Santelli pronta al dialogo sulla sanità: «Troviamo insieme un modello, le mie porte sempre aperte»

L’intervento finale della presidente dopo il dibattito sulle linee programmatiche. «Vogliamo uscire dal commissariamento e cancellare il Decreto Calabria, che è stato uno schiaffo inaccettabile. Non capisco le difese della vecchia maggioranza: non ho attaccato nessuno»

REGGIO CALABRIA La presidente della giunta regionale promuove, nell’intervento che chiude la discussione sulle linee programmatiche, il dibattito del consiglio regionale. Lo definisce «molto costruttivo e con toni seri, e questo può essere un vanto per l’intero Consiglio e tutti i calabresi». Poi riflette sulla difficoltà del momento («non sappiamo cosa arriverà»), ma fa «professione di ottimismo perché dalla crisi può emergere il bene della calabria».
Alle accuse di «dirigismo» risponde che «c’è stato un momento particolare, in cui inevitabilmente il presidente si è trovato più esposto, ma questo è stato determinato dalla situazione: il potere di ordinanza è tale in quanto è immediato, non può avere i tempi della dialettica. Tutti ci siamo trovati in una condizione diversa: è successo al governo e alle Regioni. Non si poteva discutere e convocare un Consiglio regionale quando ci siamo trovati davanti al secondo esodo. Lo dico perché credo moltissimo nella dialettica tra maggioranza e opposizione e nel rispetto dei diversi ruoli».
Il suo programma, sostiene, «è condivisibile o no, ma non si può dire che non c’è visione». Ciò che non ha capito «è la difesa d’ufficio della vecchia maggioranza, perché io non ho attaccato nessuno, avrei potuto farlo ma ho parlato solo di eredità di anni. Penso che come in tutte le legislature siano state fatte cose positive e negative, ovviamente vanno valorizzate quelle positive e cancellate le negative, ma non ho attaccato né il governo nazionale né quello precedente regionale perché penso che sia cambiato il clima. Purtroppo ci portiamo dietro dei problemi da tanti anni». Altro passaggio che ho trovato «brutto» è «il riferimento a conflitti di interesse nella maggioranza, a un episodio di una Rsa che forse non si conosce nei fatti. Nessuna attività di nessun tipo è stata fatta da questa maggioranza e da me» (il riferimento è ai casi di Covid a Villa Torano).
Per Santelli «ci sono temi che dobbiamo affrontare insieme: non si può parlare di riforme della sanità a colpi di maggioranza, dobbiamo capire qual è il modello che dobbiamo individuare. Ha ragione Guccione quando dice che questa pandemia ha messo in evidenza un cambio di paradigma nelle politiche sanitarie, ci si è resi conto della necessità di una medicina territoriale che per tanti anni è stata Cenerentola della sanità. Aggiunto poi un altro elemento: do atto al ministro Speranza di averlo fatto in tempi non sospetti, passando da un concetto solo ragionieristico della sanità a un aspetto legato alla salute, mi aspetto atti conseguenti ma non ho motivo di dubitare di queste parole dette da ministro alla Conferenza Regioni».
L’obiettivo, in sanità, è quello di «uscire dal commissariamento. Certo che lo vogliamo – spiega la presidente – ho detto solo che non faccio la guerra ai commissari: finché ci sono, lavoriamo insieme. Il Tavolo Adduce ci ha restituito 250 milioni, è una buona notizia e spero che come Calabria riusciamo a uscire da una doppia vergogna, il commissariamento e il Decreto Calabria, che è stato uno schiaffo, un pregiudizio. È inaccettabile che tutti si possano occupare di salute in Calabria tranne i calabresi, mi auguro che il governo faccia cadere questo decreto, ne faccia carta straccia, e ciascuno possa prendersi le sue responsabilità. La catena di comando è infatti incomprensibile, non ho modo di discutere con commissari nominati dal governo: non si può continuare così».
Santelli vuole «un dibattito sanitario su un progetto di sanità che vogliamo, partendo dai territori. E dalla fiducia: dobbiamo chiederci perché c’è una grande migrazione sanitaria. Abbiamo noi il compito di seguire queste vicende e di ridare ai calabresi fiducia. La fiducia è a specchio». Riguardo ai confini tra pubblico e privato, la governatrice spiega di non avere «particolare amore per il dibattito tra sanità pubblica e privata, penso che sia dovere tutelare la sanità pubblico con l’intervento dei dei privati accreditati». Riguardo alla programmazione dei fondi comunitari, la presidente sottolinea che si deve «puntare non sulla spesa ma sulla qualità». E poi ribadisce: «Io credo fortemente che nel dibattito e nella dialettica escono le soluzioni migliori. Dico sempre che le strade possono essere diverse ma se convergiamo nell’obiettivo, le soluzioni arrivano. La disponibilità c’è tutta. Io forse sono parca nel dare gli appuntamenti – conclude –, ma se venite al decimo piano le porte sono tutte aperte, le mie porte sono sempre aperte». (c. ant.)





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