«Bruciata dal mio ex, ho paura che esca dal carcere e mi ammazzi. Voglio risposte dallo Stato»

Maria Antonietta Rositani svela le proprie angosce per le denunce inascoltate. E ha “paura” del processo: «Racconterà le solite barzellette, non si è mai pentito»

REGGIO CALABRIA «Non è facile togliersi le paure. La mia paura è che Ciro Russo, il mio ex marito, viene condannato a pochi anni, esce dal carcere e mi ammazza. Oppure che mi manda qualcuno in ospedale».
Maria Antonietta Rositani è ricoverata in ospedale da 14 mesi. Per un anno è rimasta a Bari, dalla fine di marzo è tornata nella sua città, Reggio Calabria. Al Messaggero racconta di aver subìto più di venti interventi «e sarà ancora lunga». E che i «dolori sono ancora forti, bisogna accettarli, Le ferite sulle gambe non si sono chiuse e dopo tanti mesi a letto devo imparare di nuovo a stare in piedi. Non so come ce l’ho fatta a superare questo calvario». È iniziata il 12 marzo 2019. Ciro è evaso dai domiciliari a Ercolano, era stato condannato dal tribunale di Reggio Calabria a 3 anni e 2 mesi per le violenze contro Maria Antonietta e sua figlia.
Il racconto di quel giorno fa ancora male: «Quella mattina ha rubato la macchina al padre, ha comprato 5 bottiglie di benzina ed è venuto sotto casa mia, a Reggio. Sono uscita ad accompagnare i miei figli a scuola, lui ha cominciato a telefonarmi e offendermi. Mi ha seguita e alle 8,45 in via Frangipane, mi ha speronato. Mi ha stretto al muro e ha dato fuoco alla macchina. Quando ho visto le fiamme dal radiatore, mi sono fatta coraggio e sono uscita dal lato del passeggero, dove c’era lui. Mi ha versato la benzina addosso. Mentre bruciavo ho chiamato la polizia: venite, mio marito mi sta ammazzando. Se avessero ascoltato mio suocero che alle 8,05 di quella mattina ha denunciato ai carabinieri di Ercolano l’evasione di Ciro non sarei qui. Lui li aveva avvisati: mio figlio è scappato per andare dalla moglie, le farà del male. E questa era la quarta denuncia. Bastava una telefonata a Reggio per fermarlo».
La prima denuncia, dopo uno schiaffo dalla bambina, «è rimasta nel cassetto. Il 5 gennaio 2018 mi ha di nuovo picchiata. Annie ha chiamato mio fratello Danilo: papà, sta ammazzando mamma. Quando è arrivata la polizia, io ero sul letto e lui mi menava. Lo hanno arrestato e poi rilasciato con un’ordinanza di restrizione: non poteva avvicinarsi a casa. Ma lui non l’ha mai rispettato il divieto. Così lo hanno messo ai domiciliari, ad Ercolano. Ha continuato a telefonare, a scrivere messaggi su whatsapp, a perseguitarmi anche su Facebook. L’ho denunciato altre due volte. La quarta è stata quella di mio suocero».
Ora Maria Antonietta ripensa con angoscia alle denunce inascoltate e chiede una risposta allo stato. E poi ha paura di come potrebbe andare il processo. «Racconterà le solite barzellette: che non voleva ammazzarmi, ma solo spaventarmi, che l’ha fatto perché non accettava di essere stato lasciato. E mi brucia viva solo per spaventarmi? Non si è mai pentito. Io ho fiducia nella giustizia ma si deve assicurare alle donne che subiscono violenza, la tranquillità, bisogna dare a loro la forza per denunciare proteggendole. Non possono vivere con il pensiero che quello esce dal carcere e le ammazza. Il mi sento fortunata ad essere ancora viva».





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