santelli e della legislatura regionale, sembrano snobbare la corsa alla conquista di Palazzo San Giorgio tanto che lo slittamento della data delle elezioni comunali sembra che paradossalmente possa danneggiare Falcomatà, anziché avvantaggiarlo.
Tra i detrattori di Bombino, pochi, c’è chi non gli perdona di essere stato il primo firmatario del manifesto contro lo scioglimento del Comune, bollandolo come uno “scopellitiano” doc. Un giudizio politico che non tiene conto, invero, dell’assoluta autonomia con cui ha dato prova di gestire l’Ente che ha guidato per 5 anni, dal 2013 al 2018. Se è un fatto che ha firmato il manifesto, è un fatto anche che sia andato in Procura a riferire dei tentativi di ingerenza nell’amministrazione del Parco d’Aspromonte.
L’INTERVISTA Sono tante le parole che il comitato ha messo in quella B del nome: benefici, bisogni, bene comune, buongoverno, buonsenso, bellezza, benessere, bandiera. Tra queste anche la parola inglese “before”, ovvero “Prima di Reggio, a Sud, c’è il Mediterraneo”. Abbiamo contattato telefonicamente Bombino al quale abbiamo chiesto qual è il “prima” a cui Reggio deve guardare.
Nel recente passato della città ci sono le fioriere dello scandalo, la Primavera di Italo Falcomatà, il “modello Reggio” di Scopelliti, prima osannato e poi condannato, la vergogna dello scioglimento del Comune per contiguità mafiose, la Svolta di Falcomatà junior. Forse non è il caso che, anziché guardare indietro, Reggio guardi solo al futuro?
«Il prima di Reggio ha un tempo molto lungo, non è il tempo breve che interessa a me. Il prima di Reggio significa ritornare agli attestati che ha la nostra città, il futuro di oggi è nel ritratto del passato, prima di Reggio c’è il Mediterraneo, dove è nata la cultura, la civiltà, il pensiero. Tornare al Mediterraneo e alle prospettive che questo bacino offre è un progetto, l’intermodalità, la città metropolitana e la città dello Stretto, la conurbazione tra Reggio e Messina. Quel Mediterraneo che viene prima della penisola ma che con Reggio diventa spazio e riferimento, significa non tornare ai tempi di Italo Falcomatà o Scopelliti, ma a un tempo che ci viene suggerito dai millenni, dal ruolo che Reggio ha avuto nel Mediterraneo e nell’area dello Stretto».
Non si era già candidato?
«Sono estraneo alla nascita di questo comitato, che è diventato un fenomeno sui social. Ho piacere del fatto che questo comitato spontaneo sia nato per impulso di alcune persone, molte le conosco molto bene, una di queste è Chiara Parisi che ha lavorato per 5 anni con me nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, con cui abbiamo condiviso un’esperienza molto fruttuosa. Il comitato mi ha invitato a guidare questo gruppo di idee per Reggio e io ho aderito al comitato coi sentimenti che non ho mai nascosto. Della mia disponibilità a offrire un contributo alla mia città ne ho sempre parlato, non sta nascendo oggi, per cui sollecitato dal comitato ho inteso aderirvi. Qualcuno ha già tradotto l’adesione al gruppo con una candidatura. Qualche deriva un po’ maligna, come se fosse l’ennesima autocandidatura, ma io non ho mai nascosto la mia disponibilità».
A proposito del Parco, Leo Autelitano è di nuovo presidente, lei era arrivato alla guida del Parco dopo i cinque anni di Autelitano e un breve periodo di commissariamento, che Parco le aveva lasciato Autelitano?
«Un Parco che manifestava un grande fabbisogno di proiezione all’esterno, di essere raccontato fuori e di poter esportare la sua vera connotazione, in un dialogo che doveva superare i confini regionali e doveva proiettarsi in un contesto ben più ampio, cosa che poi ho cercato di fare».
Come giudica la sua ri-nomina?
«Attendo di capire quale visione vuole consegnare a un territorio che si è anche inserito in un circuito internazionale (carta europea per il turismo sostenibile, candidatura planetaria a Global Geopark Unesco) e quindi sono certo che lui voglia continuare queste visioni per essere presenti in un dibattito internazionale con la centralità e il valore che il Parco merito. Ancora è troppo presto per poter giudicare che tipo di politica ha in mente per il Parco nazionale ed evidenzio che la sua presenza non è una novità».
La sua disponibilità, o candidatura, è un atto di sfida alla politica?
«Non è un atto ostile nei confronti dei partiti per i quali nutro grande considerazione, però il cammino dei partiti non può sopravanzare gli interessi della mia città e se i partiti ad oggi sono silenti, immobili, affetti da una strana letargia, non posso avere un rispetto maggiore dei partiti rispetto a quello che avrei per la mia città». (redazione@corrierecal.it)





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