L’urlo degli “invisibili” da Reggio a Foggia: «Nelle campagne mancano i diritti, non le braccia» – FOTO

Migliaia di braccianti e lavoratori in sciopero in tutto il Paese. A Reggio una delegazione di 40 persone si riunisce in Piazza Italia per chiedere «una vera regolarizzazione» e raccontare la sofferenza delle loro vite. All’urlo di Soumahoro («Scioperiamo per sfidare la politica del cinismo disumano») fa eco quello della Piana di Gioia Tauro: «Gli esseri umani sono più importanti di melanzane e zucchine»


di Francesco Donnici
REGGIO CALABRIA «Si è detto che nelle campagne mancano le braccia, ma questo fiume di esseri umani è la dimostrazione che a mancare nelle campagne sono i diritti, non le braccia». L’urlo di Aboubakar Soumahoro a Foggia è tanto forte da propagarsi in tutto il resto del paese: oggi è «lo sciopero degli “invisibili”».
Migliaia di braccianti dalle campagne Piemontesi, passando per le comunità Sick a Latina e in Emilia Romagna fino alla Piana di Gioia Tauro, scelgono di «incrociare le braccia» e fermare la raccolta per testimoniare al mondo la loro presenza, la loro importanza e le mancanze alle quali sono costretti a sopperire.
In Piazza Italia, a Reggio Calabria, c’era una delegazione di circa 40 lavoratori da tutta la regione, accompagnati da Usb e dalle altre associazioni e circoli che ogni giorno chiedono insieme a loro «quei diritti previdenziali che vengono ingiustamente negati».
Avrebbero voluto esserci tutti. L’intera comunità della tendopoli di San Ferdinando e degli altri insediamenti oggi era lì. Non fisicamente, anche per via delle restrizioni legate all’emergenza ancora in corso, ma con lo spirito: «Documenti per tutti, sfruttamento per nessuno» era la comune richiesta.
LA MANIFESTAZIONE Insieme a loro tantissimi piccoli produttori e consumatori unitisi al corteo che ha condotto dalla piazza alla prefettura. Ce lo racconta Ruggero Marra di “Csc Nuvola Rossa” e Usb: «Un momento importante. Chiunque abbia partecipato ha dimostrato grande attenzione e sensibilità ai temi. Abbiamo lasciato davanti alle porte della prefettura delle cassette di frutta e verdura. Il nostro obiettivo, oggi, non era entrare lì, ma richiamare l’attenzione del Governo perché, soprattutto dopo oggi, possa prendere atto dei numeri di questi “invisibili”».
Non soltanto lavoratori del settore agricolo, ma anche della ristorazione, dell’edilizia, della logistica da anni in Italia eppure del tutto esclusi dall’ultima misura oggi contenuta all’articolo 103 del Decreto “Rilancio”. Il loro è il racconto di una vita in perenne precarietà: «Affittiamo le case, paghiamo le tasse, ma i nostri permessi provvisori e i ricorsi in atto da anni non ci permettono di programmare una vita oltre la scadenza dei sei mesi». Sono questi, ad esempio, i tanti richiedenti asilo che si sono visti respingere le domande di soggiorno una volta approdati in Italia, rimanendo così bloccati in un limbo giudiziario fatto di tempi interminabili e continui rinvii.
Oggi è quindi l’inizio di un percorso più ampio «che non è fatto solo di lavoratori stranieri – continua Marra – perché c’è un movimento che si batte anche per la tutela dei diritti dei piccoli produttori o dei consumatori che chiedono di sapere come quel cibo arriva sulle proprie tavole; come i padroni del cibo gestiscono tutta la filiera agroalimentare».
LE RICHIESTE L’aspirazione è quella di una regolamentazione di tutto il settore «con l’auspicio che il Governo riveda questo provvedimento e faccia una vera regolarizzazione».
Marra, quale portavoce dell’Unione sindacale di base, che come tante realtà si sta impegnando su questo fronte, rimarca prima di tutto come «siano importanti gli esseri umani. Questo Governo ha dimostrato che tiene più allo stato di salute delle zucchine e delle melanzane che a quello di persone costrette, in un periodo di pandemia, a vivere e lavorare senza protezioni, tessera sanitaria o un medico di base». A queste parole fanno eco quelle di Soumahoro da Foggia, secondo cui «a mancare è la considerazione per i braccianti – indipendentemente dal colore della pelle e della provenienza – ai quali da tanti anni vengono sottratti i diritti previdenziali». «Si è detto che nelle campagne c’è una mancanza di manodopera, ma è una bugia: questo sciopero è per sfidare la politica del cinismo disumano».
Non una reazione istintiva, ma una constatazione di fatto: «Leggendo il provvedimento del Governo – dice sempre Marra – ci siamo resi conto che non venivano regolarizzati gli esseri umani. Sui territori abbiamo incontrato una stragrande maggioranza di persone che si sono sentite prese in giro per l’ennesima volta. Questa regolarizzazione è un regalo ai padroni del cibo in difficoltà in questo periodo».
«LA GENTE È STANCA» Tante sono state anche le testimonianze di persone che lasciavano trasparire soprattutto la disumanità delle loro condizioni di vita. «Venite a vedere come viviamo, in che condizioni» dicevano in molti, per rendere l’idea dello stato dei fatti. «Sono persone che lavorano eppure vengono trattate come criminali quando non vengono ignorate» dice Marra che in ultimo rivolge un appello anche agli altri sindacati e realtà: «Se i lavoratori sono i primi a dire che a loro non sta bene un provvedimento come questa regolarizzazione, allora dobbiamo provare ad andare tutti nella stessa direzione se vogliamo difendere i diritti delle persone». (redazione@corrierecal)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto